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Ferrari: profitti II trimestre a +14%. «Ordini record», target confermati

Ferrari ha chiuso il secondo trimestre dell'anno con un aumento dell'8% delle consegne a 2.671 unità. Nel primo trimestre era stato del 22,7%. I ricavi netti sono saliti dell'8,6% a 984 milioni di euro (+6,8% a cambi costanti), quando l'utile netto è salito del 14% a 184 milioni di euro

di Alberto Annicchiarico

Ferrari, un tributo al motore 8 cilindri con il V8 Ferrari più potente di sempre

Ferrari ha chiuso il secondo trimestre dell'anno con un aumento dell'8% delle consegne a 2.671 unità. Nel primo trimestre era stato del 22,7%. I ricavi netti sono saliti dell'8,6% a 984 milioni di euro (+6,8% a cambi costanti), quando l'utile netto è salito del 14% a 184 milioni di euro


4' di lettura

Obiettivi di piano, fra cui i 2 miliardi di margine operativo lordo nel 2022 (oggi siamo attorno a 1,1 miliardi), confermati. Margini migliori nel 2020, grazie ai nuovi modelli, in particolare Sp Monza e Sf 90 Stradale (la prima ibrida di Maranello, in consegna nella prima metà del 2020). Tre nuovi modelli nella seconda metà dell’anno, di cui due a settembre. Avanti con il piano di buy back quadriennale. Ferrari, nelle parole del suo ceo Louis Camilleri, guarda avanti con fiducia nonostante consegne e margini in frenata rispetto al primo trimestre, forte di «ordini arrivati a livelli record», dopo avere messo a segno risultati brillanti sia nel secondo trimestre che nel semestre. Anche sull’obiettivo di toccare quota 10mila consegne nell’anno in corso «lo abbiamo detto e nulla cambierà», ha dichiarato Camilleri nella conference call con gli analisti.

Ferrari SF90 Stradale, la prima ibrida plug-in da 1000 cavalli del Cavallino

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La casa del Cavallino rampante ha chiuso il secondo trimestre dell'anno con un aumento dell'8% delle consegne a 2.671 unità rispetto allo stesso periodo del 2018. Dato positivo ma frenata rispetto al +22,7% del primo trimestre. I ricavi netti sono saliti dell'8,6% (+13% nel primo trimestre anno su anno) a 984 milioni di euro (+6,8% a cambi costanti), quando l'utile netto è salito del 14% a 184 milioni di euro (+15% a 184 mln l'utile netto adjusted). L'Ebitda è salito del 9% a 314 milioni (+14% lo scorso trimestre) con il margine ebitda adjusted passato al 32% dal 31,9%. L'Ebit è cresciuto del 9% a 239 milioni (+10% ebit adjusted). Il consensus degli analisti per il secondo trimestre dell'anno era per ricavi pari a 962 milioni di euro, un ebitda di 315 milioni (margine al 32,7%) e un utile netto di 178 milioni.

Nel semestre al 30 giugno, le consegne di auto sono state pari a 5.281 unità (+15%), i ricavi netti sono stati pari a 1,924 miliardi (+11%) e l'utile netto a 364 milioni di euro (+18%).

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In Borsa il titolo Ferrari è anche stato in asta di volatilità a -6,9 per cento per poi chiudere in rosso a -4,35%. Conseguenza di una qualche delusione da parte del mercato circa il fatto che sono stati confermati gli obiettivi dell’anno nella parte alta della forchetta ma non c’è stato un vero e proprio upgrade della guidance. Resta comunque, per il titolo, l’ottima performance dell’anno: +65%. A questo proposito Camilleri ha chiosato: «Il mio mestiere non è commentare l'andamento del titolo, guardo ai risultati di lungo termine». E poi: «Abbiamo realizzato risultati forti, che confermano la nostra crescita. Siamo fiduciosi di poter confermare i target verso i livelli più alti dei range su tutti i parametri ai tassi di cambio attualmente prevalenti».

Nel secondo trimestre dell'anno l'eps diluito adjusted (utile per azione rettificato per tenere conto di alcuni oneri e proventi) è risultato pari a 0,96 euro, in crescita del 14% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Quello del primo semestre è di 1,91 euro (+18%). L'indebitamento industriale netto al 30 giugno 2019 è pari a 353 milioni di euro, contro 370 milioni al 31 dicembre 2018 e 192 milioni al 31 marzo 2019. L'aumento, si spiega nella nota di Ferrari, è «imputabile agli effetti sulla cassa della distribuzione di dividendi pari a 195 milioni e al riacquisto di azioni proprie per 99 milioni, che hanno più che compensato il positivo free cash flow industriale» pari a 139 milioni nel secondo trimestre dell'anno. L'attesa degli analisti era per un indebitamento netto inferiore, pari a 294 milioni di euro.

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Per quanto riguarda le consegne di auto (+8,4% a 2.671 unità), il risultato è stato trainato da un aumento del 12,3% delle vendite dei modelli a 8 cilindri (V8), mentre i modelli a 12 cilindri (V12) sono diminuiti di poche unità. La performance è stata guidata in particolare dalle robuste consegne della Ferrari Portofino e della 812 Superfast. Ciò è stato in parte compensato dai minori volumi della famiglia 488, con la 488 GTB e la 488 Spider verso il termine del loro ciclo di vita, in parte compensati dall'accelerazione delle consegne della 488 Pista e dalle prime consegne della 488 Pista Spider.

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La regione Emea ha registrato un aumento dell'11,4% a 1.195 unità, il Resto dell'Apac è cresciuto del 5,8% a 384 unità, mentre Cina Continentale, Hong Kong e Taiwan sono cresciute del 63,3% a 289 unità e le Americhe hanno segnato una flessione del 5,5% a 803 unità.

Mentre il calo degli Usa riflette il ciclo vita all'interno della famiglia delle 488, il mix geografico si è spostato a favore della Cina Continentale per effetto della decisione di accelerare le consegne ai clienti prima dell'introduzione anticipata di nuove normative sulle emissioni, come accaduto nel primo trimestre.

Quindi, in Cina, nel secondo semestre ci sarà una normalizzazione delle vendite di Rosse anche se il mercato, ha detto Camilleri, resta «abbastanza forte». Ma «la chiave» per conquistare la Cina secondo l’ad di Maranello , oltre ai prossimi modelli ibridi, sarà il suv Purosangue (anche se Camilleri non vuole che questa vettura a ruote alte, formula inedita per Ferrari, sia chiamata così). «Abbiamo fiducia di poter rispettare i tempi e sarà un’auto davvero spettacolare».

Camilleri ha poi confermato che Ferrari non è interessata ad acquisire altri brand del settore. «La mia visione è molto chiara su questo: no. Siamo focalizzati sul nostro business, è questa è la migliore strada da seguire per noi e i nostri azionisti».

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