Siderurgia

Feralpi investe 100 milioni per il fotovoltaico in Italia. Pasini: interesse per la Borsa

L'obiettivo finale è ridurre le emissioni di CO2 di 85mila tonnellate all'anno. Nei primi sei mesi 2021 ricavi in crescita del 56,9%, produzione oltre i livelli 2019

di Matteo Meneghello

3' di lettura

Il gruppo Feralpi prova ad anticipare gli obiettivi di decarbonizzazione chiesti dall’Ue entro il 2050 (lo step intermedio al 2030 è una riduzione delle emissioni del 55%) e fissa l’obiettivo di portare al 20%, in 5 anni, la quota di rinnovabili del proprio fabbisogno energetico, investendo allo scopo 100 milioni di euro. Il gruppo ha presentato ieri a Made in steel un piano per raggiungere una potenza installata di un centinaio di megawatt, riducendo le emissioni di CO2 di circa 85mila tonnellate l’anno a progetto concluso. L’investimento (il gruppo punta a investire direttamente in impianti fotovoltaici e il dialogo con alcuni partner italiani è già stato avviato) avrà anche un impatto economico positivo grazie ad un costo dell’energia elettrica competitivo rispetto ai valori di mercato. «La cronaca di questi giorni, con il prezzo dell’energia alle stelle in tutta Europa - spiega il presidente del gruppo siderurgico bresciano Giuseppe Pasini - rende evidente che la questione delle fonti di approvvigionamento sarà cruciale nel futuro. Le aziende devono fare la loro parte, ma non basta: anche se raggiungeremo l’obiettivo che ci siamo posti oggi, dovremo ancora dipendere a lungo da altre fonti e se non ci sarà una gestione europea della transizione, al 2030 rischiamo di non arrivarci».

Il gruppo - rivela Pasini - è già stato costretto, negli ultimi giorni, ad arrestare gli impianti. «Nei momenti di punta della giornata qualche fermata è stata fatta - spiega Pasini -, a queste condizioni è meglio rallentare. Nulla di drammatico; questa situazione inevitabilmente peserà sui conti, anche se l’andamento del mercato fino a oggi è tale da permetterci di assorbire il colpo. Siamo però preoccupati per l’anno prossimo».

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Il gruppo Feralpi ha chiuso i primi otto mesi con una produzione superiore ai livelli pre-Covid. La crescita è stata del 7% rispetto allo stesso periodo del 2019 raggiungendo quota 1,73 milioni di tonnellate. Nei primi sei mesi del 2021 i ricavi sono cresciuti del 56,9% rispetto al corrispondente periodo del 2020, a quota 879 milioni di euro. Avere investito in passato sull’integrazione a valle con le lavorazioni a freddo dell’acciaio, destinate alle grandi opere e infrastrutture, ha rafforzato ulteriormente Feralpi nel core business degli acciai per l’edilizia: nei primi otto mesi Presider (società specializzata nella prelavorazione dell’acciaio prodotto dalle acciaierie del gruppo) ha incrementato i volumi di vendita del 27,4%. Al tempo stesso, si registrano performance in miglioramento anche per la business unit specialties grazie alla sinergia industriale tra Acciaierie di Calvisano e Caleotto che segnano rispettivamente, volumi di vendita in aumento del 22,1% e del 49,6% (rispetto ai primi otto mesi del 2019).

Per il futuro, Giuseppe Pasini non fa mistero di avere ambizioni di crescita: «Guardiamo con curiosità e attenzione alla Borsa - ha detto, sollecitato dai giornalisti -, ma la quotazione non è una passeggiata di salute, non è solo un percorso di crescita attraverso una leva finanziaria alternativa a quelle tradizionali, ma significa fare un salto culturale tutti insieme, come azionisti, proprietà, manager e organizzazione. Una Ipo deve essere preceduta da un percorso virtuoso con stabilità di risultati». A questo proposito, il nuovo piano di investimenti del gruppo prevede una spesa di 300 milioni di euro equamente divisa tra Germania (dove Feralpi possiede un’unità produttiva «gemella») e Italia. In Germania, in particolare, «aumenteremo la capacità produttiva - spiega Pasini - con una linea di laminazione nei rotoli che ci permetterà di ampliare ulteriormente la gamma». Sfumata infine, come ha confermato il presidente di Federacciai, Alessandro Banzato, l’iniziativa che Feralpi e altri soggetti italiani avevano studiato per sbloccare l’impasse di Piombino. «Ho partecipato a questa ipotesi di studio - spiega il presidente -, ma la soluzione prospettata, con impianto di preriduzione e revamping di alcuni laminatoi, si scontrava con le aspettative del territorio, che reclama il ritorno alla produzione».

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