cinema

Festival di Berlino, sorprende «Out Stealing Horses». Delude Fatih Akin

di Andrea Chimento


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Una scena del film «The Golden Glove» di Fatih Akin in concorso al Festival di Beglino

2' di lettura

Arriva dalla Norvegia uno dei titoli più interessanti di questa prima parte del Festival di Berlino: si tratta di Out Stealing Horses di Hans Petter Moland, tratto dal romanzo omonimo di Per Petterson del 2003. Protagonista è Stellan Skarsgård nei panni di uomo da poco rimasto vedovo che decide di isolarsi da tutto e da tutti. Un incontro imprevisto, però, lo farà tornare a riflettere sul suo passato. In concorso al Festival di Berlino per la quarta volta, Hans Petter Moland mette in scena un complesso dramma giocato sui flashback e su diverse temporalità: quello che ne risulta è lo stratificato ritratto psicologico di un uomo che negli anni ha subito diversi traumi, pronti a fare nuovamente capolino nella sua mente dopo la morte della moglie.

Una scena di «Out stealing horses»

La struttura narrativa è forse troppo intricata e il disegno complessivo non sempre fluido al punto giusto, ma Moland dimostra buona mano registica grazie al suo tocco visivo delicato e a un montaggio capace di tenere alto il ritmo per buona parte della visione. Alcuni passaggi (tra cui il finale) risultano un po’ frettolosi, seppur il film riesca comunque a coinvolgere e toccare corde emotive profonde, soprattutto nella parte ambientata nel 1999, pochi giorni prima dell’arrivo del Nuovo Millennio. Notevole contributo del sempre bravo Stellan Skarsgård, che con Moland ha già lavorato altre volte: potrebbe essere in lizza per l’Orso d’argento come miglior attore, puntando così al bis dopo il riconoscimento ottenuto nel 1982 per il film The Simple-Minded Murder di Hans Alfredson.

Grossa delusione in concorso è stato invece l’ultimo film di Fatih Akin, The Golden Glove, uno dei titoli più attesi della competizione. Al centro c’è la vera storia di Fritz Honka, serial killer che ha terrorizzato la città di Amburgo negli anni Settanta. Reduce dal sopravvalutato Oltre la notte di due anni fa, Fatih Akin torna con un progetto molto diverso, ennesimo segnale di una filmografia sempre differente, in cui non è semplice riconoscere un tocco personale.
Il regista tedesco, figlio di emigrati turchi, punta sul grottesco per rappresentare il marciume della vita e delle azioni di Honka, ma così facendo superficializza tutto il suo lavoro, senza riuscire a scuotere minimamente lo spettatore. Più che un film vero e proprio, The Golden Glove è una serie di sequenze spesso slegate fra loro, dove si fatica a dare un senso all’intera operazione.

Una scena di «God Exists, Her Name is Perunija»

Infine, da segnalare una bella sorpresa: God Exists, Her Name Is Petrunija, firmato dalla regista macedone Teona Strugar Mitevska. Presentato anch’esso in concorso, il film ha come protagonista una ragazza di 32 anni, che non riesce a trovare lavoro e vive ancora con i genitori. Mentre torna a casa da un colloquio, si ferma ad assistere a una particolare cerimonia religiosa, in cui compirà un atto che potrebbe cambiare la sua vita. Film fortemente militante sul tema della discriminazione femminile, God Exists, Her Name Is Petrunija è una pellicola diretta ed essenziale, che spinge sui contenuti che stanno maggiormente a cuore alla regista, senza alcuna scelta ipocrita o retorica. Il risultato è un lungometraggio semplice ma efficace, tra i più incisivi visti fino a oggi a Berlino. L’attrice principale Zorica Nusheva potrebbe ambire al riconoscimento per la miglior interpretazione femminile.

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