Cassazione

Figlio in ritardo alla madre? Va annullato l’arresto per sequestro di persona

La Cassazione, valorizza la liberà di autodeterminazione della minore che era rimasta volentieri con il padre e ricorda che il sequestro si caratterizza per la costrizione fisica o morale

di Patrizia Maciocchi

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(© Angela Cappetta)

La Cassazione, valorizza la liberà di autodeterminazione della minore che era rimasta volentieri con il padre e ricorda che il sequestro si caratterizza per la costrizione fisica o morale


2' di lettura

No alla convalida dell’arresto in flagranza per sequestro aggravato di persona, nei confronti del padre che consegna alla madre la figlia in ritardo di tre ore, rispetto all’orario fissato dal giudice. Nella guerra dei Roses che spesso si scatena quando ci si lascia può capitare anche che il padre sia arrestato, perché fa resistenza nel rispettare il provvedimento del giudice che aveva, nell’ambito della causa di divorzio, deciso che la figlia di nove anni, sulla quale entrambi i genitori esercitavano la responsabilità, venisse collocata presso la madre a partire dalle 16 e 30. Scelta che l’uomo riteneva ingiusta, come aveva spiegato anche ai carabinieri chiamati dalla ex moglie. Alle 19 e 30 però si era “arreso” e aveva fatto consegnare le bambina dal nonno.

Il sequestro aggravato
Per lui era scattato l’arresto un flagranza per il reato di sequestro di persona, aggravato dai rapporti di ascendenza con la persona offesa. Un provvedimento che il Giudice per le indagini preliminari si era rifiutato di convalidare. A suo avviso non c’erano, infatti, gli elementi oggetto dell’incolpazione provvisoria. In assenza della dimostrazione che la minore era stata costretta a restare più del dovuto, il fatto andava inquadrato come inosservanza dolosa del provvedimento del giudice: reato per il quale l’arresto non è previsto.

Contro la decisione del Gip aveva fatto ricorso il Pubblico ministero, secondo il quale la bambina dalle 16 e 30 doveva essere presa in custodia dalla madre e solo lei poteva decidere, da quel momento, dove doveva stare la figlia e con chi. Per il Pm la ragazzina, anche se inconsapevole, era stata oggetto di una misura coercitiva del suo corpo. C’erano dunque gli estremi per l’arresto in flagranza per sottrazione di minore.

La libertà di scelta della minore
La Cassazione la vede in modo molto diverso e fa leva proprio sulla libertà della bambina. Il reato di sequestro di persona si caratterizza, infatti, per la costrizione fisica o morale. Nello specifico la bambina di nove anni, e dunque in grado di autodeterminarsi, non aveva dato alcun segno di non voler stare con il padre. La linea del Pm finisce, proprio in nome della tutela della piena libertà personale, per negare la libertà di scelta della piccola, individuando nella madre, «mera collocataria ad horas, l’esclusiva titolare della potestas».

Per la Suprema corte il Pm ha invertito i ruoli delle vittime del reato «sovrapponendo i temi della sottrazione del minore e dell’inottemperanza al provvedimento di disciplina del diritto di visita e di affidamento con quello della violazione della libertà personale della persona offesa minorenne».

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