Taranto

Festival Valle d'Itria, 2.085 minuti di musica e 11 sold out su 20 serate

Bilancio della kermesse

di Domenico Palmiotti

I punti chiave

  • Il bilancio
  • Le opere
  • Gli sponsor

3' di lettura

«Il bilancio è molto positivo. Abbiamo raggiunto 2.085 minuti di musica intensissima offerti in 20 serate consecutive, di cui 11 tutte esaurite, e gli spettacoli hanno sempre avuto un affluenza di pubblico incredibile ed una attenzione di pubblico incredibile anche per opere impegnative come “La Griselda” che dura 3 ore e mezza. La gente è rimasta sino alla fine». È il bilancio che traccia della 47esima edizione del Festival della Valle d'Itria di Martina Franca (Taranto), il direttore artistico Alberto Triola. La sera del 5 agosto, nel grande atrio di Palazzo Ducale, c'é stato il finale della manifestazione con un omaggio ad Enrico Caruso e ad Astor Piazzola (a cento anni dalla morte del primo e dalla nascita del secondo) con l'orchestra (Ico, Istituzione concertistico musicale) della Magna Grecia. Tre i titoli principali messi in scena quest'anno: La Creazione di Franz Joseph Haydn, La Griselda di Alessandro Scarlatti e L'Angelica di Nicola Porpora. Insieme a queste opere, una serie di altri concerti tra chiostro San Domenico a Martina Franca, masserie della Valle d'Itria (Il canto degli ulivi) e Castello Aragonese di Taranto. Non sono poi mancate due iniziative rivolte ai giovanissimi: pass gratuiti per gli under 30 per accedere alle prove generali al Palazzo Ducale delle tre principali produzioni e “Bambini… all'opera”, della Fondazione Paolo Grassi, per far seguire ai più piccoli il backstage del Festival facendo conoscere da vicino i protagonisti. Sponsor del Festival, sono stati tra gli altri Edison, masseria Torre Maizza-Rocco Forte Hotel, Rolex e Consorzio di tutela del Primitivo di Manduria. Impegnati le orchestre del Petruzzelli di Bari e La Lira di Orfeo e il coro Ghisleri di Pavia.
Triola: perchè il titolo Fiat lu”
«Abbiamo avuto un pubblico internazionale - dice Triola - e soprattutto non un pubblico di “specialisti” ma un pubblico di persone comuni, normali, che hanno vissuto questo Festival come un'ondata di luce così come ci auguravamo scegliendo il titolo, per la 47esima edizione, Fiat lux. È proprio quella luce quando l'uovo, nell'opera La Creazione, si schiude ed invade il palcoscenico. Il cartellone - commenta Triola - ha delineato un percorso storico e culturale che prende le mosse dal barocco napoletano di Alessandro Scarlatti e Nicola Porpora per arrivare al Classicismo viennese di Haydn e quindi fino a Schubert. Ma le opere musicali proposte, hanno anche aperto ad una lettura in cui possono essere trovati agganci e rimandi alla condizione attuale in cui l'uomo e le società si stanno dibattendo, a partire dall'evidenza più lampante. Fiat lux è infatti quel nuovo inizio, dato dalla necessità impellente di un'autentica ri-creazione del mondo».
Verso l'edizione del cinquantenario
«Questa edizione - commenta Triola che insieme al direttore musicale Fabio Luisi e al presidente della Fondazione Paolo Grassi, Franco Punzi, guida la macchina organizzativa del Festival con 270 persone impegnate - credo che sia tra quelle che resteranno scolpite nella storia. Stiamo ovviamente pensando - prosegue Triola - alla edizione del prossimo anno con la prudenza che ancora non sappiamo se l'anno prossimo potremo tornare alla normale capienza. L'anno scorso, in un contesto diverso dall'attuale, il Festival si è ugualmente svolto. È stata una sfida? Ma questo Festival da quando è nato - ormai va verso il mezzo secolo di vita, manca poco - ha dimostrato di tenere fede alla sua missione, tenace, consapevole del suo ruolo nel Mezzogiorno d'Italia ma essendo un faro per l'Italia e per l'Europa. Ai nostri spettacoli c'erano giornalisti da tutta Europa e sono uscite recensioni bellissime. Il Festival della Valle d'Itria di Martina Franca è riconosciuto anche in tutto il resto del mondo della musica come un vero unicum e questo di riempie di orgoglio. Noi abbiamo un nostro tratto identitario, distintivo. Non potremmo fare diversamente anche perché tradiremmo la volontà dei padri fondatori aggiunge Triola. E tra i padri fondatori vi è la storica figura di Paolo Grassi, di famiglia di Martina Franca, che negli anni ‘80 fu sovrintendente del Teatro La Scala e presidente della Rai, nonché fondatore nel 1947, insieme al regista Giorgio Strehler, del Piccolo Teatro di Milano. «Ci sono già Festival che propongono un altro tipo di musica, hanno platee storiche adatte per quello - osserva Triola riferendosi ad altri eventi di musica -. Il Festival della Valle d'Itria - conclude - è invece un habitat, è un ecosistema culturale fantastico, da difendere e da proteggere, continuando sulla strada di non trasformarlo e di non chiuderlo in un'élite, ma di farlo diventare un Festival popolare di qualità. Questa è la grande scommessa».

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