TURCHIA

Fiammata per lira turca e Borsa dopo vittoria Erdogan. Poi il dietrofront

di Andrea Fontana

2' di lettura

Fiammata di breve durata per la lira turca e per la Borsa di Istanbul all'indomani della affermazione del presidente uscente Recep Tayyip Erdogan alle elezioni presidenziali e del suo partito in quelle parlamentari. La prima reazione dei mercati finanziari sugli asset turchi è stata positiva con acquisti sulla valuta locale, sui titoli di stato e sull'azionario ma si è probabilmente trattato di ricoperture dopo la pressione legata all'attesa del voto e alla possibilità che si aprisse una fase di incertezza politica nel Paese. Così non è stato e gli investitori sono tornati inizialmente a comprare favorendo un recupero generale di breve durata come pronosticavano gli analisti. Il cambio dollaro/lira turca ha perso anche il 2%, portandosi ai minimi da due settimane, e lo stesso movimento ha interessato l'euro/lira (segui qui l'andamento della valuta): poi il dietrofront che ha riportato i rapporti sui livelli di venerdì. Contestualmente la Borsa di Istanbul, scattata del 3,5% in avvio, è tornata a scendere, mentre i titoli di Stato a dieci anni mostrano sul mercato secondario un rendimento di nuovo vicino al 15,9%.

Erdogan ha raccolto un consenso del 52% per le presidenziali ma anche la coalizione formata dal suo partito Akp e da Mhp ha ottenuto la maggioranza assoluta nel voto per il parlamento evitando il ballottaggio. La rimonta temporanea della lira turca, facevano notare questa mattina gli esperti di Unicredit Research, è stata la risposta al venir meno dell'incertezza politica in Turchia anche se il quadro che emerge dal voto è quello considerato meno auspicabile dai mercati nel medio-lungo periodo visto che non ci saranno probabilmente cambiamenti nelle strategie di Erdogan che possano supportare il rilancio dell'economia del Paese. Per questo motivo, fanno notare gli analisti, a una fase di ricoperture sulla divisa locale, è probabile segua una ulteriore vulnerabilità della lira.

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La valuta ha perso il 19% a maggio e il 34% in un anno, a fronte di un'inflazione in netto rialzo e un enorme deficit corrente. La moneta aveva cominciato ad accelerare i cali quando Erdogan aveva fatto capire che vorrebbe avere maggiore presa sulla politica monetaria e aveva definito un rialzo dei tassi come «la madre e il padre di tutti i mali», mettendo al centro della sua campagna per la rielezione proprio la promessa di una politica accomodante ancora a lungo.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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