settore wedding

Feste nuziali, lo stop in Puglia fa perdere un miliardo di ricavi

Nel 2019 il business delle feste nuziali ha visto 17mila matrimoni e 100mila posti

di Vincenzo Rutigliano

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Il matrimonio in spaggia a Monopoli il 31 agosto 2017, degli ereditieri newyorkesi Eliot Sutton e Renèe Cohen, 19 anni lui, 22 lei

Nel 2019 il business delle feste nuziali ha visto 17mila matrimoni e 100mila posti


4' di lettura

Lo stop alle feste nuziali in Puglia vale un miliardo di euro di mancati ricavi. Tra i primissimi ad essere fermati dal blocco deciso il 4 marzo, il settore wedding ed eventi è letteralmente in ginocchio con prenotazioni annullate e date rinviate, se va bene, al 2021. In mezzo coppie di promessi sposi in piena crisi di nervi sul da farsi ed operatori del settore che, fatti due conti, temono per la loro sopravvivenza: il 2020 è quasi del tutto compromesso con chiusure che potrebbero sfiorare, se non arrivano aiuti immediati e a fondo perduto, il 70% del totale delle aziende attive.

Visti oggi, i numeri del wedding raggiunti dal settore nel 2019 sono un miraggio lontanissimo. L’anno scorso il business delle feste nuziali ha raggiunto in Puglia il tetto del miliardo di euro dei ricavi con 17mila matrimoni, occupazione per quasi 100mila lavoratori stagionali tra aprile ed ottobre e un indotto vastissimo che mobilita fioristi, parrucchieri, estetisti, fotografi, wedding planner, dj, videografi,sarti, stilisti, ed imprese collegate (bomboniere, cristalleria, tovagliati, porcellane, mobili da giardino e addobbi, alberghi,autonoleggio,prodotti edili, servizi di manutenzione, giardinaggio, etc). Per il 2020 le previsioni a inizio stagione erano addirittura migliori con un aumento fino a 19mila matrimoni prenotati, per il 10% stranieri, e questo è un altro business nel business. «Ogni matrimonio straniero - spiega infatti Michele Boccardi, presidente nazionale di Assoeventi, la sezione di Confindustria nata per il wedding e gli eventi - moltiplica per 5 i ricavi di un matrimonio italiano tra pernottamenti in albergo degli invitati, in media da 3 a 6 giorni, shopping, nolo auto, services, voli aerei,etc ».

Negli ultimi 4-5 anni la Puglia è diventata infatti la meta privilegiata sia dal wedding tourism che dal turismo internazionale con matrimoni vip di livello altissimo, con 2mila dei 9mila matrimoni programmati quest’anno in Italia. Tutti di grande prestigio come quelli previsti in calendario quest’anno - grazie al lavoro di sales e corrispondenti esteri in Usa, a Londra e a Parigi - alla Masseria “Il Melograno” e al boutique hotel “La Peschiera” di Monopoli, strutture del gruppo Talea Collection. «Proprio questi matrimoni- spiega il general manager, Andrea Sabato - sono stati i primi ad essere stati annullati o posticipati all’estate 2021, con effetti devastanti sul conto economico di tutto il settore». Dopo quelli internazionali è arrivata la lenta ritirata anche del wedding locale,«con una flebile speranza - conclude Sabato - nella piccola finestra tra settembre e dicembre 2020». Questo “terremoto” però non ha “smosso” il Governo. Boccardi, insieme a Federturismo di Confindustria, ha scritto al Governo, per portare al tavolo Colao le ragioni del settore eventi che, in Italia, nel 2019, ha generato un giro di affari di 33 miliardi di euro. Dal Governo nessuna risposta con il risultato che a preoccupare gli operatori non è soltanto l’azzeramento dei ricavi che, per fare l’esempio di Tenuta Menelao, a Turi, la struttura del presidente Boccardi, sono scesi a 11.000 euro nel primo semestre 2020, contro i 2,1 milioni dello stesso periodo del 2019. Preoccupa ancora di più la prospettiva. «Il male più grave è l’incertezza, questo continuo stop and go, questo fare Dpcm ogni 2 settimane, questa carenza di visione». E al netto di ogni prudenza c’è il rischio che, senza un orizzonte chiaro, anche qualche apertura pilota, per esempio al 50% degli invitati, fatta per testare l’applicabilità delle prescrizioni che verranno dettate, non sarà possibile. «Oggi il 90% delle strutture -dice Boccardi - ha i calendari vuoti. Anche se Conte volesse dirci aprite dal primo luglio non abbiamo più coppie in calendario. Questo è un aspetto gravissimo che non riusciamo a far capire a Patuanelli, Franceschini e Conte. Né si va lontano con questa idea di distribuire risorse a pioggia che saranno bassissime e sarà solo uno spreco e non ci aiuteranno. Tutto ciò è gravissimo». E invece per evitare le chiusure serve sì un contributo a fondo perduto, ma tarato sul 25% dei ricavi 2019, a valere sul Pon 2014/2020, E invece per evitare le chiusure serve sì un contributo a fondo perduto, ma tarato sul 25% dei ricavi 2019, a valere sul Pon 2014/2020, e con vincolo di destinazione per il pagamento dei fornitori per gli ordini di materie prime giacenti e deperibili, delle utenze e per effettuare le manutenzioni ordinarie e straordinarie delle strutture che, in Puglia, hanno parchi e giardini attrezzati estesi, in media, 3-4 ettari. Insieme al contributo servono anche garanzie certe per riaprire in sicurezza e reagire a questo “tsunami”, come lo definisce Gianluca Confalone, la cui famiglia gestisce Villa Carafa, dimora storica per ricevimenti e matrimoni nell’agro di Andria, nella Bat. «Alla riapertura le nostre strutture devono essere luoghi sicuri per sposi ed invitati. Devono dirci perciò che protocolli di sicurezza dobbiamo applicare nella fase 2. Se tra agosto e settembre - dice Confalone, che ha riprotetto sul 2021 molti matrimoni di quest’anno, compresi i 20 stranieri in calendario - dovesse arrivare un vaccino potrei pure fare, ad agosto, un’ apertura pilota, e valutare i risultati, oltre alle responsabilità da assumere. Perciò - conclude - serve riaprire,in sicurezza, o tutto il 2020 salterà e 3/4 degli operatori non apriranno proprio».

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