Il personaggio

Ferri, da magistrato a politico: il caso del messaggio «scandalo» alle votazioni del Csm

di Ivan Cimmarusti


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2' di lettura

È la seconda volta che Cosimo Ferri, parlamentare del Partito democratico, cerca di influire sulle scelte del Consiglio superiore della magistratura. Dopo il caso del presunto «centro di potere» che avrebbe tentato di veicolare le nomine al Csm, a luglio 2014, mentre era sottosegretario alla Giustizia, invia un sms ad alcuni magistrati per indirizzare il voto per l’elezione dei togati del Consiglio. Un affare finito anche all’attenzione dell’allora ministro della Giustizia Andrea Orlando. Oggi come allora Ferri si ritrova invischiato in fatti di nomine.

Da magistrato a sottosegretario
Figlio dell’ex ministro socialista Enrico Ferri, Cosimo entra in magistratura e nel 2006 è eletto componente del Csm, con circa 550 preferenze. Nel 2013 è nominato sottosegretario alla Giustizia nel governo Letta con il ministro Anna Maria Cancellieri. La crisi di governo non lo scalfisce: a febbraio 2014 passa nel governo Renzi e resta sottosegretario, questa volta col ministro Andrea Orlando. I suoi rapporti col “giglio magico” sono stretti. Un legame anche con l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti, braccio destro di Matteo Renzi. A dicembre 2016 Cosimo Ferri viene confermato dal ministro Orlando anche nell’allora nuovo governo Gentiloni.

L’sms durante le votazioni al Csm
Il 4 marzo 2018, in occasione delle consultazioni politiche, è eletto alla Camera dei deputati con il Partito democratico, nella circoscrizione Toscano. Nel mese di luglio del 2014 un suo sms fa andare su tutte le furie la magistratura. L’allora sottosegretario invia un messaggio ai suoi ex colleghi con l’invito a votare per due dei candidati della lista di Magistratura indipendente durante le elezioni per il Csm. Una iniziativa che non è piaciuta e che è stata stigmatizzata nella mailing list dei magistrati.

Oggi il «centro di potere» per le nomine
Cinque anni dopo Ferri finisce travolto dalla vicenda sulle nomine al Csm. Si tratta di un procedimento che ha fatto emergere l’esistenza di un «centro di potere» esterno all’organo di autogoverno della magistratura, che avrebbe discusso di nomine, tentando di veicolarle all’interno del Consiglio stesso. Si tratta di fatti che non presentano aspetti penalmente rilevanti e che hanno coinvolto anche il parlamentare dem Luca Lotti.

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