Sessant’anni

Fiat 1500 cabriolet, un piccolo gioello incompreso e finora sottovalutato

Oggi queste vetture si pagano tra i 20 e i 30mila euro, con un rapporto qualità/prezzo irresistibile anche per gli appassionati più esigenti

di Vittorio Falzoni Gallerani


default onloading pic

3' di lettura

Se esiste un modello che può testimoniare inequivocabilmente lo svantaggio rappresentato dal marchio Fiat, quando non abbinato allo scorpione dell’Abarth, nel mondo del collezionismo a quattro ruote, questo è la «118» (dal numero di progetto) di cui con queste righe vogliamo celebrare il giubileo; è infatti molto difficile capire, pur con tutto il rispetto, come una Fiat 1500 Cabriolet (così si è sempre chiamata pur avendo due soli posti) possa avere una valutazione che è poco più di un quarto di quella di una Alfa Romeo Giulietta Spider.

Più giovane di qualche anno, la Fiat sfoggia una linea, firmata dalla stessa squadra della Pinin Farina che aveva disegnato la rivale milanese, che ben poco ha da invidiare ad essa: se l’Alfa, infatti, risente di essere stata concepita quasi in contemporanea con la Lancia Aurelia B24, la Cabriolet Fiat mostra una parentela abbastanza evidente con la Ferrari 250 GT 2+2; e scusate se è poco...

Vista per la prima volta al Salone di Ginevra del 1959 con motore 1,2 litri della Fiat 1200 Granluce con potenza portata a 59 CV, veniva ben presto affiancata da una versione 1500 S da 80 CV sviluppati da un motore bialbero derivato da quello della Osca MT4, una delle tante purosangue concepite dai fratelli Maserati una volta tornati a Bologna, addomesticato per l’impiego stradale. Oggi, in effetti, questa prerogativa riesce a riscaldare, in certi casi, il cuore degli appassionati ma molto meno di quanto sarebbe lecito aspettarsi anche nel caso di quei pochissimi esemplari che, da nuovi, furono rispediti a Bologna per una cura ricostituente di proporzioni molto rilevanti: basta pensare che il loro motore arrivava a sviluppare 105 CV; ed anche piuttosto costosa perché comportava anche la modifica dei freni con dischi davanti, del rapporto al ponte allungato e l’adozione dei cerchi in lega leggera: una vera rarità all’epoca.

E lo stesso accade con l’erede della 1500 S «di serie», quella 1600S del 1962 che, attraverso l’arrotondamento della cilindrata e l’adozione di un secondo carburatore eleva la potenza a 90 CV; con quasi 180 km/h essa assolve bene al compito di sportiva di punta alla quale la Fiat affianca, al Salone di Ginevra del 1963, l’erede della 1200 Cabriolet ritenuta ormai troppo lenta per reggere la concorrenza anche come «spider d’accesso». Stiamo parlando ora della Fiat 1500 Cabriolet (senza «S») con motore ad aste e bilancieri, ereditato dalla berlina nata un paio di anni prima, sviluppante 72 CV: una potenza dignitosa in grado di accontentare certamente la clientela di questo tipo di auto; con questa nuova versione debutta l’importante restyling della parte frontale dove la calandra assume dimensioni a tutta larghezza e sparisce la finta presa d’aria sul cofano motore anche sulla 1600S che, per ricompensa, dispone di una doppia fanaleria di dimensioni generosissime che le conferiscono indubbia grinta aggiuntiva.

Nel corso della primavera 1965 va in scena l’ultimo atto di questo misconosciuto modello: una fase in cui esso raggiunge piena maturità, eliminando anche l’ultimo ostacolo sulla strada della totale competitività con le concorrenti Alfa Romeo, attraverso la tanto desiderata adozione del cambio a cinque marce; questi ultimi esemplari sono immediatamente riconoscibili per lo stemma rotondo circondato d’alloro, allora prerogativa delle Fiat sportive, che campeggia al centro della calandra.

Questo piccolo distintivo è emblema di un’auto veramente piacevole sotto ogni aspetto: svelta boulevardier la 1500, sportiva vera la 1600S, rappresentavano e rappresentano proposte capaci di accontentare, ieri come oggi, una vasta platea di appassionati della guida. Con due tipologie comunque diverse: in cerca di una spider disimpegnata e divertente la prima, composta da collezionisti più attenti la seconda; a tutti poi, fin dal debutto del primo motore 1,5 litri, ricordiamo che è stata offerta la possibilità di optare per le versioni coupé, portatrici di scocca più rigida e di linea ancora più equilibrata.

Prodotta fino al 1966 in circa 45.000 esemplari, cifra comunque non disprezzabile, questa famiglia di auto lascia il posto alle versioni sportive della Fiat 124: ugualmente belle, ugualmente prestazionali ma, nonostante la carriera sportiva che tutti sappiamo, ugualmente penalizzate nelle loro quotazioni sul mercato collezionistico. Oggi, per la famiglia delle 1500/1600 S vengono richiesti mediamente dai 20 ai 30.000 euro, se in condizioni perfette: un rapporto qualità/prezzo che, soprattutto se valutato in ottica delle versioni motorizzate Osca, dotate, tra le altre cose, di volante Nardi in legno e strumentazione completa, ci pare irresistibile anche per gli appassionati più esigenti.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...