LETTERA DA BARCELLONA

Festa dell’amore, delle rose e dei libri

di Lara Ricci


default onloading pic
Sant Jordi (San Giorgio). I balconi della Casa Batllo di Gaudì, decorati con rose in occasione della festa del patrono celebrata a Barcellona il 23 aprile, in cui tradizionalmente si regalano un libro e una rosa

6' di lettura

«Camminando per una via, don Chisciotte alzò gli occhi e vide scritto a grandi lettere su una porta: Qui si stampano libri; ne fu contentissimo, perché fino a quel momento non aveva mai visto una stamperia e voleva vedere com'era» racconta Miguel de Cervantes nel sessantaduesimo capitolo del Don Chisciotte (la traduzione è di Vittorio Bodini). Gli amanti del primo grande romanzo moderno ricorderanno che è proprio in questa stamperia che l'autore si diverte a far trovare al suo eroe un testo, la Seconda parte del fantastico cavaliere don Chisciotte della Mancia, che l'hidalgo crede «già arso e incenerito per la sua impertinenza» e che lo farà affermare - prima di uscire stizzito dall'edificio - che «i racconti immaginari tanto più son buoni e dilettosi quanto più si avvicinano alla verità o alla sua somiglianza, e le verità tanto più son buone quanto più son vere».

I barcellonesi ricordano invece questo passaggio soprattutto perché la stamperia si trova nel capoluogo catalano e questo è uno dei molti momenti in cui Cervantes lo descrive , a dispetto delle altre grandi città spagnole, che non vengono nominate. E anche perché attesta qui l'antica presenza dell'editoria, testimoniata nell'entroterra pure dalla casa editrice dell'Abadia de Montserrat: fondata nel 1498 è una delle più vecchie al mondo ancora in attività.

È Barcellona infatti la capitale spagnola del libro e i suoi abitanti ne vanno fieri: dei 2,3 miliardi di euro fatturati dall'industria editoriale iberica - che può contare su mezzo miliardo di ispanofoni nel mondo - il 53% proviene dalle oltre 250 società che hanno sede nella metropoli catalana. Dove si trova anche il quartier generale di Grupo Planeta e di RBA, oltre che quello di Penguin Random house per la lingua spagnola: le tre società che guidano anche il mercato editoriale sudamericano. «A Madrid si stampano soprattutto testi scolastici, l'80% dei titoli di letteratura sono prodotti a Barcellona» spiega Patrici Tixis, presidente dell'associazione degli editori catalani, ricordando come la città negli anni Ottanta ospitò molti scrittori sudamericani, tra cui Mario Vargas Llosa e Gabriel García Márquez, anche perché qui si trovava la loro agente Carmen Balcells, poi fondatrice di RBA.

Barcellona è anche l'unica città al mondo a celebrare il giorno di un patrono (della Catalogna) - e anche quello degli innamorati - regalando libri (e rose). Una festa che gli editori preparano con l'impegno e la cura con cui da noi si preparano le uscite natalizie o in Francia la rentrée littéraire: per l'occasione si vendono un milione e mezzo di volumi per un totale di circa 22 milioni di euro, circa il 20% dello smercio catalano di un anno, esclusi i libri di testo, afferma Tixis.

Il 23 aprile, giorno di Sant Jordi, le strade della città, già decorate dalle migliaia di fiori degli edifici liberty e degli splendidi lampioni disegnati da Gaudí, si riempiono di un'infinità di rose, vendute da fioristi, ma anche da organizzazioni non governative o da scouts e studenti per finanziare le loro attività; di lunghissime tavolate ricolme di libri e di centinaia di autori pronti a autografare le copie. La tradizione vorrebbe che gli uomini regalassero un fiore alle donne e le donne ricambiassero con qualcosa da leggere, ma molte catalane oggi affermano di preferire i libri ai fiori, o di «volere anche le rose», come diceva Erica Jong (la vendita di testi femministi o con autrici o protagoniste donne è da un paio d'anni in grande crescita).

Una leggenda racconta che tanto tempo fa, a Montblanc (Tarragona), un drago feroce avvelenava l'aria uccidendo con il suo respiro. Gli abitanti, per placarlo, decisero di dargli da mangiare una persona al giorno, scelta con un sorteggio. Finché non fu estratta la principessa che, abbandonata la sua dimora, si diresse verso il drago. Ma un cavaliere di nome Sant Jordi, con una brillante armatura e un cavallo bianco, apparve improvvisamente e trafisse il drago. Dal suo sangue germoglió un roseto, il più rosso che si fosse mai visto. Sant Jordi, trionfante, colse una rosa e la offrì alla principessa, un gesto ripetuto oggi da milioni di emuli.

Più prosaicamente, Tixis spiega come il dono di una rosa a Sant Jordi sia una tradizione celebrata da oltre 500 anni. Da quando, nel 1456, constatata la venerazione che avevano per San Giorgio i catalani, il governo locale decise di nominarlo patrono. In quella data, nei giardini del Palau de la Generalitat, si teneva anche una fiera di rose, e questo trasformò quella celebrazione nel giorno degli innamorati. Una festa che fu d'ispirazione per molti artisti: se il tetto della splendida Casa Batlló di Antoni Gaudí ha quella strana forma che evoca il dorso di un drago è perché l'artista catalano ha voluto rappresentare proprio la leggenda di Sant Jordi nell'architettura, ad esempio nella terrazza la spina dorsale del mostro o attraverso le tegole di ceramica come squame. Il balcone a forma di fiore allude a quello della principessa, mentre ai piani inferiori si trovano i resti delle vittime del drago nei balconi a guisa di teschio e nelle colonne della tribuna che paiono ossa. Ancora oggi, il 23 aprile, Casa Batlló viene decorata con centinaia di rose.

Al dono del fiore si aggiunse quello di un volume nel 1931. Cinque anni prima infatti Vincent Clavel, proprietario delle edizioni Cervantes, era riuscito a fare pressione sul governo di Madrid perché fosse dichiarata una giornata nazionale del libro per incoraggiare la vendita di libri e l'istituzione di biblioteche pubbliche. Fu fissata il 7 ottobre, la presunta data di nascita di Cervantes. Ma non funzionò e il governo di Damaso Berenguer, alla fine del 1930, decise di spostarla al 23 aprile, giorno della morte di Shakespeare e Cervantes. Solo a Barcellona, dove il movimento della Renaixença incoraggiava la lettura e il recupero degli antichi scrittori di cultura catalana, la celebrazione della letteratura prese sempre più piede, diventando l'eccezionale manifestazione odierna.

Il 23 aprile è stato quindi dichiarato dall'Unesco la giornata mondiale del libro e i catalani cercano ora di far iscrivere Sant Jordi nel Patrimonio immateriale dell'umanità. Un'antica commemorazione religiosa è stata cosí trasformata nella festa dei libri, e se a qualcuno potrà sembrare antitetico, è sicuramente un bell'esempio di come la tradizione possa evolvere in qualcosa di moderno, positivo e inclusivo, senza rescindere i legami con la storia e il passato.

Nonostante non fosse un giorno di ferie e cadesse una pioggerellina fina, martedi scorso le strade erano piene di gente fin dal mattino. Assieme alle rose rosse se ne vendevano molte di gialle, gialle come il colore del piccolo nastro che da due anni tanti catalani portano infilzato sulla giacca, che altri espongono sui balconi per marcare le loro posizioni indipendentiste. Su diversi chioschi e palazzi sventolava la bandiera della Catalogna con aggiunta la stella bianca su fondo blu di chi vuole separarsi da Madrid. Anche a causa delle elezioni di ieri, che hanno visto il partito di estrema destra Vox guadagnare il 10% dei seggi, secondo diversi analisti forte proprio delle durissime posizioni contro qualsiasi concessione ai secessionisti, la politica e i politici con i loro stand intrufolati tra quelli libreschi erano dappertutto: vuote suonavano le parole della sindaca Ada Colau (in perfetto italiano, avendo fatto lei l'erasmus a Milano) sul fatto che «che le celebrazioni di Sant Jordi e della buona letteratura non dovevano essere snaturate dalla politica».

La festa di Sant Jordi, verebbe da dire, non è tutta rose e fiori: molti la considerano troppo commerciale. Ad avere più successo per esempio sono spesso libri firmati da personaggi televisivi, cuochi e ora dai cosiddetti influencer, che saltano fuori dal web per accaparrarsi posti anche nella carta stampata. Tanto che lo scrittore Màrius Serra, nel Romanzo di Sant Jordi, appena pubblicato da Marcos y Marcos (pagg. 479, €18), immagina che il 23 aprile a Barcellona qualcuno voglia uccidere gli autori più venduti. «È un romanzo satirico criminale – spiega -. Firmo copie a Sant Jordi da 30 anni e ho visto come le case editrici abbiano via via deciso, quando c'è una persona popolare, di fargli scrivere un libro, non importa che libro sia. Mi sono cosí divertito a immaginare una trama in cui gli scrittori di best sellers erano fatti fuori da un gruppo di poeti indipendenti».

Per alcuni Sant Jordi è un vero supplizio. Lo scrittore Enrique Vila-Matas (ospite del prossimo Salone del libro di Torino perché in uscita con Un problema per Mac, edito da Feltrinelli, in cui si domanda in che misura sia possibile l'originalità) si aggirava cupo al tradizionale brindisi organizzato dal quotidiano catalano «La Vanguardia» alla vigilia della festa, intimando ai giornalisti - che inevitabilmente per lui, lì pullulavano - di fargli al massimo due domande. Brevi. E si ritrovava sul medesimo foglio, il giorno dopo, descritto come chi aveva l'aspetto di dover sopportare una burla insensata.

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti