lusso

Fendi punta sulla manifattura in Toscana e nelle Marche

di Chiara Beghelli


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3' di lettura

La prima da sinistra delle 28 statue poste alla base del Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur, sede di Fendi, rappresenta l’artigianato. Una metafora perfetta per ribadire quanto il lavoro delle mani sia fondamentale per erigere palazzi e aziende. Sono i maestri artigiani del marchio romano che hanno dato vita alle 54 creazioni della nuova collezione couture di Fendi, presentata ieri fra le antiche rovine del Tempio di Venere e Roma, edificio del II secolo che era il più grande e spettacolare della città antica, dedicato alle sue divinità natali: “Dawn of Romanity”, l’alba della romanità, è infatti il titolo della collezione disegnata da Silvia Venturini Fendi, la prima senza Karl Lagerfeld.

«Mi ha insegnato a celare le emozioni, a non essere nostalgica», ha dichiarato la direttrice creativa del marchio presentando i suoi abiti. In realtà la collezione è permeata di passato: i look sono 54 come gli anni di collaborazione fra Lagerfeld e Fendi e sono nati rielaborando capi dell’archivio della maison, soprattutto quelli degli anni Settanta, il decennio in cui Lagerfeld iniziò a trasformare in globale un marchio di famiglia. E gli abiti stessi sono un omaggio ai motivi di Roma, i suoi marmi, i pavimenti cosmateschi, i mosaici. Eppure è il senso del futuro, dell’innovazione, a prevalere. E l’alta artigianalità che ha realizzato la collezione evoca una creazione perenne, movimenti di mani e di menti, più che un approccio conservativo, quasi museale, al saper fare. Per questo Fendi ha appena lanciato con il programma Ime di Lvmh, dedicato alla formazione dei nuovi artigiani del lusso, un corso di sartoria all’Accademia Massoli di Casperia, in provincia di Rieti, con cui collabora dal 1982. «L’Italia ha bisogno di nuovi artigiani, almeno 236mila nei prossimi cinque anni, secondo le stime Altagamma - sottolinea Serge Brunschwig, ceo e presidente Fendi da un anno e mezzo, nella sede dell’Eur -. Il nostro corso inizierà a ottobre, durerà due anni, sarà gratuito e aperto a 8 studenti. Non risolverà certo questo problema, ma darà un importante contributo».

Le aziende del lusso stanno investendo molto per assicurarsi nuovi artigiani. Le istituzioni italiane sono altrettanto impegnate?

Questi lavori di qualità sono un’opportunità straordinaria per lanciare l’occupazione. Da parte nostra faremo di tutto per convincere di questo Stato e Regioni. Spero che saranno ricettivi e che ci sosterremo a vicenda.

I nuovi artigiani hanno bisogno di nuove manifatture, come quella che state per aprire a Bagno a Ripoli, in Toscana.

Credo che la inaugureremo a inizio 2021. Darà lavoro a 500 persone. E probabilmente amplieremo anche lo stabilimento calzaturiero di Porto San Giorgio, nelle Marche, perché il segmento si sta sviluppando molto velocemente. Estenderemo di certo la nostra presenza in Italia perché dobbiamo far fronte all’aumento della domanda di Fendi nel mondo.

Un anno fa la collezione “Fourrure” ha cambiato nome in “Couture”. Come sta andando questo segmento?

Era importante dare il nome giusto a ciò che stavamo già facendo. Abbiamo un potenziale importante da sviluppare in questo business, che è anche un laboratorio di ricerca e innovazione, per soddisfare una clientela sempre più sofisticata.

Come sta proseguendo quest’anno, iniziato purtroppo con la morte di Lagerfeld?

Sono molto felice dell’atmosfera che c’è oggi in azienda: siamo molto legati, c’è una squadra motivata a far proseguire la sua storia.

Fendi, una sfilata couture come omaggio a Roma e a Karl Lagerfeld

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Per “Dawn of Romanity” avete annunciato il finanziamento del restauro del Tempio di Venere e Roma con 2,5 milioni, che porta a 5,5 il vostro contributo al patrimonio storico e artistico della Capitale dal 2013 a oggi. Per i marchi romani della moda e del lusso è un dovere morale contribuire alla bellezza della loro città?

Certamente. Ma il primo dovere è dare lavoro e ispirazioni a chi vive in questa città. E proprio questo è l’obiettivo del nostro nuovo progetto con l’Accademia Massoli.

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