lettera al risparmiatore

Ferrari punta ad ampliare la gamma delle autovetture. Focus sul motore ibrido

di Vittorio Carlini


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(Ipp)

6' di lettura

Ampliare la gamma di autovetture, senza però intaccare il carattere di lusso esclusivo del marchio. Inoltre: spingere sul fronte del motore ibrido e arrivare alla sua industrializzazione. Ancora: cogliere le ulteriori potenzialità di crescita in Asia-Pacifico. Sono tra le priorità di Ferrari a sostegno del business. Un’attività, quella del gruppo di Maranello, che nel primo trimestre del 2017 è stata caratterizzata dalla crescita di bilancio. L e vetture consegnate sono salite del 6%. Il fatturato netto si è assestato a 821 milioni in aumento del 22% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (+20,4% a tassi di cambio costanti). L’Ebitda reported, da parte sua, è stato di 242 milioni a fronte dei 178 milioni di un anno prima. L’utile netto invece è salito a 124 milioni (era arrivato a 78 milioni al 31/3/2016). Infine la marginalità: il rapporto tra il Mol adjusted e i ricavi netti si è assestato al 29,5% mentre alla fine del primo trimestre del 2016 era al 26,3%.

TRIMESTRI DEL GRUPPO A CONFRONTO

Dati in milioni di euro

Al di là delle dinamiche di conto economico il risparmiatore pone però un quesito: quali sono le strategie di sviluppo aziendale? Per rispondere è utile conoscere meglio l’oggetto sociale di Ferrari. Il core business, al di là della nota attività in Formula 1, è costituito dal cosiddetto: «Cars and spare parts». Si tratta dell’attività, realizzata in funzione agli ordini ricevuti della clientela, che comprende progettazione, sviluppo, produzione ed eventuale personalizzazione delle autovetture (e loro ricambi). I Veicoli, a ben vedere, sono divisi in due classi: Sport Car e Gran Turismo (cui si aggiungono le serie speciali, limitate e le supercar). Ebbene: tra i focus, oltre alla ricerca delle strategie per definire i corretti prezzi di vendita, c’è per l’appunto l’ampliamento della gamma di autovetture. Una priorità funzionale anche, e soprattutto, al proposito di incrementare le auto consegnate (lo scorso anno sono aumentate del 6% a 8.014 unità). In che modo, allora si prevede di articolare maggiormente il portafoglio?

La società, che ha escluso l’ipotesi del Suv, non dà indicazioni. Ciò detto non è fantascienza l’idea che possa esserci un focus sul settore Gran Turismo. Ad esempio: ipotizzare un’automobile che, tra le altre cose, consenta una maggiore fruibilità quotidiana. Al di là delle congetture, che peraltro inducono a ipotizzare come l’automobile attesa al prossimo salone di Francoforte possa essere proprio una Gran Turismo, ciò che rileva è il doppio binario che Ferrari va percorrendo: da una parte ampliare la gamma delle autovetture, agevolandone così l’incremento delle consegne annuali e dei margini del gruppo; dall’altra evitare che la strategia possa in qualche modo intaccare l’esclusività e l’allure del marchio.

DINAMICA DELL’EBIT DEL GRUPPO

Dati in milioni di euro. (* senza coperture valutarie)

Già, il marchio. Rispetto ad esso si è molto parlato in merito alla sua estensione ad aree contigue di business. Quale allora lo stato dell’arte della strategia? Per rispondere è dapprima necessaria una precisazione. La società di Maranello «possiede» due brand: il primo è il noto «scudetto» della Scuderia Ferrari; il secondo, invece, è quello istituzionale che si trova sul cofano autovetture. Ebbene: quando si parla di estensione del brand si fa riferimento solo a quest’ultimo. Ciò detto, seppure il gruppo stia ovviamente già lavorando al progetto, l’impegno sul fronte automobilistico (in particolare sul motore ibrido) ha la priorità. Di conseguenza il tema in oggetto, secondo quanto indicato nella conference call sul primo trimestre 2017, dovrebbe concretizzarsi nel 2019. È in quell’esercizio che sono attesi i primi concreti esempi. In generale comunque, analogamente all’ampliamento della gamma di autovetture, la strategia è di non intaccare gli elementi che caratterizzano il marchio: dal lusso esclusivo all’elevato design fino all’innovazione tecnologica. In tal senso, secondo diversi esperti, la realizzazione da parte di Ferrari e Hublot del cronografo per i 70 anni della stessa società può rappresentare un archetipo. Un esempio di quanto potrebbe accadere sul fronte dell’espansione del brand.

DEBITO INDUSTRIALE DELLA SOCIETÀ

Dati in milioni di euro. (* al 31/12/16 - ** al 31/03/17)

Fin qui alcune indicazioni sull’ampliamento della gamma delle vetture e del marchio. Quali invece le mosse rispetto al motore ibrido? Ferrari (lo ha ribadito nella conference call) è convinta che la tecnologia in oggetto sia essenziale al business. Un sistema che, da una parte, già di per sé implicherà l’articolazione del portafoglio autovetture; e dall’altro, unito alla combustione tradizionale, aiuterà ad incrementare il totale dei veicoli prodotti annualmente (il potenziale è visto oltre le 10.000 unità). A fronte di ciò si spiegano gli investimenti sull’ibrido che, seppure indirettamente, sono segnalati dai maggiori Capex. Nel 2017 Ferrari prevede, rebus sic stantibus, un Capital expenditure intorno a 360 milioni. L’esborso per circa il 45% è sullo sviluppo dei veicoli. Il restante (oltre al 5% di maintenance) è invece è impiegato sull’R&D capitalizzato. Ebbene: parte di quest’ultimo è proprio focalizzato sul motore ibrido.

FERRARI A PIAZZA AFFARI

Base 09/06/2016=100

Tutto rose e fiori, insomma? La realtà è più articolata. Il gruppo (il cui titolo venerdì scorso ha chiuso a Piazza Affari a 81,7 euro) punta, si sa, a raggiungere un Ebidta margin in linea con le best practise nel lusso. Cioè: tra il 33 e 37%. Una delle mosse per centrare l’obiettivo è naturalmente spingere la produzione di autovetture. Orbene, il risparmiatore fa il seguente ragionamento: i maggiori costi associati al progetto possono costituire un rischio rispetto proprio all’incremento dei margini. La Ferrari non condivide il timore. In primis, è l’indicazione, gli investimenti compiuti nel passato permettono di sostenere una produzione finanche di 14.000 unità l’anno. Quindi non c’è bisogno di Capex per nuovi impianti. Certo, aggiunge la stessa società, dovranno affrontarsi investimenti aggiuntivi. Ad esempio, sulle piattaforme. Ciò detto: dapprima l’incremento di volumi, e quindi i più alti ricavi, sarà maggiore rispetto ai nuovi costi. Di conseguenza potrà sfruttarsi la leva operativa. Inoltre, aggiunge sempre Ferrari, le sinergie tra le diverse linee consentiranno risparmi. Quindi, è la conclusione, il rischio di diluizione dei margini è da escludersi.

Ma non è solo il tema dei margini. C’è anche l’articolazione geografica del business. Alla fine del 2016 le unità consegnate erano così divise: 3.610 in Emea e 2.687 nelle Americhe; 619 erano appannaggio della Greater China e 1.098 del resto dell’Apac. Quale allora, nei prossimi 2-3 anni, la possibile evoluzione di questa fotografia? Nelle sue linee di massima la ripartizione dovrebbe restare più o meno simile. Seppure, è l’indicazione di Ferrari, nell’Asia Pacifico ci sono ancora potenziali volumi aggiuntivi che possono essere concretizzati. Si tratta di un’area che, afferma la società, deve essere sviluppata più di quanto non fatto finora. In particolare, oltre a Giappone ed Australia, lo sguardo è alla Cina. Nel Paese del Dragone, a ben vedere, è anche, e soprattutto, una questione di posizionamento di prodotto. Il focus sul Gran Turismo, in tal senso, potrebbe agevolare lo sviluppo in quel mercato. Peraltro il problema legato alla cessazione della collaborazione con il distributore di Hong Kong, che nell’ultimo trimestre del 2016 ha causato il calo di vendite nella Greater China (+1% sull’intero anno), è ormai alle spalle. Da un lato, infatti, la nuova società d’importazione della Ferrari è stata costituita; dall’altro è in via di definizione la scelta del nuovo dealer (attesa per il 3° trimestre). In un simile contesto i volumi previsti nel 2017 nella Greater china sono stimati in leggero aumento sul 2016.

Dall’Asia agli Stati Uniti. Qui, nel primo trimestre del 2017, le vetture consegnate sono salite. La dinamica è positiva, insomma. Seppure il risparmiatore fa il seguente ragionamento: è ben vero che i prospettati tagli alle tasse, in favore soprattutto dei più abbienti, potranno agevolare le vendite. E, però, il minore onere fiscale dovrebbe essere «controbilanciato» dai dazi all’import. Il che potrebbe impattare sul business di Ferrari. La società non condivide la valutazione. In primis viene sottolineato che nulla è stato definito e, quindi, bisogna attendere le eventuali decisioni. Inoltre, come per l’appunto già indicato, la riduzione delle tasse può indurre maggiori acquisti. Infine i beni di lusso, cui appartengono i veicoli prodotti da Ferrari, sono resilienti alle dinamiche protezionistiche. Quindi, è la conclusione, la società non vede alcun particolare problema. A fronte di ciò quali allora le prospettive sul 2017? Il gruppo, allo stato attuale, conferma le guidance. Quindi: consegne intorno a 8.400 unità (incluse le supercar); ricavi netti oltre 3,3 miliardi; adjusted Ebitda oltre 950 milioni e debito industriale netto a circa 500 milioni.

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