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Fico Eataly apre al pubblico: una scommessa da 140 milioni di euro

di Ilaria Vesentini


Ecco Fico, il Sole 24 Ore nella fabbrica italiana contadina di Eataly World

4' di lettura

A quasi cinque anni dalla presentazione del progetto, Fico-Fabbrica italiana contadina, apre al pubblico. Il più grande parco agroalimentare al mondo viene inaugurato ufficialmente oggi dal premier Paolo Gentiloni, atteso a Bologna per tagliare il nastro di una scommessa costata 140 milioni di euro.

La grande giostra dell’agroalimentare italiano, che prende il testimone di Expo2015, condensa in 100mila metri quadrati, nella cintura est di Bologna, tutta la biodiversità italiana: due ettari di campi e stalle con più di 200 animali e 2mila cultivar; otto ettari coperti con 40 fabbriche di alimentari in funzione (dove i visitatori possono vedere e sperimentare come si lavorano carne, formaggi, pasta, olio, ma anche cosmetici), 45 luoghi ristoro (dai ristoranti stellati ai chioschi di street food) e 9mila metri quadrati di mercato e botteghe dove acquistare cibo e design per la cucina dei grandi marchi dell’industria italiana. Non è finita qui. Ci sono un campo di beach volley dove giocare sulla sabbia, mini golf, campo giochi, sei aule didattiche e sei grandi “giostre” educative per far conoscere i segreti del fuoco, della terra, del mare, degli animali, delle bevande e del futuro; un centro congressi (modulabile da 50 a mille persone) e un programma di 30 eventi e 50 corsi ogni giorno.

Fabbrica, enoteca, orto, stalla e laboratorio: ecco Fico, la Disneyland del cibo

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La prima impressione, tra i 700 giornalisti che la scorsa settimana hanno visitato in anteprima la Disneyworld del cibo, è che l’anima commerciale abbia avuto la meglio su quella educativa, principale critica (assieme alle polemiche per i due anni di ritardo) mossa alla mega struttura che ambisce a richiamare 6 milioni di visitatori l’anno, immaginata e voluta dall’economista agronomo Andrea Segrè, inventore di Last Minute Market, e accelerata dall’entrata in scena del patron di Eataly, Oscar Farinetti. L’ingresso è gratuito come in un grande centro commerciale, e si paga per tutto ciò che si fa o si acquista all’interno. Dalle degustazioni, ai corsi nelle fabbriche per imparare i processi di lavorazione di olio, vino, formaggi, salumi, pasta (costo 20 euro la lezione, si arriva a 65 euro per un giorno di full immersion alla Gelato University di Carpigiani) fino ai laboratori dedicati ai bambini nell’AgriBottega (ce ne sono cinque in programma ogni giorno, altri 20 euro l’iscrizione).

È pur vero che in nessun altro luogo al mondo si ha un tale riassunto della filiera italiana della buona tavola e della sostenibilità e che la cittadella del cibo potrebbe davvero cambiare la geografia di Bologna nel panorama internazionale, trasformando l’area periferica e degradata del vecchio mercato ortofrutticolo Caab nell’hub della sapiente tradizione gastronomica italiana, richiamando studenti e turisti dai due estremi del globo. Il Comune di Bologna ha fatto la sua parte, cedendo i diritti d’uso dell’area (la proprietà resta pubblica, una cinquantina di milioni di valore), del resto si è fatto carico Prelios Sgr che attraverso il Fondo Pai ha raccolto risorse da 26 partner istituzionali (in prima fila il Caab, gli enti di previdenza professionali e il sistema cooperativo) per realizzare un progetto aperto, che ora prevede anche la costruzione di un albergo con 200 camere e porterà il valore complessivo dell’investimento a 165 milioni di euro. Ma il plafond complessivo è di 400 milioni, ci sono margini per ulteriori iniziative. La gestione è affidata a Fico Eataly World, società controllata dal gruppo internazionale di Farinetti assieme a Coop Alleanza 3.0 e al sistema cooperativo emiliano, di cui è espressione l’amministratore delegato di Eataly World, Tiziana Primori: «Prevediamo di arrivare a regime nel terzo anno con un fatturato annuo di 80-90 milioni di euro. Rappresentiamo 150 imprese del settore e diamo lavoro a 700 persone direttamente che diventano 4mila con l’indotto».

È tutto pronto, dunque, per il grand opening, che vedrà arrivare oggi una fitta delegazione romana per il taglio del nastro: assieme al premier sono attesi i ministri Dario Franceschini (Cultura e Turismo), Gian Luca Galletti (Ambiente), Maurizio Martina (Politiche agricole) e Giuliano Poletti (Lavoro). Partiranno oggi anche i primi autobus tematici “Ficobus” che garantiranno il collegamento del parco ogni mezz’ora dalla stazione ferroviaria di Bologna (e ogni venti minuti nei week-end e festivi). Trenitalia, a sua volta, garantisce sconti e promozioni ai viaggiatori che da oggi utilizzeranno le sue carrozze (152 Frecce, 22 Intercity e 10 Intercity Notte) per raggiungere Bologna e visitare il tempio del cibo, all’interno del quale è in servizio anche un trenino elettrico su gomma. E si potrà visitare la Disneyworld bolognese, dalle 10 a mezzanotte, pure sulle due ruote, prendendo a noleggio le bici elettriche disponibili all’ingresso di Fico, davanti alle pareti ricolme di mele fresche del Trentino che danno il benvenuto ai visitatori.

Il tour – a piedi, in bici o in calesse – è unico: si parte dalle campagne in miniatura coltivate a vite, ulivo, cereali, alberi da frutto, ortaggi e fazzoletti di terra a luppolo, canapa, tabacco per entrare poi nelle stalle di capre, conigli, cavalli, asini, bovini, oche e maiali, con una rassegna degli attrezzi agricoli prestati del Museo della civiltà contadina di Bentivoglio. E si arriva alle gallerie lunghe 1,2 chilometri dove le fabbriche che lavorano sotto agli occhi del pubblico le eccellenze agroalimentari che il mondo ci invidia si alternano agli stand e ai chioschi dove assaggiarle. L’elenco è impossibile, si spazia dalle Dop e Igp come mortadella, parmigiano reggiano, grana padano, prosciutto, aceto balsamico, ai grandi marchi industriali come il cioccolato Venchi, il caffè Lavazza, il pomodoro Mutti, la carne Fileni, il latte Granarolo. E ci sono pure imprese non-food del mondo casa quali Alessi, Guzzini e Kartell.

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