la riunione del consiglio federale

Figc, Tavecchio si è dimesso. Elezioni tra 90 giorni

(ANSA)

4' di lettura

«Il Consiglio federale resta in carica, Tavecchio si occuperà della gestione ordinaria fino a nuove elezioni che dovranno essere indette entro 90 giorni».
Così Gabriele Gravina, presidente della Lega Pro, ha fotografato la situazione in Federcalcio a seguito delle dimissioni del presidente Carlo Tavecchio. «Il commissario non è previsto, ora serve un progetto rivoluzionario e innovativo».

«Ambizioni e sciacallaggi politici hanno impedito di confrontarci sulle ragioni di questo risultato». Nella ricerca delle responsabilità della grave crisi del calcio italiano dopo la mancata qualificazione al Mondiale, è questo - risulta all'Ansa - che Carlo Tavecchio ha detto oggi ai consiglieri della Figc prima di chiedere le dimissioni di tutto il consiglio, ovviamente a cominciare da se stesso. «Ho
preso atto del cambiamento di atteggiamento di alcuni di voi», ha poi aggiunto ai consiglieri.

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Nelle ore decisive della sua presidenza, alla vigilia di un consiglio federale dagli esiti imprevedibili (“sfiducia”, con i calciatori e la Lega Pro che si sfilano e quindi probabile commissariamento da parte del Coni, dimissioni per gestire la nuova assemblea elettiva o prosecuzione del mandato), Carlo Tavecchio ha rivisto davanti agli occhi i tre anni da numero uno del calcio italiano. Per la precisione 39 mesi vissuti pericolosamente tra gaffes, riforme, un buon europeo e uno storico addio anticipato al mondiale.

Tavecchio, provato dopo le due gare con la Svezia e i giorni di assedio, appariva sull'orlo della resa: i suoi più stretti collaboratori gli indicavano nelle dimissioni la strada migliore per uscire dal momento più buio della sua gestione.
Non sono stati tre anni facili quelli dell'ex n.1 dei Dilettanti, passato alla guida del calcio che conta. In principio fu lo scivolone su «Opti Poba», poi arrivo' la gaffe sugli “ebreacci”, in mezzo però un percorso virtuoso di riforme, il rivoluzionario via libera alla Var, comunque sempre tra ostacoli e detrattori: fino alla rielezione del marzo scorso che sembrava aver blindato il mandato per il prossimo quadriennio. Ma il mondiale senza l'Italia, il primo dopo 60 anni, ha dato il colpo di grazia alla leadership di Tavecchio in Figc.

Inizio subito in salita
Un percorso a ostacoli quello del presidente federale, che aveva raccolto i cocci di una federazione azzerata dopo il flop ai mondiali brasiliani del 2014. Ma dall'11 agosto di quell'anno, giorno della elezione a n.1 federale, si è visto un po' di tutto, in una partita tra situazioni ereditate e problemi insoluti come il fallimento del Parma, le riforme dei campionati, calcioscommesse. Che l'era di Tavecchio in Figc fosse nata all'insegna della polemica lo si è visto subito con il passaggio a vuoto dell'ex presidente della Lega Dilettanti poco prima di prendere il posto di Abete alla Federcalcio, quell'Opti' Poba di cui si scusò subito, lasciando però a critici e detrattori un argomento buono per metterlo sotto accusa.

L’ingaggio di Conte
Tavecchio supera la prima tempesta, diventa presidente della federazione e comincia il lavoro del post Mondiale con un colpo inatteso: l'ingaggio di Antonio Conte alla guida della nazionale. Contratto innovativo, con diritti di immagine inclusi, intervento dello sponsor, e comincia l'avventura: al nuovo ct il compito di ricostruire la squadra, a Tavecchio quello di supportarlo nella battaglia con i club trovando l'equilibrio migliore. Risultato, tra arrabbiature di Conte con la Lega e risultati del campo, l'Italia riparte e si qualifica in anticipo agli Europei. Torneo continentale in cui quell'Italia da lavori in corso era riuscita a eliminare la Spagna e finire la corsa ai quarti, ma ai rigori davanti alla grande Germania.

La serie A con 18 squadre mai nata
La Figc di Tavecchio esce rafforzata dall'europeo e lavora ai cambiamenti normativi: vara il tetto alle rose con indicazioni precise sul numero di italiani e provenienti dal vivaio. È il primo passo delle riforme, che prosegue con le norme sul fair play finanziario e il lancio dei centri federali; ma al centro c'e' la madre di tutte le riforme, la riduzione della serie A a 18 squadre, lanciata e però subito incagliata nelle secche della Lega. Ma i guai sono sempre dietro l'angolo e spesso arrivano dal'interno: di Felice Belloli, successore di Tavecchio alla guida dei Dilettanti, nel verbale di una riunione del direttivo definisce ''4 lesbiche'' le calciatrici. Nuova bufera, e Tavecchio, ancora sotto pressione, ne esce spingendo Belloli a lasciare.

Malagò: "Se fossi Tavecchio mi dimetterei"

Rieletto il 6 marzo scorso dopo aver battuto lo sfidante Andrea Abodi, Tavecchio sperava di essersi messo alle spalle i guai peggiori. Ma restavano quelli delle Leghe: commissario di quella di A ha cercato di scavallare anche gli ultimi ostacoli. Ma il peggio doveva ancora arrivare: per scongiurarlo aveva definito un'apocalisse se l'Italia non fosse andata ai mondiali. L'incubo è diventato realtà.

L’apertura di Ranieri
Oggi è un giorno importante anche per il futuro della panchina della Nazionale. Dopo il fallimento storico con Giampiero Ventura, il presidente della Federcalcio deve trovare un tecnico di grande rilievo che si prenda la grande responsabilità di iniziare la totale ricostruzione della Nazionale, a pezzi dopo l'eliminazione dai prossimi Mondiali. Il nome che da giorni circola con più insistenza è quello di Carlo Ancelotti, libero dopo l'avventura al Bayern Monaco e allenatore di grande esperienza e spessore internazionale. In lista però ci sarebbe anche Claudio Ranieri che si sarebbe candidato alla panchina della Nazionale.   Dopo il mistero Ancelotti, con il suo procuratore Branchini che ha negato un suo approdo sulla panchina della Nazionale, Claudio Ranieri dopo la pesante sconfitta per 4-1 subita dal Psg ha parlato anche della possibilità di diventare il nuovo ct azzurro: «Ho letto che c'è Allegri, che c'è Conte, che c'è Ancelotti... Io dico che ora devono pensare bene a come devono fare e poi chi prendono prendono sono tutti bravi. Se arriva la chiamata ci penso, non dipende solo da me, c'è un presidente e devono parlare al limite con il presidente del Nantes».

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