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Ferragamo al rilancio, vendita esclusa. Parla l’imprenditore

di Alessandro Graziani

(REUTERS)

4' di lettura

«Il gruppo Ferragamo non è mai stato, non è e non sarà in vendita. E sia chiaro che non è un problema di prezzo: non vendiamo né a 1 né a 10. Su questo c’è pieno accordo in tutta la famiglia». Dalla storica sede di Palazzo Spini Feroni nel cuore di Firenze, alla vigilia dell’assemblea dei soci di oggi, il presidente e ad a interim Ferruccio Ferragamo descrive con serenità in questa intervista con Il Sole 24 Ore i propositi di rilancio di uno dei marchi del lusso più noti al mondo. L’imprenditore appare poco disturbato dall’eco che dai media internazionali ha dato voce alla spinta (interessata?) delle grandi banche d’affari globali per un operazione di m&a che coinvolga Salvatore Ferragamo . Rumors più volte smentiti, ma collegati all’oggettiva flessione dei ricavi e della redditività del gruppo negli ultimi mesi e all’uscita dal vertice della società dopo soli 18 mesi dell'amministratore delegato Eraldo Poletto. «Un bravo manager, su cui avevamo puntato per l’esperienza nel retail e nel marketing - spiega Ferragamo - ma con cui è sopraggiunta una diversità di vedute strategiche. Ne abbiamo preso atto e ci siamo lasciati in buoni rapporti». E per la successione come intendete procedere? «La priorità è di riorganizzare in profondità la struttura manageriale, valorizzando le molte risorse interne capaci e integrandole, se servirà, con manager esterni. Dall’interno di questa struttura “revisionata” sceglieremo possibilmente il nuovo amministratore delegato. E proprio per gestire questa transizione - precisa Ferragamo - ho assunto ad interim la funzione di capoazienda». Sì, ma il mercato si chiede quanto durerà il suo interim. «Per il tempo che servirà. L’essenziale non è fare presto, ma fare bene. Fatta la scelta, tornerò con piacere al ruolo di presidente e azionista insieme alla nostra famiglia».

Per capire il modo di pensare dei Ferragamo, bisogna proiettare nel futuro la storia di una grande impresa familiare che - con la crescita negli anni dell’impresa e della famiglia - si è data delle regole precise ben prima della quotazione in Borsa avvenuta nel 2011. «Fin da quando eravamo giovani, i miei genitori ci hanno insegnato che se compravamo le scarpe nei nostri negozi le dovevamo pagare. È solo un esempio del filtro che è stato creato da sempre tra famiglia e azienda, - spiega Ferragamo - abbiamo sempre tutti convenuto che in azienda si entra per qualifiche e non per parentela. In famiglia siamo tutti parenti, in azienda siamo manager o dipendenti. La regola può apparire rigida, ma così si tutela l’impresa e anche l’armonia della famiglia».

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La Ferragamo è stata fondata nel 1927 dal padre Salvatore, scomparso nel 1960 e sostituito al vertice dalla moglie Wanda Miletti, oggi 96enne, che ha svolto un grande lavoro con un ruolo determinante per lo sviluppo e che è tuttora presente e decisiva in molte scelte dell’azienda e della famiglia. L’azienda fiorentina è uno degli esempi meglio riusciti di impresa italiana a controllo familiare. Lo sguardo, anche dopo la quotazione in Borsa del 2011, non è mai stato di breve termine («raramente controllo le quotazioni del titolo in Borsa più di una volta alla settimana», commenta Ferruccio Ferragamo) ma volto alla crescita del gruppo e alla creazione di valore nel medio lungo termine.

«Le imprese familiari ben gestite hanno il vantaggio di ragionare oltrechè con il portafoglio anche con il cuore. E talvolta questo è uno sbaglio». Il vero salto culturale avviene quando la famiglia decide di lasciare la guida dell'azienda e fare spazio ai manager. « Da noi è avvenuto nel 2006, quando ci stavamo preparando alla quotazione in Borsa e all’apertura del capitale al mercato. La scelta di Michele Norsa come amministratore delegato, che è stato con noi oltre 10 anni, è stata corretta e ha prodotto risultati. Devo dire sinceramente che, soprattutto agli inizi, in alcuni casi mi sono dovuto sforzare di non intervenire e di lasciare spazio al manager. Ma oggi posso dire che, se potessi tornare indietro, la scelta di affidare la guida dell’azienda a un manager esterno la rifarei anche prima».

Al futuro manager spetterà il difficile compito di traghettare l'azienda nel futuro mantenendo la tradizione di un brand che ha in Firenze, e quindi nella cultura del bello, la propria forza. «Il futuro anche nel nostro settore deve tenere sempre più conto delle vendite online, su cui ammetto che forse siamo un po’ in ritardo rispetto ad alcuni concorrenti ma stiamo intervenendo per migliorarci. I nostri negozi, diretti e indiretti, resteranno fondamentali anche nella futura strategia di distribuzione che, necessariamente, dovrà evolversi». Tra Firenze e la Toscana, dove viene effettuata metà della produzione globale della società, il gruppo ha quasi mille dipendenti diretti senza contare l'indotto. Firenze deve ringraziare Ferragamo? «Siamo noi a essere sempre in debito con Firenze. Senza questa città meravigliosa, Ferragamo non sarebbe potuta esistere».

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