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Fiammata dell’inflazione in autunno (temporanea ma non troppo)

I prezzi al consumo a settembre sono del 2% più elevati rispetto al pre-pandemia (settembre 2019). Allo stesso tempo l'attività economica e in particolare i consumi delle famiglie sono ancora lontani da tali livelli

di Andrea Carli

Inflazione, a settembre balzo dal 2 al 2,6%

3' di lettura

La fiammata inflazionistica che sta caratterizzando l’economia italiana, e che nei mesi autunnali potrebbe tradursi in una crescita dei prezzi al consumo superiore al 3%, va valutata come fenomeno temporaneo, in particolare perché i prezzi sui mercati internazionali di numerose commodity stanno rientrando dai picchi dei mesi scorsi e non sembra si siano innescati effetti di second-round.

Tuttavia - mette in evidenza l’Area Studi Legacoop e Prometeia, nel report “Il rialzo dell'inflazione: un fattore transitorio, ma aumentano i rischi che possa divenire strutturale” - la crescita dell'inflazione, e il timore di nuovi incrementi dei prezzi in comparti di grande impatto, come le tariffe energetiche, influenzerà la ripresa dei consumi delle famiglie, in particolare quelle a basso reddito, alimentando gli effetti diseguali della crisi e peggiorando la distribuzione del reddito. Inoltre, ed è questo il secondo scenario da prendere in considerazione, qualora le tensioni inflazionistiche non risultino circoscritte settorialmente e temporalmente ma, in ragione della loro permanenza, finiscano per traslarsi lungo tutta la filiera dei prezzi, c'è il rischio che inneschino “second-round effect salariali” (effetti di rimando sul livello dei salari, ndr) e si radichino nelle aspettative. Con la conseguenza che la fiammata dell’inflazione rischia di diventare, in questa ipotesi, strutturale.

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La variabile “effetti base”

Lo studio, nel ricordare come l'inflazione al consumo in Italia continui ad accelerare (in settembre si è portata al 2,5% dal 2% di agosto), sottolinea che la ripresa dell'inflazione risente dei cosiddetti “effetti base” (ovvero del fatto che crescite anche modeste mese su mese si confrontano con le cadute dei prezzi che hanno accompagnato i primi lockdown a inizio 2020), ma non solo di questi, in quanto i prezzi al consumo, a settembre, sono del 2% più elevati rispetto al pre-pandemia (settembre 2019), mentre l'attività economica, e in particolare i consumi delle famiglie, sono ancora ben lontani da quei livelli.

La spinta del caro bollette

La componente energetica è la principale responsabile dell'aumento dell'inflazione, come è reso evidente dalle tariffe energetiche (energia elettrica e gas) aumentate dell'11% nel terzo trimestre rispetto al precedente. Gli aumenti già stabiliti per ottobre porteranno a un ulteriore incremento di quasi il 20% nel quarto trimestre rispetto al terzo. Tra gennaio e dicembre 2021, è la previsione dell’indagine, l'incremento delle tariffe sarebbe attorno al 40%, contribuendo per circa 1 punto percentuale alla crescita dei prezzi al consumo. Questi aumenti tariffari, che sarebbero stati ben più alti se non ci fosse stato l'intervento del governo che ha stanziato 4.5 miliardi di euro, riflettono quelli dei prezzi delle materie prime e in misura minore dei permessi per l'emissione di CO2.

La corsa dei prezzi dei manufatti

Non stanno aumentando solo i prezzi delle materie prime energetiche. La conferma arriva dall'andamento dei prezzi alla produzione dei prodotti manufatti. La crescita dei prezzi dei manufatti non alimentari ha raggiunto in agosto il 7.8% (era 6.9% in luglio), un valore che non si osservava dagli anni 90. Un segnale della pressione che si sta esercitando sui costi delle imprese. Dietro a questo valore medio si nascondono ampie differenze settoriali. La quota dei settori i cui prezzi aumentano più del 10% (con punte oltre il 50%) sono il 18.2%, ma ben il 44% dei settori registra incrementi tra il 3% e il 10%, valori comunque elevati per questa tipologia di beni, da anni caratterizzata da un'inflazione molto bassa, schiacciata dalla concorrenza internazionale.

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