I FILM DEL FINE SETTIMANA

«Figli», un film italiano spiazzante e coraggioso

Nelle sale arriva la pellicola scritta da Mattia Torre. Tra le novità anche l'atteso «1917» di Sam Mendes

di Andrea Chimento


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Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea in «Figli», di Giuseppe Bonito

3' di lettura

Un film italiano spiazzante e coraggioso è il grande protagonista del weekend in sala: si tratta di «Figli», lungometraggio ispirato al monologo «I figli invecchiano» di Mattia Torre, sceneggiatore e regista diventato famoso per la serie «Boris», scomparso prematuramente all'età di 47 anni lo scorso luglio al termine di una lunga malattia.

La regia del film è stata affidata a Giuseppe Bonito, assistente di Torre che è stato chiamato a un compito non semplice.
Al centro della storia c'è una coppia come tante, Nicola e Sara, con una figlia di sei anni. La loro vita procede senza intoppi fino alla nascita del secondogenito Pietro, che provocherà una serie di squilibri nelle dinamiche familiari.

Attraverso un copione che sa essere personale e universale allo stesso tempo, Torre ha creato una base narrativa credibile e interessante, in cui è facile rispecchiarsi e nella quale è altrettanto semplice rimanere coinvolti.

Tragedia e comicità
Mescolando il tragico con il comico, la sceneggiatura alterna diverse emozioni, riuscendo a risultare incisiva, grazie a un cortocircuito tra situazioni particolarmente umoristiche e altre decisamente più angoscianti.
Sono rari i momenti mediocri e poco riusciti in questo disegno nell'insieme ricco di spunti e di riflessioni, oltreché dotato di una personalità davvero rara per il cinema italiano odierno, capace di confermarci il talento per la scrittura che aveva Mattia Torre.
Buona anche la prova dei due protagonisti Valerio Mastandrea e Paola Cortellesi, credibili dall'inizio alla fine.

«Figli», di Giuseppe Bonito

1917
Attesissimo è anche «1917» di Sam Mendes, film che ha già vinto il Golden Globe come miglior lungometraggio drammatico e che parte in prima fila anche ai prossimi premi Oscar.

«1917», di Sam Mendes


Ispirandosi ai racconti di suo nonno, Mendes racconta la Prima guerra mondiale e si concentra sulla missione di due soldati dell'esercito inglese, chiamati ad attraversare le linee nemiche per portare un messaggio che potrebbe salvare 1600 uomini.
Si è parlato molto di come la missione dei due protagonisti sia raccontata con un solo piano-sequenza (in realtà sono due, dato che c'è un'ellissi con schermo nero che fa passare la storia dal giorno alla notte), anche se con evidenti raccordi realizzati grazie al digitale.
La scelta tecnica è indubbiamente affascinante e lo spettacolo visivo non manca, ma non sembra giustificata né dalla struttura temporale della vicenda, né da una necessità vera e propria che non vada oltre il pretesto del semplice esercizio di stile.
Alcuni momenti (grazie alla fotografia di Roger Deakins) sono puro cinema di altissimo livello, ma per buona parte della visione si ha l'impressione di trovarsi di fronte a un videogioco più che a un film, che non riesce a emozionare come avrebbe voluto.

Sono infatti poche le scene ad alto tasso adrenalinico (l'inizio della parte notturna è comunque magistrale in questo senso), mentre nella maggior parte delle situazioni si ha la sensazione di avere a che fare con un prodotto studiatissimo e non troppo sincero.
A ogni modo un film da vedere, che farà discutere e su cui è importante avere una propria opinione. Un film da prendere o lasciare, che ha indubbiamente grandi colpi, ma un disegno complessivo a forte rischio di sopravvalutazione.

«1917», di Sam Mendes

Just Charlie
Una menzione anche per «Just Charlie» di Rebekah Fortune, film dalla trama tutt'altro che banale.
Protagonista è un adolescente con un grande talento per il calcio, tanto da venire chiamato da una squadra importantissima come il Manchester City. Charlie, però, ha un segreto inconfessabile: è felice solo quando, segretamente, si veste da donna, sentendosi intrappolato nel corpo di un maschio.
C'è il tema dell'identità alla base di questo lungometraggio interessante, anche se incapace di sviluppare fino in fondo tutti gli spunti lanciati nella prima parte. Più coinvolgente nel soggetto che nel reale svolgimento narrativo (un po' grossolano in diversi passaggi), è un prodotto curioso e ambizioso, che risulta però in parte un'occasione mancata, visto il notevole materiale di partenza.

«Just Charlie», di Rebekah Fortune

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