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Ferragamo in rosso, analisti tagliano i target di prezzo dopo warning coronavirus

Pesano i numeri sulle vendite dei primi mesi del 2020: dopo il buon avvio di gennaio lo stop a febbraio con la diffusione del virus. In linea con le attese i numeri del 2019

di Eleonora Micheli

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(REUTERS)

Pesano i numeri sulle vendite dei primi mesi del 2020: dopo il buon avvio di gennaio lo stop a febbraio con la diffusione del virus. In linea con le attese i numeri del 2019


3' di lettura

Ferragamo debole a Piazza Affari dopo la diffusione dei conti del 2019, ma soprattutto dopo l’allarme lanciato sulle vendite nei primi mesi del 2020. I titoli, in avvio, non sono riusciti a fare prezzo, poi sono entrati in contrattazione e sono in forte ribasso. I numeri del 2019, archiviati con un utile netto di 91,4 milioni (+3,4%), sono risultati in linea con le aspettative della maggior parte degli analisti.

Gli effetti del coronavirus sui primi mesi dell'anno
Nel corso della conference call sono state tuttavia date indicazioni estremamente allarmanti: anche se l’anno era iniziato bene soprattutto in Cina, Corea ed Europa, da febbraio a causa del coronavirus si è tutto fermato. In Cina le vendite hanno subito un calo di oltre l’80%, dopo la diffusione del Covid-19. Nella Repubblica Popolare Ferragamo ha inizialmente chiuso due terzi dei propri negozi. Oggi, però, solamente il 15% della rete vendite cinese rimane con le saracinesche abbassate. La società sta iniziando a registrare un lento ritorno alla normalità anche del «traffico» dei clienti, sebbene i numeri siano distanti dai precedenti. Nelle ultime settimane, però, è peggiorata la situazione in Europa, risentendo sia del fermo dei turisti cinesi nel Vecchio Continente, sia del timore sulla diffusione del coronavirus. Così complessivamente Ferragamo prevede un crollo delle vendite nel primo trimestre tra il 25 e il 33%.

Gli analisti di Mediobanca tagliano il target price da 15 a 9,7 euro
Gli analisti raccomandano tutti cautela nei confronti delle azioni della casa di moda fiorentina, che per altro è fortemente esposta alla domanda dei clienti cinesi, che secondo Mediobanca rappresenta circa il 38% dei ricavi complessivi. Così, nonostante le azioni siano scivolate soprattutto negli ultimi giorni, tornando addirittura poco sopra i livelli dell’ipo avvenuta nel giugno 2011, quando erano state offerte a 9 euro, numerosi analisti consigliano prudenza. Mediobanca, ad esempio, ha tagliato il target di prezzo da 15 a 9,7 euro. «Le azioni hanno perso circa il 30% nell’ultimo mese. D’altra parte la scarsa visibilità sulle prospettive del business sia in Cina, sia in Europa innalzano il profilo di rischio dei titoli e rendono estremamente incerto l’andamento dei guadagni», hanno commentato gli analisti di Piazzetta Cuccia, che dunque «raccomandano cautela», ossia hanno emesso una raccomandazione di Underperform. Del resto, hanno commentato gli analisti, il blocco dei voli aerei per l’Italia e il netto calo dei turisti continuerà a spingere in basso i ricavi in Europa anche nel secondo trimestre. «Ci attendiamo un calo delle vendite in Europa attorno al 20% e forse una debole ripresa pari solo al 2,6% nella seconda parte dell’anno».

Credit Suisse consiglia di sottopesare il titolo
Anche Credit Suisse ha emesso una raccomandazione di «Underperform» con target di prezzo tagliato da 15 a 11 euro, sottolineando il rischio del calo delle vendite a questo punto è soprattutto in Europa e Usa, visto che la Cina sta tornando alla normalità. «Stimiamo un calo delle vendite nel primo trimestre del 26% e nel secondo del 13% - hanno commentato gli esperti della banca svizzera - Ciò implicherà un ribasso complessivo dei ricavi 2020 attorno al 10%», hanno spiegato. Credit Suisse, ad ogni modo, ha sottolineato la solidità finanziaria del gruppo fiorentino che a fine 2020 dovrebbe vantare un net cash di circa 140 milioni.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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