I NUOVI VERTICI DEL PARLAMENTO

Fico, da reddito zero a presidente della Camera

di Riccardo Ferrazza

Fico, da reddito zero a presidente della Camera

3' di lettura

«Tutto deve rimanere semplice e umile» ha detto Roberto Fico poco dopo la sua elezione a terza carica dello Stato. L’esponente del Movimento 5 Stelle ha i titoli per professare il pauperismo istituzionale: al suo esordio da deputato aveva un reddito pari a zero e, cinque anni più tardi, da presidente della Camera è il primo sotto soglia dei centomila euro (98.471 nell’ultima dichiarazione disponibile). E potrebbe restarci anche nei prossimi anni, vista la rinuncia totale all’indennità di funzione annunciata ieri al Tg1.

Di ben altro valore il livello reddituale dell’omologa al Senato. Nel 2015 (ultimo dichiarazione disponibile prima delle dimissioni da Palazzo Madama per esser stata eletta membro del Csm in quota Forza Italia) Maria Elisabetta Alberti Casellati vantava un reddito di 215.685 euro, più o meno in linea con quello della legislatura precedente (212.415 euro nel 2008). Per il momento la neo-presidente di Palazzo Madama non ha espresso un orientamento sul suo futuro stipendio (il predecessore Pietro Grasso aveva rinunciato al 30%, come del resto Laura Boldrini alla Camera).

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Risalendo nel tempo e limitandosi all’epoca dell’euro (2002), quello di Fico è - come detto - il reddito imponibile più basso al momento dell’elezione tra i politici arrivati alle due più alte cariche istituzionali. Discorso a parte va fatto, però, per Laura Boldrini: nel 2013 (anno d’imposta 2012) sul modello 730 della neodeputata portata in Parlamento da Sel si leggeva uno striminzito «6.314 euro». In realtà, come spiegava una nota aggiuntiva alla sua dichiarazione patrimoniale, Laura Boldrini «in qualità di funzionario Unchr», cioè l’alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati di cui è stata portavoce per quattordici anni, aveva percepito «compensi netti pari a 94.304, 63 euro». «Tali emolumenti - veniva ricordato - sui quali è stata applicata dalle Nazioni Unite una ritenuta alla fonte (...) non sono soggetti a imposizione nazionale». Negli anni successivi la dichiarazione della Boldrini si è stabilizzata a 138.486 euro.

Come la Boldrini, anche per Pietro Grasso l’esordio in Parlamento coincise con la sua elezione allo scranno più alto. Quell’anno l’ex magistrato palermitano dichiarava un reddito di 176.499 euro che, nel corso della legislatura, si è sommato ai compensi da presidente del Senato. Risultato: in tutta la legislatura Grasso ha avuto redditi superiore ai 300mila euro (con il picco del 2015 a 352.171 euro).

Nell’anno di imposta precedente alla sua elezione (2005) Gianfranco Fini, leader storico di An, poi confluito nel partito unico del centrodestra e uscito per fondare Futuro e libertà, dichiarava un reddito poco sopra i 200mila euro. Superiore rispetto a quello del suo collega, il forzista Renato Schifani, fermo a quota 155.058 euro. In seguito, però, l’avvocato palermitano, uscito e poi rientrato in Forza Italia, ha avuto la meglio sul collega di Montecitorio: nel 2010, per esempio, vantava 229.918 euro contro i 186.563 della terza carica dello Stato.

Una coppia di ex sindacalisti guidò Camera e Senato tra il 2006 e il 2008, la breve legislatura del ritorno di Romano Prodi a Palazzo Chigi. Tra Fausto Bertinotti e Franco Marini a prevalere era il segretario segretario di Rifondazione. L’anno precedente alla sua elezione Bertinotti dichiarava 187.650 euro contro i 171.235 di Marini.

Per l’ultimo confronto in euro - Pier Ferdinando Casini e Marcello Pera - occorre invece guardare a una dichiarazione successiva a quella presa in considerazione finora, dal momento che nel 2000 c’era ancora la lira. Nel 2004, per esempio, entrambi erano sopra quota 200mila euro: 225.864 per l’allora leader del’Udc e 210.891 per il filosofo convertito alla politica da Silvio Berlusconi. Livelli molto diversi da quelli del loro ultimo successore, il grillino Roberto Fico.

I REDDITI DEI PRESIDENTI CAMERA E SENATO

Reddito imponibile. Dati in euro (L'anno di imposta è quello precedente alla data di elezione)
*Nel 2012 Laura Boldrini in qualità di funzionario Unchr ha percepito «compensi netti pari a 94.304, 63 euro», sui quali è applicata una ritenuta alla fonte e non non sono soggetti a imposizione nazionale
**Anno di imposta 2012
***Anno 2004

I REDDITI DEI PRESIDENTI CAMERA E SENATO
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