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Fiere: Pitti Uomo sarà in presenza o a distanza? Il Governo decide il 15 gennaio

Martedì 12 parte la piattaforma Pitti Connect, crescono le presentazioni in diretta streaming. Nomisma segnala la sospensione delle fiere come una delle principali criticità avvertite dalle aziende nel periodo Covid

di Silvia Pieraccini

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Un’immagine di Pitti UOmo 2020 (Photo by Claudio Lavenia/Getty Images)

4' di lettura

È pronto ad aprire il Pitti Uomo più “originale” che la storia della moda ricordi. Altro che espositori alle prese con le tendenze di stile o con i tempi della manifattura. Altro che compratori bloccati dal meteo inclemente o da crisi internazionali, come accaduto anche di recente nella vita del salone. Questa volta il nemico è invisibile, si chiama (ancora) Covid, e la battaglia che tutti gli organizzatori di fiere si trovano a combattere è contro l’incertezza e le regole ballerine. Non fa eccezione Pitti Immagine che aspetta di sapere – il Governo deciderà la prossima settimana – se i saloni “in presenza” potranno riaprire i battenti a partire dal 15 gennaio (alla scadenza del decreto in vigore che ne blocca lo svolgimento), e dunque se si potrà tenere, seppur ridotto, il Pitti Uomo numero 99 che è stato ri-programmato a Firenze, alla Fortezza da Basso, per il 21-23 febbraio.

Pitti Connect da martedì

Nel frattempo la società fiorentina ha scelto l’unica strada possibile, quella di ri-aprire il portale Pitti Connect che non pochi grattacapi informatici ha dato nel giugno scorso (quando l’edizione 98 fu solo digitale a causa sempre della pandemia), ora opportunamente migliorato e qualificato.

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Da martedì 12 gennaio sulla piattaforma saranno online le collezioni per l’autunno-inverno 2021-2022 delle prime aziende (nel giugno scorso sono state in tutto 227) ma – e questa è la novità – il cartellone sarà arricchito da eventi in live streaming di marchi in grado di richiamare l’attenzione internazionale, accessibili a tutti sul sito di Pitti Immagine. Non si tratterà di sfilate, ma di presentazioni di collezioni, liberamente interpretate dai diretti interessati.

Il calendario da Cucinelli a Lardini

La prima, che inaugurerà simbolicamente il salone digitale il 12 gennaio (alle 10.30), è firmata da Brunello Cucinelli, uno degli espositori storici, l’unico quotato in Borsa. Seguiranno le collezioni di Herno (il 13 gennaio alle 10.30) presentate da Claudio Marenzi, che è anche presidente di Pitti Immagine, dallo showroom di Milano; di Kiton, fatta da Antonio de Matteis (il 14 gennaio alle 14.30) dalla manifattura di Arzano; di Lardini (il 21 gennaio alle 10.30 dal quartier generale dell’azienda a Filottrano, nelle Marche).

Cucinelli debutterà nel salotto digitale di Pitti in diretta da Solomeo, il borgo umbro diventato simbolo di serenità e di tipicità, fonte d’ispirazione della sua moda e dei suoi pensieri. «Pitti è un appuntamento fondamentale per la moda uomo, a cui siamo particolarmente legati perché fa parte della nostra storia – dice l’imprenditore – e un luogo d’incontro speciale prima di spostarsi a Milano per la fashion week». Con lui, a parlare dallo spazio “Casa Cucinelli” all’interno della fabbrica umbra, ci sarà l’amministratore delegato di Pitti Immagine, Raffaello Napoleone, cui spetta il compito istituzionale di rilanciare l’industria italiana della moda provata da flessioni del 30-40% nei fatturati 2020. «Saremmo potuti stare fermi, come qualcuno ha fatto, ad aspettare il passaggio della tempesta – spiega Napoleone – e invece, visto che siamo una società fieristica senza scopo di lucro che ha come missione quella di promuovere il made in Italy, abbiamo scelto di rischiare. Essendo chiari con gli espositori: se la fiera fisica non si farà, restituiremo a tutti quanto anticipato per la prenotazione degli spazi, e daremo soldi, non voucher. Lo abbiamo già fatto nel giugno scorso: abbiamo restituito 18 milioni di euro».

Il dilemma delle fiere sospese

Finora – rivela Napoleone – le adesioni al salone fisico del prossimo febbraio sono circa 250. Per qualcuno, le aziende più strutturate che hanno avviato già da settimane le vendite per l’autunno-inverno, un appuntamento così spostato in avanti, rispetto a quello “classico” d’inizio gennaio, sarà solo una vetrina e un momento di ritrovato incontro con clienti e stampa; per altri, le piccole aziende che sono alle prese con la nuova collezione, potrà invece rappresentare un confronto importante col mercato. Nessuno si illude sulla presenza massiccia di compratori internazionali, ma l’edizione fisica è considerata un primo passo verso il ritorno alla normalità. E un tassello fondamentale per il futuro: «Non bisogna sovrapporre i due piani, quello fisico e quello digitale, che hanno funzioni diverse – spiega Napoleone –. L’anima digitale della fiera resterà anche dopo la pandemia, come canale preventivo di informazione e per avviare gli ordini; ma la fiera fisica continuerà a essere fondamentale per il settore moda, tanto che le aziende, interpellate per un’indagine di Nomisma, hanno indicato tra le criticità riscontrate nel periodo Covid proprio la sospensione delle fiere, al quarto posto dopo l’interruzione dell’attività, la chiusura dei negozi e il cambiamento della domanda dei consumatori».

L’orizzonte è nebuloso, ma si intravedono dei paletti. «Se la fiera di febbraio non potesse svolgersi e se dovessimo ripartire in presenza solo a giugno – aggiunge Napoleone – avremo 18 mesi di “buco” fieristico che imporranno inevitabilmente un cambiamento. Noi lo vediamo come un’opportunità. Almeno per le prossime 3-4-5 stagioni non si potranno replicare le fiere che si facevano prima. Gli espositori diminuiranno (Pitti Uomo pre-Covid aveva 1.200 marchi, ndr), anche perché alcuni stanno chiudendo, così come i compratori. Gli stand potranno essere preallestiti».

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