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Fiere, allarme occupazione: «Prorogare la Cig a giugno»

Dopo il crollo dell’80% del business nel 2020, anche il 2021 si preannuncia un anno difficile per eventi e congressi.

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(Claudio Caridi - stock.adobe.com)

Dopo il crollo dell’80% del business nel 2020, anche il 2021 si preannuncia un anno difficile per eventi e congressi.


3' di lettura

È stato la prima a chiudere, a fine febbraio del 2020, e sarà l’ultima a riaprire, peraltro con estrema gradualità. La filiera delle fiere e dei congressi è una delle più colpite dalla pandemia e ora una nuova preoccupazione si è diffusa tra le imprese, tanto che le tre associazioni di categoria dei settori interessati (Aefi, Cfi e Federcongressi&eventi) hanno inviato ai ministeri del Lavoro e dell’Economia una nota congiunta per chiedere di prorogare la cassa integrazione Covid in deroga fino al 30 giugno.

Tutto nasce da alcune indiscrezioni, circolate, in questi giorni sui media, secondo cui questi settori non sarebbero compresi tra quelli per i quali il governo prevede di prolungare di tre mesi la Cig Covid. «Noi ovviamente speriamo di non dovervi fare ricorso – spiega Maurizio Danese, presidente di Aefi (l’associazione degli enti fieristici) – ma l’evoluzione della pandemia ci fa temere che sarà difficile far ripartire le attività espositive nei prossimi mesi, esclusa speriamo qualche manifestazione di carattere locale o nazionale. Perciò dobbiamo essere sicuri di poter contare su questo strumento. Mi auguro che si tratti solo di una svista e che il governo ci ripensi».

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La situazione per il settore è complessa: nel 2020 i quartieri fieristici hanno visto crollare i propri ricavi dell’80% circa. Due soli mesi di riapertura, tra settembre e ottobre, con restrizioni nelle presenze e arrivi dall’estero molto limitati, e qualche manifestazione all’estero (in Cina, prevalentemente), non hanno consentito di arginare le perdite, senza contare i costi affrontati per mettere a norma gli spazi espositivi e quelli per il personale, che nonostante il fermo delle attività hanno continuato a lavorare alla programmazione (e soprattutto alla riprogrammazione) degli eventi. Né le prospettive per il 2021 sono troppo incoraggianti: la speranza degli operatori è di poter tornare a regime nel secondo semestre, ma l’incertezza rende estremamente complesso pianificare investimenti e calendari, un problema non da poco per un comparto che vive di programmazione sul medio e lungo periodo.

Il rischio è che il tracollo dei ricavi si ripercuota anche sull’occupazione, osserva Danese, se il governo non interviene con ristori adeguati per il settore e strumenti di tutela dei posti di lavoro. Il solo settore dei congressi dà lavoro (compreso l’indotto) a 570mila persone. «I costi del personale rappresentano per noi il 75% della spesa complessiva – dice Alessandra Albarelli, presidente di Federcongressi&eventi –: perdere gli ammortizzatori sociali significa perdere il reale strumento di supporto e ristoro delle imprese. La nostra industria ha subito nel 2020 una riduzione dell’80% dei ricavi, dovuta alle cancellazioni degli eventi già in calendario, con una perdita complessiva di 28,5 miliardi di euro. Siamo in una situazione di blocco totale della domanda, con conseguente azzeramento di potenziali incassi almeno fino al 30 giugno prossimo. Senza contare che anche la seconda metà dell’anno non sarà a pieno regime, ammesso che la situazione epidemiologica migliori ed è quindi prevedibile una perdita di ricavi anche per il 2021 di oltre il 70%».

Non si tratta solo di dare sostegno a imprese in difficoltà: si tratta, come ricorda Danese, di mantenere in vita un settore che contribuisce per il 50% all’export della manifattura made in Italy: oltre 220mila aziende italiane partecipano ogni anno a manifestazioni fieristiche che, nel 75% dei casi, sono l’unica leva di promozione internazionale. Le fiere nel nostro Paese richiamano ogni anno oltre 20milioni di operatori nazionali e internazionali, generando affari per 60 miliardi di euro l’anno. L’industria dei congressi e degli eventi aziendali genera invece un volume di affari di più di 65,5 miliardi, con un impatto diretto sul Pil stimato in 36,2 miliardi.

«La crisi pandemica – precisa Massimo Goldoni, presidente di Cfi (che rappresenta gli organizzatori delle fiere industriali) – ha portato alla cancellazione di 47 eventi di carattere internazionale, con rilevanti ricadute economiche per gli organizzatori ma anche per le imprese espositrici, che hanno perso occasioni di incontro con la clientela. L’ipotesi di una riapertura immediata delle attività fieristiche programmate per il 2021 appare oggi problematica, per cui si rende necessario disporre di tutte le misure, economiche e sociali, che il governo deve assicurare per garantire al sistema efficienza nel momento della auspicata ripartenza».

La richiesta delle tre associazioni al governo è dunque di estendere la Cig-Covid a tutto il primo semestre, salvo ulteriori proroghe rese eventualmente necessarie dall’evoluzione della pandemia, ma anche di sospendere per tutto il 2021 il versamento dei contributi fiscali e previdenziali a carico dei datori di lavoro.

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