LA STORIA

Festa della donna, già nel ’44 le mimose per l’eroina di «Roma città aperta»

di Riccardo Ferrazza


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3' di lettura

L’8 marzo del 1908 la mimosa venne scelta per commemorare le operaie morte durante un incendio in una fabbrica di New York. Anche se di questo evento non vi è traccia documentale (un episodio avvenne il 25 marzo 1911, negli stabilimenti della Triangle Shirtwaist Factory della città statunitense) da lì prese il via la tradizione della festa della donna. Nel 1946 l’Unione donne italiane (l’organizzazione nata l’anno precedente per i diritti delle donne composta da comuniste, socialiste, azioniste e cristiano-democratiche) scelse anche per l’Italia quella pianta come simbolo.

Due anni prima, però, nella Roma occupata dai nazisti c’era stato un precedente. Mimose furono portate da molte donne sul luogo dove era morta Teresa Gullace, uccisa da un soldato tedesco che ispirò il celebre episodio di Roma città aperta di Roberto Rossellini. Madre di cinque figli e incinta (al settimo mese) del sesto, la mattina di venerdì 3 marzo 1944 Teresa, 37 anni, era insieme a molte donne in viale Giulio Cesare (quartiere Prati) davanti alla caserma dell’ex 81º di fanteria trasformata in carcere. Lì era stato portato suo marito Girolamo, catturato dai nazisti il 26 febbraio con un centinaio di persone e destinato alla deportazione in Germania. Tra i manifestanti erano presenti anche esponenti della resistenza romana, tra cui la partigiana Laura Lombardo Radice (futura moglie di Pietro Ingrao).

«Era pieno di gente, tante donne che cercavano di salutare mariti, figli e nonni, i quali si affacciavano dalle finestre della caserma - ha raccontato uno dei figli di Teresa, Umberto, che quella mattina era con la madre -. Ogni tanto passava una motocicletta con due Ss che c’avevano il mitra in mano». Teresa riuscì a scorgere il marito da una finestra e, nonostante il divieto di un sottoufficiale tedesco che le intimò di allontanarsi, ruppe il cordone formato dai militari e provò ad avvicinarsi per lanciargli una borsa con del cibo: venne uccisa da un colpo di pistola. «Fu un attimo - raccontò Laura Lombardo Radice - udimmo un alt e uno sparo e lei cadde lì, davanti a noi».

All’episodio, secondo quanto scrive Tullio Kezich in Federico. Fellini, la vita e i film (Feltrinelli), assistette anche Aldo Fabrizi. L’anno successivo l’attore romano sarà uno dei protagonisti di Roma città aperta , il film di Roberto Rossellini che proprio dalla morte della popolana Teresa prese spunto per una delle sequenze più celebri della storia del cinema italiano: l’uccisione di Pina (interpretata da Anna Magnani, nel film incinta come la Gullace), stroncata da una raffica di mitra mentre cerca di raggiungere il camion sul quale i nazisti stanno portando via il suo compagno (e promesso sposo) Francesco. La scena fu però girata in un’altra zona della città: via Montecuccoli al Prenestino.

L’uccisione di Teresa, il cui cognome da ragazza era Talotta ed era originaria di Terranova, in Calabria, suscitò una grande impressione a Roma, anche se uno degli sceneggiatori del film, Sergio Amidei, raccontò di avere appreso la notizia solo leggendo l’Unità del 15 marzo. Da subito e nei giorni seguenti la città, stremata da un’occupazione che si sarebbe conclusa solo due mesi più tardi e ridotta alla fame, rese omaggio alla donna, diventata simbolo della resistenza (il corteo funebre fu sciolto per motivi di sicurezza): sul posto in cui era stata ammazzata cominciarono a essere deposti mazzi di mimose per coprire il sangue lasciato dal suo corpo. «Un fiore popolare e che costava poco» ha raccontato Mario Gullace, uno dei figli. Solo due anni più tardi la pianta venne scelta per omaggiare tutte le donne. Nel 1977 il presidente della Repubblica Giovanni Leone insignì Teresa Gullace della Medaglia d’oro al merito civile.

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