MOTORI

Ferruccio e lo storico litigio con Enzo. La leggenda «Lambo» va al cinema

di Francesco Prisco


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Il fondatore Ferruccio Lamborghini

3' di lettura

«Cosa vuol saperne di auto lei che guida trattori?». Enzo Ferrari non era certo il tipo da mandarle a dire. Nenche quando si trovava di fronte un cliente importante come Ferruccio Lamborghini, imprenditore rampante, quasi conterraneo, di 18 anni più giovane. Lo affrontò a muso duro, come faceva con chiunque mettesse in discussione le prestazioni del Cavallino Rampante.

La questione era piuttosto semplice: Lamborghini, noto produttore emiliano di trattori e caldaie, possedeva una Ferrari 250 Gt ma, capendone di motori, non era in tutto e per tutto contento del funzionamento della trasmissione. Credendo di offrire un contributo che sarebbe stato apprezzato, si rivolse all’ex pilota e fondatore della scuderia di Maranello dispensandogli alcuni consigli su come migliorare la macchina per eccellenza, ma probabilmente non aveva capito chi aveva davanti. O forse era troppo ambizioso per tacere. L’Enzo nazionale gli rispose per le rime rispedendolo ai suoi trattori. Ferruccio gli voltò le spalle, riunì attorno a sé una squadra di tecnici e designer di primo piano - da Giotto Bizzarrini a Gian Paolo Dallara - e dimostrò al mondo che il Toro Lamborghini non era certo animale meno nobile del Cavallino Rampante.

Ripensate adesso a questo storico litigio che darà la vita, nel 1963, alla casa automobilistica di Sant’Agata Bolognese e immaginatevi Alec Baldwin nei panni di Ferrari e Antonio Banderas in quelli di Lamborghini. È esattamente lo stesso esercizio che hanno fatto ad Ambi Media Group, la casa di produzione che, come rivelato da Variety a maggio scorso, ha scritturato le due star cinematografiche per la realizzazione di un biopic sul Cavalier Ferruccio diretto dal regista del Postino Michael Radford, provvisoriamente intitolato Lamborghini - The Legend. Ed è effettivamente materia da cinema la storia del Toro, come testimoniano le numerose pellicole in cui la supercar dagli anni Sessanta a questa parte ha dato il meglio di sé.

A cominciare senza dubbio da Un colpo all’italiana (1969), action movie inglese di Peter Collinson che si apre con una Miura rosso fiammante che sfreccia per i tornanti del Gran San Bernanrdo prima di andare incontro a una sorte infausta. Tra l’action movie e la commedia, invece, è La corsa più pazza d’America (1981), film scritto strizzando l’occhio al grande pubblico con attori del calibro di Burt Reynolds e Roger Moore. Tra le auto alle prese con la competizione fuorilegge che attraversano gli Usa c’è una Lamborghini Countach guidata dalle irresistibili Tara Buckman e Adrenne Barbeau che hanno nella seduzione la loro arma migliore. Negli anni Ottanta la «Lambo» ricompare in due altri film di grandissimo successo: nel quarto capitolo del franchise Rocky (1985) Sylvester Stallone tira a lucido una Jalpa nera, mentre è ancora una Countach l’auto del Tom Cruise versione yuppie di Rain Man (1988). In tempi più recenti il Toro sarà poi status symbol di supereroi, con Christian Bale-Batman alla guida di una Murciélago in Batman Begins (2004) e la Huracàn del Doctor Strange (2016), o di adorabili farabutti come Jordan Belfort, The Wolf of Wall Street (2013) che si dà alla pazza gioia a bordo di una Countach Anniversary bianca. Regalando prove da grande attrice. Perché, comunque la vogliate mettere, la «Lambo» resta la più sexy tra le supercar dell’ultimo mezzo secolo.

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