cinema

Festival di Berlino: stasera la consegna dell'Orso d'oro. Tra i favoriti il russo «Dovlatov»

di Andrea Chimento

2' di lettura

A Berlino impazza il toto-Orso: in attesa della cerimonia di questa sera, bookmakers, appassionati e addetti ai lavori votano i propri favoriti nella corsa ai premi principali del festival tedesco.
Ripensando all'intero cartellone, si può dire che è stata una competizione che ha alternato alti e bassi, tra registi che hanno sorpreso o confermato il loro talento e altri che invece non meritavano di essere inseriti in un concorso così importante.

Va segnalata, prima di tutto, l'ottima figura del cinema tedesco, che ha presentato quattro titoli a loro modo tutti interessanti: il film più rilevante in assoluto è stato «Transit» di Christian Petzold, una potente riflessione sull'Europa di ieri e di oggi, ma hanno stupito positivamente anche «In the Aisles» di Thomas Stuber (tra i favoriti per l'Orso d'oro) e «3 Days in Quiberon» di Emily Atef, incentrato su alcuni giorni nella vita di Romy Schneider.
Il quarto titolo tedesco in concorso è stato «My Brother's Name Is Robert and He Is an idiot» di Philip Gröning, un film che ha diviso molto (diversi critici l'hanno amato, ma tanti altri l'hanno odiato) e che, in ogni caso, non ha lasciato indifferenti.

Loading...

In prima fila nella corsa all'Orso d'oro c'è «Dovlatov» del russo Alexey German Jr., una panoramica su alcuni giorni nella vita di Sergej Dovlatov, scrittore che è stato molto apprezzato soltanto dopo la sua morte.
La grande sorpresa del festival, però, è stato il norvegese «U – July 22» di Erik Poppe, un film girato con un solo piano-sequenza e incentrato sulla strage di Utøya del 22 luglio 2011. È un'opera scioccante, che ci auguriamo possa trovare spazio nel palmarès.
Ha convinto praticamente tutti Wes Anderson con il suo film d'animazione «L'isola dei cani», ennesima conferma del suo grande talento. Ha diviso, ma continua a essere un cineasta unico, il filippino Lav Diaz, autore del torrenziale e potente «Season of the Devil», riflessione sul periodo più difficile della storia recente del suo paese.
Tra gli altri titoli più attesi, ha convinto solo a metà «Don't Worry» di Gus Van Sant, mentre è stato tra i più deludenti «Eva» di Benoît Jacquot con Isabelle Huppert.

Possibili sorprese tra i lungometraggi che potrebbe premiare la giuria capitanata da Tom Tykwer sono l'opera prima paraguayana «Las herederas» di Marcelo Martinessi, l'interessante messicano «Museo» di Alonso Ruizpalacios e anche il polacco «Mug» di Malgorzata Szumowska, regista già premiata a Berlino tre anni fa per «Body».
Infine, qualche piccola speranza di andare sul palco questa sera ce l'ha anche Laura Bispuri con il suo «Figlia mia», unico italiano in concorso. L'opera seconda della regista romana ha ricevuto un'accoglienza divisa tra elogi e critiche, ma visto il tema importante di cui il film tratta potrebbe comunque trovare uno spazio nel palmarès.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti