8 marzo

Festa della donna: perché l'imprenditoria femminile può unire mondi lontani

Materiali distanti tra loro, terre, storie e tradizioni diverse. Nel design, nella moda, nell'artigianato e nell’arte le donne che tirano le fila della creatività.

di Caterina Maconi e Alexis Paparo

Una compisizione floreale della collezione di bouquet “essenziali” del brand Blazé.

6' di lettura

Ingegno, destrezza, visione, perspicacia, abnegazione, costanza, inventiva. Celebrare l'abilità imprenditoriale femminile significa avere a che fare con uno di questi mondi, oppure con più d'uno, oppure con tutti. Certamente sono caratteristiche costanti che si ritrovano nel lavoro delle donne che vi stiamo per raccontare. Designer, pittrici, artigiane. I loro pezzi mettono in luce l'abilità di chi li ha ideati, progettati, realizzati, risaltando la capacità di tessere relazioni tra materiali e artigianalità diverse, operando delle vere crasi tra mondi, tecniche e strutture. Eccoli qui, testimonianza dell'impegno fecondo delle protagoniste che li hanno pensati.

Per l'Ucraina
Bevza è un brand di abbigliamento e accessori femminili nato a Kiev nel 2006. Linee pulite, minimaliste, sofisticate. Sartorialità e palette tenui sono la cifra dei prodotti del marchio. Ispirata dal patrimonio nazionale, la fondatrice e direttrice creativa Svitlana Bevza ha ripreso simboli etnici e codici naturali ucraini, reimmaginandoli. Il risultato sono articoli di qualità, prodotti nel rispetto della natura e fatti per durare, come i cappotti ecologici stampati digitalmente e i pezzi lavorati a maglia. In particolare la barca a vela è l'emblema di questa collezione primavera/estate. È stata adattata anche per diventare pochette, qui in versione gialla, in viscosa spessa satinata. Pensata come simbolo che traghettasse verso un futuro più sostenibile per il pianeta, oggi assume un altro messaggio. Sembra voler dire “we are all in the same boat”. Sul sito di Bevza infatti si può leggere come a seguito dell'invasione dell'Ucraina, tutte le spedizioni sono rimandate. Prendendo spunto da alcune forme di solidarietà che si sono diffuse in questi giorni, è possibile iniziare a ordinare il proprio capo ora, aspettando di riceverlo più avanti, iniziando però a pagarlo.

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Mondi incrociati
Nada Debs
è una designer libanese che, ispirandosi alla natura, ai suoi colori nelle nuance terra, acqua e fuoco, ha dato vita ad accessori sofisticati come sottobicchieri, porta caraffa, svuota tasche che fanno della combinazione di elementi il loro tratto distintivo. In particolare è l'intarsio in pelle la novità più importante di questa stagione. I motivi geometrici in rilievo sulla pelle si fondono, esaltati dai materiali e dall'abilità degli artigiani, in primis dei maestri della curvatura del legno. Per un risultato finale che mixa il design giapponese e la lavorazione mediorientale, nel perfetto spirito identitario di Nada Debs, di origini levantine, cresciuta tra il Giappone e gli Usa e attualmente attiva tra Dubai e Beirut.

Tessere fili 
Paralumi personalizzati realizzati con materiali riciclati e a basso impatto, ma anche collezioni speciali per chi vuole avere già alcune ispirazioni di paralumi dai colori combinati. Sicuramente, comunque si scelga, è un tripudio di tonalità che armonicamente si accostano e compenetrano. Gemma Margalef Soldevila è nata a Barcellona e si è trasferita a Milano nel 2003. Nel 2018 ha creato Caliu Milano: un mondo di paralumi attenti alla sostenibilità, fatti con materiali completamente riciclabili, biodegradabili e non tossici. Oltre alla possibilità di progettare il proprio paralume o di cercare tra le collezioni, sono in vendita anche alcuni pezzi unici. Come la lampada in filo di cotone Serie1 Gold, realizzata a mano con pregiati filati italiani e cotone satinato color oro, che perfettamente si abbina ai toni del blu, del rosa e del grigio, con cui è stata ideata. Tutti gli oggetti sono pensati per durare, sono quindi smontabili, riparabili e durevoli.

Dipingere la terra
Materia Ceramica ha una storia tutta italiana. Parte da Maria Antonietta Taticchi, che da oltre 30 anni lavora a mano e dipinge ceramiche dove racconta gli scorci delle sue colline e dei paesaggi umbri. Quest'artista ha aperto il suo laboratorio nel 1986 nel centro storico di Perugia dopo aver appreso i segreti della ceramica dai maestri artigiani di Deruta. Nel 2015 si unisce a lei anche la figlia, Caterina Aquinardi, per creare disegni astratti ispirati alla natura.L'argilla usata dai tornianti di Deruta viene estratta dalle cave vicino al fiume Tevere e dopo viene sottoposta a particolari processi di raffinazione. Maria Antonietta si reca proprio nei laboratori dei vasai e dei tornianti per scegliere i pezzi, e poi li porta nel suo studio, dove li leviga, li spolvera, li immerge nello smalto bianco. E poi li dipinge con terre e polveri di ossidi metallici mescolati ad acqua. Il brand è stato acquisito dalla piattaforma Artemest.

Marine Serre, la designer che cresce
Dalla vittoria del premio LVMH Young Fashion Designer 2017, Marine Serre continua a crescere. Come il simbolo del suo brand, quella luna crescente spesso declinata come un mantra all over sui capi. Nel 2017 era stata selezionata dalla giuria per “la capacità di coniugare con intelligenza ispirazioni orientali, abbigliamento sportivo e stile urbano, creando grazie a questi contrasti un'estetica unica”. Quella voce, quella personalità, quella “volontà d'acciaio” che aveva visto in lei Karl Lagerfeld l'ha portata oggi a essere una delle giovani designer più affermate e riconoscibili, pioniera in tempi non sospetti del patchwork e della ricombinazione di tessuti inutilizzati o capi invenduti. All'ultima Fashion Week di Parigi Marine Serre ha debuttato in una triplice versione: alla presentazione della collezione ha aggiunto una mostra - Marine Serre – Hard Drive Exhibition - per permettere al pubblico di esplorare il processo di creazione rigenerativa del brand e un pop-up store che dava la possibilità ai visitatori di rigenerare i propri capi e brandizzarli con il logo della luna crescente. La collezione presentata riconferma vincente l'ibridazione di sportswear e look più eleganti. Focus sulla fantasia a quadri, perfetta come risultato di ricombinazione di tessuti differenti e capi genderless, e sull'upcycling che da sempre la contraddistingue e che si fa via via più stupefacente. L'abito nella foto, per esempio, è frutto della riconversione di sei asciugamani in un modello che s'ispira, nella costruzione a un grembiule. Ma gli spacchi ai lati, chiusi da bottoni automatici, suggeriscono di inventare altre vestibilità.

Un abbonamento alla bellezza
Di recente è stata lanciata la collezione Bride - pochi strategici pezzi che danno un'alternativa meno convenzionale ma per nulla meno ricercata al tradizionale abito da sposa. Oggi Blazé, il brand fondato da Delfina Pinardi, Maria Sole Torlonia e Corrada Rodriguez d'Acri intorno al concetto del blazer perfetto, aggiunge un nuovo tassello al suo immaginario: una collezione di bouquet “essenziali”, nati in collaborazione con quattro floral designer di Milano, Roma, Firenze e Los Angeles per esprimere lo spirito del brand. Si ordinano sul sito blazè.com e si riceve a casa, anche in abbonamento mensile.

Minimal, con sentimento
SA SU PHI come ça suffit: quanto basta in francese. Il brand, nato da un'idea di Sara Ferrero e Susanna Cucco, elabora con i suoi capi un concetto di essenzialità che non manca di coraggio ed espressività. “Pensato da donne che sono amiche, madri, mogli e professioniste impegnate, dedicato a donne che sono amiche, madri, mogli e professioniste impegnate”, offre capi dalle forme pratiche e al tempo stesso architettoniche, pezzi chiave che, come moduli, possono essere interpretati personalmente. La collezione A/1 2022, disponibile da giugno, è realizzata artigianalmente in Italia a partire da lane, sete e cotoni forniti da eccellenze italiane come Carriaggi, Albini, Zegna e Ratti.

Femminile al cubo
Come nel caso del blazer, la camicia è uno di quei pezzi chiave che possono «far cambiare l'attitudine, il modo di agire, la self confidence». Ne è convinta da sempre Pina Gandolfi, giornalista creative director e fashion editor che, attorno al suo amore per le camicie, ha concretizzato un'idea di stile e un intreccio di mani, idee e competenze. I capi Pina G si realizzano, materialmente, con la collaborazione della Cooperativa Alice, attiva dal 1992 con laboratori sartoriali e artigianali a Milano e nelle sezioni carcerarie milanesi di San Vittore, Bollate e Monza. Un brand femminile al cubo, che accanto alle camicie – eclettiche o classiche – ecco arrivare il poncho: da viaggio o da città, da spiaggia, da montagna e, perché no, da divano. Con taglio a vivo e rifinito con gros grain è il capo trasversale per eccellenza, a pari merito con la camicia.

Padma Rajendran,

Uno sguardo giovane
Artists on our radar è la selezione curatoriale di Artsy che propone artisti emergenti da tenere d'occhio e una collezione di loro opere subito acquistabili. Per questo mese la piattaforma accede i riflettori su artiste molto diverse, ma con una voce ugualmente potente. Ne segnaliamo tre. Chechu Álava, con i suoi ritratti eterei e sognanti, indaga i ruoli delle donne nella mitologia antica e moderna. I dipinti di Padma Rajendran attraversano i confini della tela, colonizzano abiti e tessuti come la seta, per rappresentare con colori vibranti e tracci decisi interni domestici o paesaggi ideali. Nata alle Bermuda e cresciuta in Cina, Gherdai Hassell trasferisce la sua esperienza migratoria in collage che remixano il passato per generare immagini del futuro. I suoi sono ritratti femminili dove l'estetica dell'afrofuturismo incontra la tecnica calligrafica cinese per affermare un'esistenza espansiva e sfaccettata in cui la somma è sempre maggiore delle sue parti.

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