mercoledì udienza

Figlio di due madri: lo stato civile rifiuta l’atto di nascita. Il caso alla Consulta

A rinviare il caso alla Consulta è stato il Tribunale di Pisa. La vicenda riguarda due donne, una statunitense e l’altra italiana, sposate negli Usa, che hanno deciso di avere un figlio ricorrendo in Danimarca alla fecondazione assistita eterologa. A portare avanti la gravidanza è stata la donna statunitense

di Valentina Maglione


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3' di lettura

È possibile formare un atto di nascita in cui indicare due madri, se il bimbo è nato in Italia ma è cittadino di un Paese straniero dove il rapporto di filiazione è riconosciuto? È la questione su cui è chiamata a pronunciarsi la Corte costituzionale e che sarà esaminata nell’udienza pubblica di mercoledì 9 ottobre. Si tratta di un caso particolare, diverso da quelli esaminati finora dalla giurisprudenza. Vediamo perché.

La vicenda

Il caso è stato rinviato alla Consulta dal Tribunale di Pisa con l’ordinanza 69 del 15 marzo 2018. La vicenda riguarda due donne, una statunitense e l’altra italiana, sposate negli Usa, che hanno deciso di avere un figlio ricorrendo in Danimarca alla fecondazione assistita eterologa. La gravidanza è stata portata avanti dalla donna statunitense, che ha poi partorito il bambino in Italia.

L’ufficiale dello stato civile si è però rifiutato di formare l’atto di nascita con l’indicazione di due genitori dello stesso sesso: la madre “gestazionale” americana e quella “intenzionale” italiana.

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Una posizione che il Tribunale di Pisa non contesta. Sono numerose - afferma - le norme dell’ordinamento che fanno riferimento a un genitore di sesso maschile e a uno di sesso femminile, da cui si desume che un atto di nascita in cui siano indicate due madri in Italia non possa essere formato.

Questo anche se alcuni sindaci - in nome dei diritti civili - hanno deciso di procedere all’iscrizione in anagrafe di figli di coppie gay: a Torino Chiara Appendino è stata la prima, un anno e mezzo fa, a dire sì all’iscrizione di un bambino nato in Italia.

I precedenti

Il tema, peraltro, è già stato sottoposto all’esame dei giudici più volte e alcuni casi sono stati risolti con l’indicazione in anagrafe dei genitori gay. Ma i “via libera” hanno finora riguardato trascrizioni di atti di nascita formati all’estero e relativi a bambini partoriti fuori dai confini italiani.

Così, la Cassazione, con la sentenza 19599/2016, ha consentito la trascrizione di un atto di nascita spagnolo in cui venivano indicate come genitori di un bimbo due donne, una italiana (che aveva donato l’ovulo) e una spagnola (che l’aveva partorito): per la Suprema corte, la trascrizione è ammessa perché l’atto che indica due genitori dello stesso sesso non è contrario all’ordine pubblico internazionale.

Lo stesso principio è stato riaffermato dalla Cassazione con la sentenza 14878/2017, relativa sempre alla trascrizione di un atto di nascita di un bimbo con due madri. Mentre la Corte d’appello di Trento, con la pronuncia del 23 febbraio 2017, ha detto sì alla trascrizione di un atto di nascita con due padri.

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Il caso esaminato dal Tribunale di Pisa riguarda invece un’iscrizione anagrafica di un bambino nato in Italia, che però è cittadino statunitense. I giudici rilevano che, secondo la legge applicabile al piccolo, vale a dire quella del Wisconsin, ultimo «domicile» della madre gestazionale, la madre intenzionale è considerata genitore del minore, perché è sposata con quella gestazionale e perché ha dato il consenso alla procreazione medicalmente assistita. In base alla legge del Wisconsin, quindi, esiste il rapporto di filiazione tra la madre intenzionale e il bimbo.

Di qui il dubbio di costituzionalità dei giudici di Pisa sulle norme italiane che impediscono di indicare due madri nell’atto di nascita di un bimbo di nazionalità straniera che, in base alla legge estera a lui applicabile, risulta figlio di entrambe. Ora la parola passa alla Consulta.

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