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Ferragosto a tavola ammirando il mare

di Federico De Cesare Viola

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2' di lettura

Chi non vorrebbe una vita con vista mare? Noi ci stiamo lavorando, ma serve tempo. Nel frattempo ci accontentiamo – si fa per dire – di occupare comodi per qualche ora un tavolo affacciato sul blu. Lì dove sguardo e pensieri poggiano sull’orizzonte e dove è semplice essere felici o anche felicissimi se nel piatto c’è pure uno spaghetto al pomodoro come Pierangelini comanda.

Servirebbe ben più di una pagina per consigliarvi tutti i luoghi in Italia – dalle Cinque Terre alla Costiera alla Sicilia, siamo fortunati – capaci di offrire una reale esperienza, tanto panoramica quanto gastronomica. Potete però iniziare prenotando subito in uno dei dieci ristoranti della nostra wishlist, più che garantiti per un Ferragosto gourmet e particolarmente romantico.

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La terrazza del Belmond Grand Hotel Timeo (via Teatro Greco 59, Taormina, belmond.com) è una delle più spettacolari al mondo: alle spalle il Teatro Greco, sotto i piedi i lussureggianti giardini dell’albergo, davanti agli occhi tutta la baia di Naxos e la maestosa figura dell’Etna. Una tavolozza di colori che cambia ogni sera in base ai capricci del cielo. Fino al prossimo 15 settembre, è bene non perdere l’opportunità di provare il nuovissimo Otto Geleng, sorta di pop-up restaurant aperto per la sola stagione estiva e per soli 16 fortunati commensali ogni sera.

Chi era costui? Il pittore tedesco che si innamorò di Taormina e per primo ne intuì le potenzialità turistiche. Ospite di casa La Floresta, Geleng convinse la famiglia ad aprire nel 1873 il Timeo, primo hotel in città. A lui sono dunque dedicati gli otto tavoli, incorniciati dalle buganvillee e governati con garbo dal maître Giuseppe Privitera, dove gli ospiti sono protagonisti di un percorso di splendidi contrasti.

Se la mise en place – tovagliati in originale sfilato siciliano, realizzato a mano dalle discendenti della scuola di ricamo Mabel Hill di Taormina, e posateria d’argento firmata Christofle Parigi – evoca i corredi e i fasti di un’antica dimora siciliana, la cucina dell’executive chef Roberto Toro qui si declina in chiave più contemporanea. Ecco allora le capesante con ceci, mela verde e bottarga di tonno o i tubettini di pasta con verdure dell’orto, ragusano e lamponi. Non per tutti (ma è il piatto migliore del menù) la sferzata iodata degli spaghetti con ostriche Belon, prezzemolo e briciole di mare. Detto che nella carta dei vini si trova più di un’etichetta di pregio, l’abbinamento con il cocktail Otto – miscela di Gin Malfy, spremuta fresca di pompelmo rosa, liquore al mandarino e purea di lamponi – è l’ultima pennellata di un quadro perfetto.

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