M5S, EUROPA e manovra

Fico, il volto istituzionale dei Cinque stelle in missione da Moscovici

di Manuela Perrone


Italia-Ue ai ferri corti, Di Maio e Salvini contro Juncker

2' di lettura

Una “due giorni” per perorare in Europa la causa italiana di una manovra in deficit, fuori dai percorsi concordati di riduzione del deficit strutturale. A muoversi da mediatore, mentre i due vicepremier Di Maio e Salvini non smettono di cannoneggiare contro Bruxelles, è il presidente della Camera Roberto Fico, che oggi alle 15 incontrerà il Commissario agli affari economici Pierre Moscovici e domani il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, il vicepresidente Frans Timmermans e il presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani. In mezzo colloqui con i leader di tutti i principali gruppi.


Il viaggio è stato preparato senza troppi clamori e corre tutto sul filo istituzionale: la terza carica dello Stato che prova a tenere aperto il dialogo con i vertici dell'Ue. Mentre oggi Di Maio vola a Berlino per visitare i centri per l'impiego tedeschi e vedere il ministro del Lavoro Heil, in cerca di sponde per il reddito di cittadinanza. E mentre Salvini attende a Roma Marine Le Pen.


Nel gioco delle parti del governo gialloverde ognuno ha un ruolo. A Fico il compito di indossare i panni del pompiere: spegnere le fiamme dei botta e risposta scomposti, da entrambi i lati, e tentare di ripristinare un'interlocuzione equilibrata su tutti i dossier caldi, dalla manovra alla sicurezza. Ma nessuno si illuda: il presidente della Camera, che spesso ha rivendicato la sua distanza da certe posizioni del governo e in particolare della Lega (sull'immigrazione, sull'asse con l'ungherese con Orbán, sugli attacchi alle Ong), difenderà la Nota di aggiornamento al Def e la scelta dell'Italia del deficit-Pil al 2,4% nel 2019.


Fico è uno dei più convinti sostenitori del reddito della cittadinanza come strumento principe, e non più rinviabile, di lotta alla povertà. Farà valere anche con Juncker e Moscovici l'idea di un'Europa che non può continuare con le politiche del rigore, pena il tradimento dei suoi stessi principi fondamentali. E che non può insistere con gli egoismi sul fronte migranti e ricollocamenti, continuando ad abbandonare l'Italia al suo destino. È la linea che il M5S a Strasburgo negli ultimi tempi ha ripetuto sempre più spesso: “Non siamo anti-europeisti, vogliamo un'Europa diversa che recuperi lo spirito delle origini”.

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