lavoro domestico

Ferie non retribuite e orario extra, spetta alla colf fornire la prova

di Silvia Marzialetti

2' di lettura

È onere della colf dimostrare, se vuole passare all’incasso, di aver accumulato un tesoretto di ferie non godute e ore di lavoro extra. In caso contrario, nulla è dovuto. E così la Cassazione (sentenza 20111 del 16 agosto 2017) boccia il ricorso di una donna impiegata come colf e badante presso una famiglia romana dal 1997, licenziata nel 2007, dopo un mese di assenza dal lavoro.

Nodo del contendere è la richiesta di versamento - da parte della lavoratrice - dei contributi previdenziali, delle differenze retributive, dell’indennità di preavviso e di ferie non godute - a suo dire - maturate.

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La donna lamenta, infatti, di aver svolto nel corso degli anni un orario di lavoro settimanale continuativamente superiore rispetto alle 25 ore indicate nel contratto, di aver coperto festivi e domeniche per provvedere alle esigenze della madre anziana del datore di lavoro, bisognosa di un’assistenza continua.

La sentenza

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Tutto da dimostrare, secondo la Corte di appello, che smonta punto per punto le richieste della lavoratrice, appellandosi alla «mancata prova». Nessuna traccia di un orario superiore alle 25 pattuite, o di aver lavorato durante giornate festive o domenicali, o di aver “coperto” l’anziana signora, dal momento che neanche «la gravità delle condizioni di salute della donna è mai stata dimostrata».

E così anche per il mancato godimento delle ferie, dal momento che sarebbe spettato alla lavoratrice fornire una prova al riguardo. Ugualmente infondati sono - secondo la Corte di appello - i motivi di appello relativi al mancato pagamento del lavoro notturno e del mancato pagamento dell’indennità sostitutiva del preavviso.

Dello stesso avviso la Cassazione, che ha definito inammissibile il ricorso della donna, bocciando tutti e quattro i motivi. Nell’ultimo, in particolare, la donna accusava la Corte di appello di non aver compiutamente riportato le testimonianze complete dei teste. Ma nella sentenza depositata ieri i giudici tornano sulle competenze del giudice di legittimità, ricordando che non spetta a lui il potere di riesaminare e valutare autonomamente il merito della causa, bensì quello di controllare, sotto il profilo logico, formale e della correttezza giuridica, l’esame compiuto dal giudice di merito.

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