Cinema e Media

Festival di Berlino: stasera la consegna dell'Orso d'oro. «La paranza dei bambini» è stato tra i migliori del concorso

di Andrea Chimento


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2' di lettura

A Berlino impazza il toto-Orso: questa sera verranno annunciati i vincitori durante la cerimonia di premiazione, ma intanto appassionati e addetti ai lavori votano i propri favoriti tra i film presentati al Festival tedesco.
Ripensando all'intero cartellone, come sottolineato da più parti, questa 69esima edizione non è stata particolarmente brillante, con un concorso con più bassi che alti e pochi registi che sono riusciti a confermare o a dimostrare il loro talento.

Tra questi, però, c'è senz'altro Claudio Giovannesi con «La paranza dei bambini», film tratto dal romanzo di Roberto Saviano.
Il regista romano, già conosciuto per «Alì ha gli occhi azzurri» e «Fiore», è davvero maturato e ha diretto una pellicola non facile e forte di diverse sequenze da ricordare. Il film ha diviso la stampa internazionale, ma meriterebbe sicuramente un posto nel palmarès. Oltre alla regia e alla sceneggiatura, anche il giovanissimo protagonista Francesco Di Napoli, nonostante sia un esordiente, si è già dimostrato all'altezza di un riconoscimento.

«La paranza dei bambini»

Altri autori che si sono distinti sono senza dubbio Wang Xiaoshuai, che con il suo «So Long, My Son» ha firmato il lungometraggio più emozionante del concorso, e la regista macedone Teona Strugar Mitevska con «God Exists, Her Name Is Petrunija», pellicola impegnata con una grande prova d'attrice di Zorica Nusheva, papabile candidata per la miglior interpretazione femminile.
Non si può poi non citare un grande nome come François Ozon, che ha diretto un buon film come «Grâce à dieux», su un tema forte come quello dello scandalo pedofilia che ha investito recentemente la diocesi di Lione.

Una menzione la meriterebbero inoltre due film più originali come «Ghost Town Anthology» del canadese Denis Côté e «Öndög» del cinese Wang Quan'an, anche se la critica ha dato maggiori preferenze a «Synonymes» dell'israeliano Nadav Lapid e «A Tale of Three Sisters» del turco Emin Alper.

In attesa che la giuria capitanata da Juliette Binoche sveli i vincitori, va ricordato che in questa edizione fortemente contrassegnata dalla presenza femminile, uno dei film più importanti in assoluto è stato presentato fuori concorso: si tratta di «Varda par Agnès», nuova pellicola di Agnès Varda, grande artista che ha superato i novant'anni d'età e che continua a proporre un cinema personale e coraggioso. Questo suo nuovo progetto è un vero e proprio autoritratto per immagini, con cui la regista ripensa a tutta la sua filmografia e anche a tutta la sua vita. Sicuramente è uno dei titoli indimenticabili della Berlinale 2019, oltre che vero e proprio testamento della carriera di un'autrice che ha fatto la storia del cinema.

    «Amazing Grace»

    Da segnalare un altro documentario su una grande artista: «Amazing Grace», che racconta il celebre concerto di Aretha Franklin del 1972.
    Due serate in cui venne registrato il celebre album omonimo della cantante, riprese dal famoso regista Sydney Pollack per un film che, però, non venne mai completato.
    Ora quel progetto vede finalmente la luce (il film è stato terminato da Alan Elliott) e, nonostante le immagini siano piuttosto sgranate e non troppo accattivanti, la voce della Franklin è talmente potente che non si può che rimanere comunque a bocca aperta.
    Un bell'omaggio all'icona della musica soul e gospel, scomparsa lo scorso 16 agosto all'età di 76 anni.

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