Indagine con nomisma sulla “domanda Equestre” DI OGGI

Fieracavalli: gloria veronese da 120 anni


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4' di lettura

La 120esima edizione di Fieracavalli si è chiusa domenica 29 ottobre a Veronafiere registrando 160 mila visitatori nei quattro giorni di rassegna, nonostante il tempo poco clemente. Presenze da oltre 60 nazioni per la manifestazione internazionale che si conferma punto di riferimento per il settore equestre.
Tutti occupati i 12 padiglioni e le aree esterne, con 750 aziende espositrici da 25 paesi, 35 associazioni allevatoriali e 200 eventi sportivi e spettacoli in calendario. «Fieracavalli non mostra i segni del tempo. Anzi, i numeri e il successo dell'edizione dell'anniversario - ha dichiarato il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese - ribadiscono una volta di più il suo ruolo fondamentale, unico in Italia, per la promozione e valorizzazione di un comparto che interessa a livello nazionale 10 milioni di appassionati, di cui 3,2 milioni sono saliti in sella nell'ultimo anno».
Per Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere “la ricerca che ha realizzato per noi Nomisma evidenzia che questa forma di vacanza alternativa e slow, insieme con le passeggiate in sella, è praticata dal 90% del popolo degli appassionati, con una spesa media di giornaliera di 150 euro”.
In occasione di questa edizione, sono stati infatti presentati i risultati di una indagine Fieracavalli-Nomisma (“Cavallo, che passione”) , condotta su un doppio panel, uno generalista rappresentativo della popolazione italiana attiva (18-65enni) e uno di praticanti. che per la prima volta fa luce sulle caratteristichedella “domanda equestre”.

A Verona il Gala d’Oro del cavallo

L’INDAGINE FIERACAVALLI\NOMISMA
Per sport o per hobby più che per lavoro – passando dalla rivoluzione industriale fino a quella digitale – la millenaria passione per il cavallo coinvolge oggi un italiano su 4 e il 30% delle famiglie italiane, con uno ‘zoccolo duro' di 3,2 milioni di praticanti (8%) della popolazione attiva (18-65 anni, a esclusione quindi dei minorenni) che è montato in sella negli ultimi 12 mesi. Un esercito pacifico di cavalieri composto in maggioranza dai generation X, laureato, del Nord Italia, con reddito medio-alto e soprattutto con una predilezione quasi plebiscitaria per passeggiate e turismo equestre, praticati nel 90% dei casi.
I praticanti dichiarano di spendere mediamente 1.500 euro a persona l'anno, attirati da benefici che vanno dal senso di libertà al relax, dall'armonia al divertimento all'impegno. E anche tra i ‘non user' la perception verso
l'universo equestre è alta, con quasi la metà degli italiani che proverebbe l'esperienza, specie tra gli under 35 (58%).
Per Maurizio Danese: “I risultati tracciano un profilo inaspettato per le cifre e
l'attualità di una passione senza tempo. Un binomio che negli anni si è rinnovato assumendo forme diverse di interazione e che ancora oggi conta su circa 10 milioni di italiani maggiorenni che nell'ultimo anno sono entrati in contatto con il cavallo, in sella per fare passeggiate e per sport, oppure hanno frequentato maneggi e fiere dedicate al cavallo”.

EQUITURISMO
L'indagine nel panel dei praticanti spiega l’attrattiva del turismo equestre, con 9 “horse-addicted” su 10 che hanno fatto passeggiate a cavallo nell'ultimo anno (il 35% regolarmente), principalmente della durata di 2-3 ore (44%) ma anche di mezza/intera giornata (26%), o di un week end (3%). L'equiturista, che spende in media 150 euro al giorno (21 euro l'ora per le passeggiate), preferisce come scenario i boschi (22%) alle colline e ai prati in pianura (20%) mentre il mare è il tour ideale per il 14% del campione. Un turismo complementare ad altre forme della vacanza dove nei desiderata non possono mancare le soste enogastronomiche (41% in risposta multipla) e i momenti di relax in centri benessere (29%). E proprio l'abbinamento con l'enogastronomia è un must nei servizi aggiuntivi utilizzati, con il 46% che nel corso della sua ultima escursione ha provato prodotti tipici territoriali o degustato vini (34%). Inoltre, menzione speciale per la qualità dell'esperienza, molto positiva nell'81% dei casi, con l'84% del campione che reputa ottimi/buoni i percorsi scelti, l'80% i cavalli compagni di viaggio, il 73% il personale tecnico, il 68% l'organizzazione dell'offerta. Un alto gradimento che si evince infine nei programmi futuri, con il 35% degli appassionati che ha già organizzato un'escursione di una o più giornate entro i prossimi 12 mesi e un altro 47% che la considera un'idea da programmare.
Contatto con la natura, empatia con l'animale, riduzione dello stress sono i principali punti di forza dichiarati che contraddistinguono il binomio uomo-cavallo in passeggiata come in maneggio, legati a doppio filo anche nella pratica. Chi fa turismo equestre, infatti, fa anche attività in maneggio (84%, 29% i regolari), mentre risultano più esclusive altre forme di fruizione, come il dressage (51%, con l'11% di regolari) e il salto ostacoli (48%, 10% i regolari). La passione per i cavalli ha in buona parte radici famigliari (‘mi è stata trasmessa dalla famiglia', ‘sono cresciuto in un ambiente equestre') che sembrano proseguire ancora oggi, con il 72% dei praticanti che in famiglia ha qualcun altro con la stessa passione. Il costo troppo alto (59%) e le poche strutture (34%) sono però i principali punti di debolezza di una passione-cavallo che fa dell'empatia (23%), della libertà (19%), della bellezza (11%) le principali immagini evocate dagli intervistati. Una passione che potrebbe anche diventare un lavoro: il 57% degli intervistati confessa infatti di pensare spesso (15%) o qualche volta (42%) di cambiare vita in favore un'attività lavorativa collegata al mondo dei cavalli.

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