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Ferrara prepara il rilancio con la logistica e l’intermodalità

di Ilaria Vesentini

3' di lettura

Una landa piatta di oltre 2.600 kmq e appena 340mila abitanti, con un patrimonio storico e naturalistico che le son valsi il riconoscimento Unesco di Città del Rinascimento e del Delta del Po, ma un’economia poco avvezza a occupare titoli di apertura perché Ferrara – lontana dalla via Emilia e più vicina al Veneto che al triangolo d’oro dei distretti manifatturieri – si è dovuta accontentare di un ruolo ancillare in regione. I primati per aree verdi e piste ciclabili si specchiano nell’ultimo posto per valore aggiunto e ricchezza delle famiglie, mentre lo sviluppo industriale tra il polo petrolchimico (in crisi) e il microdistretto meccanico di Argenta non ha mai di fatto soppiantato l’immagine di un territorio a vocazione agricola.

È questa cornice a spiegare il perché hanno destato attenzione i recenti annunci di investimenti nazionali per spingere la logistica intermodale e la mobilità fluviale nella provincia estense, che soffre di uno storico isolamento infrastrutturale e ha bisogno di aumentare l’attrattività e di trovare una propria identità economica. Prima è arrivata la notizia dell'istituzionalizzazione della Zona logistica semplificata dell’Emilia-Romagna, tra i primi casi in Italia, che si svilupperà alle spalle dell'hub portuale di Ravenna per integrare attività produttive e commerciali (25 aree) e trasporti ferro-gomma delle merci attraverso 11 nodi intermodali dalla costa fino a Piacenza in nove province (Ferrara è riuscita a entrare, non senza battaglie, con cinque comuni: Argenta, Bondeno, Codigoro, Ferrara e Ostellato) e dove gli insediamenti potranno beneficiare di semplificazioni amministrative, incentivi economici e sgravi fiscali. Poi è arrivato lo sblocco di 145 milioni di euro per il risanamento del sistema idroviario padano-veneto, di cui 45 milioni solo per l’Idrovia ferrarese e il Po, per completare l’adeguamento alla V classe di navigazione europea (chiatte per il trasporto fino a 2mila tonnellate di merci) dell’asta fluviale, innalzando ponti, collegando canali, dragando l'alveo per avere accesso via mare al Po da Porto Garibaldi.

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«Si tratta di fondi del Mims che arrivano dopo oltre 17 anni dagli ultimi interventi a favore della navigazione interna, che rientrano a pieno titolo nella transizione ecologica perseguita dalla regione nel quadro del Patto per il Lavoro e per il clima», sottolinea l’assessore alle Infrastrutture dell’Emilia-Romagna, Andrea Corsini. Assicurando che entro il 2023 sarà anche elettrificata la linea ferroviaria Ferrara-Codigoro, ultimo pezzo ancora mancante.

Non basta però agli imprenditori estensi, che dal 1986 vivono isolati e storditi di promesse sull'autostrada regionale Cispadana, tuttora irrealizzata, non hanno collegamenti veloci , verso Ravenna e l’Adriatica e sull'A13 Bologna-Padova si devono accontentare di due corsie per guardare all'Europa. «Il Ferrarese è un territorio ampio e frammentato che manca di visione strategica e sta vivendo un pericoloso spopolamento. L’Università ha fatto grandi passi avanti negli ultimi anni, quest’anno partono le lauree professionalizzanti – spiega Gian Luigi Zaina, imprenditore tessile ferrarese, vicepresidente di Confindustria Emilia – ma per tenere qui i ragazzi bisogna investire sulla manifattura, creare una filiera agrifood dalla produzione agricola, valorizzare la chimica, un gigante maltrattato che sarà invece strategico per la nuova economia circolare».

Ancor più ora, che Ravenna – dove già fervono cantieri per mezzo miliardo di euro per approfondire i fondali e adattare il porto ai grandi traffici internazionali via mare - si è aggiudicata il ruolo di hub per il trasporto del Gnl via nave e del rigassificatore per portare il Paese verso l'autosufficienza energetica. Ferrara può diventare un “entroterra” strategico per la movimentazione di energia e merci verso tutto il produttivo Nord-Ovest. «La logistica è un volàno straordinario di ripresa – rimarca Alice Pirani, amministratore unico di Cargofer, che a Bondeno ha un nuovissimo terminal di 200mila mq (11.500 coperti) e 3.500 metri di binari – ma la mia impressione è che i politici siano più impegnati a sventolare bandierine green, come l’idrovia, che a occuparsi di progetti concreti per spingere il traffico intermodale dal porto. E la collaborazione tra gli operatori della filiera è scarsissima, far partire un treno di acciaio da Ravenna è oggi praticamente impossibile».

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