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Ferruccio Resta (Politecnico Milano) nuovo presidente della conferenza dei rettori

La Crui ha un nuovo numero uno: il 51enne rettore del Politecnico di Milano, Ferruccio Resta prende il posto lasciato libero da Gaetano Manfredi dopo la nomina a ministro

di Eugenio Bruno


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Imagoeconomica

3' di lettura

Cambio della guardia al vertice della Conferenza dei rettori italiani: Ferruccio Resta prende il posto lasciato libero da Gaetano Manfredi dopo la sua nomina a ministro dell’Università. Rettore del Politecnico di Milano, 51 anni, ingegnere e brevettatore, dal 2019 Resta è anche commendatore della Repubblica. Risorse e internazionalizzazione saranno le priorità per il sistema universitario che sottoporrà al governo . In un’interlocuzione che non si annuncia facile. Per ragioni interne ed esterne.

Chi è Ferruccio Resta
Nato a Bergamo nel 1968, autore di 240 pubblicazioni scientifiche, titolare di 7 brevetti internazionali, Ferruccio Resta ha fatto dalla ricerca la stella polare della sua carriera. Che lo ha visto nel 1992 laurearsi in Ingegneria meccanica al Politecnico di Milano e, 12 anni dopo, ottenere la cattedra di professore ordinario di Meccanica applicata alle macchine nello stesso ateneo. Dove, nel 2017, è diventato anche rettore. Un biennio ricco di intuizioni e di sperimentazioni che lo hanno portato a stringere alleanze con realtà diverse, come quella con Humanitas per la laurea in Medtech per il medico/ingegnere del futuro, se non addirittura rivali, come l’intesa con la Bocconi per formare esperti di cyber risk e sostenere le imprese innovative.

Le priorità del suo mandato
Nel suo discorso di insediamento Resta ha delineato «una Crui coesa, propositiva e coraggiosa, solida nelle relazioni con i suoi interlocutori, promotrice di una progettualità indispensabile per lo sviluppo del sistema universitario». Indicando anche le priorità del suo mandato: da un aumento e da una diversificazione dell'investimento in formazione e ricerca (per garantire la sopravvivenza e la competitività delle università presenti sul territorio italiano) alla crescita nel posizionamento internazionale (utile a contrastare la fuga dei più giovani); dalla semplificazione del carico normativo all'attrattività e alla qualità del reclutamento in ingresso (ricercatori e dottorandi, vere leve competitive rispetto a Paesi nostri concorrenti). Tutti temi che presto o tardi verranno sottoposti all’attenzione di Gaetano Manfredi.

Le sue prime parole da presidente Crui
Fatta la premessa che «l’università, e con essa la conoscenza e la formazione, non possono che avere un ruolo centrale all'interno della società civile e del contesto decisionale pubblico», Resta ha poi assegnato i primi “compiti a casa”. Innanzitutto al sistema universitario, a cui «è richiesta una maggiore dose di responsabilità». E poi al governo perché – ha ricordato – «esistono urgenze che non possiamo rimandare per quegli atenei che altrimenti non sarebbero in grado di reggere la competizione con l'estero e per quelli che non riuscirebbero a sopravvivere, pur essendo l'unica realtà di crescita di territori in difficoltà». Attraverso una formula che consideri «ricerca e formazione come un investimento e non come una voce di costo».

Il programma per i primi 100 giorni
La lista delle urgenze per i primi 100 giorni è già pronta. E vede quattro voci cerchiate in rosso sulla sua agenda. Eccole:
•diritto allo studio: affinché il nostro Paese possa garantire pari opportunità nell'accesso all'istruzione e alla conoscenza;
•edilizia universitaria: consolidamento dei fondi ottenuti dalla Legge di Stabilità e stabilizzazione degli investimenti per adeguare le nostre università ai migliori standard internazionali;
•ricerca: la prossima Valutazione della qualità della ricerca (Vqr), la nascita della Agenzia nazionale della ricerca, la valorizzazione del dottorato di ricerca e le infrastrutture di ricerca;
•legge di Bilancio: avanzando una proposta strutturata fatta di istanze chiare e sostenibili per aiutare il decisore politico a scegliere responsabilmente sul futuro del nostro Paese e dei più giovani.

Il fronte interno ed esterno
Il compito che lo attende non è semplice. Innanzitutto per ragioni di contesto. Raramente l’università è stata considerata una priorità dal governo di turno. Soprattutto quando si è trattato di finanziarla. Tant’è che eravamo e restiamo penultimi per investimenti sul Pil dedicati all’istruzione terziaria.
A questo copione non si è sottratto il Conte-bis che a dicembre ha visto anche il precedente titolare dell’Istruzione (Lorenzo Fioramonti) dimettersi proprio per l’assenza, in legge di bilancio, di risorse certe per il settore dell’Education.
A complicare ancora di più il quadro potrebbero esserci anche fattori interni alla Crui. L’elezione di Resta - che per la prima volta ha visto il rettore di un Politecnico arrivare alla scranno più alto della Conferenza dei rettori - è arrivata con 46 voti a favore, 1 preferenza al rettore di Firenze (Luigi Dei) e ben 36 schede bianche. Una frattura che tuttavia non sembra spaventare Resta. Proprio la nomina sua nomina infatti - ha sottolineato al Sole 24 Ore - è la dimostrazione di «una Crui che sa valorizzare le differenze».

Per approfondire:
Il Politecnico di Milano riscrive la sua missione. Al servizio dell'impresa

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