Pitti

Filati in recupero (+21%) ma sale la tensione sui costi dell’energia

Fino al 4 febbraio alla Stazione Leopolda Pitti Filati con circa 80 aziende italiane e sette estere. Secondo le stime di Confindustria Moda, l’anno si è chiuso con un fatturato risalito a 2,4 miliardi di euro, per il 32,7% all’export

di Silvia Pieraccini

I punti chiave

  • Il settore ha archiviato il 2021 con un fatturato in crescita del 21,4%, risalito a 2,4 miliardi di euro
  • Le esportazioni pesano per il 32,7 per cento
  • Tra le incognite pesano gli aumenti dei costi dell’energia

2' di lettura

Il Covid non ferma la 90esima edizione di Pitti Filati, fiera internazionale dei produttori di filati per maglieria, segmento in cui l’Italia è leader, che si tiene fino a venerdì 4 febbraio nella Stazione Leopolda di Firenze, in spazi ridotti rispetto alla tradizionale sede della Fortezza da Basso. Un’ottantina gli espositori, in gran parte provenienti dai distretti del tessile di Prato e Biella, ma ci sono anche sette aziende in arrivo dall’estero.

Alcuni nomi eccellenti del settore, a partire da Lineapiù, hanno deciso di non partecipare in questa fase ancora condizionata dalla pandemia, rinviando la presenza a quando la rassegna tornerà nella sede storica della Fortezza da Basso. Resta attiva anche la piattaforma online Pitti Connect per consultare percorsi di stile e contattare i brand, uno strumento digitale che hanno usato molte fiere. Mai come oggi il settore piange e ride allo stesso tempo. Sul fronte del mercato, le cose non vanno affatto male: il 2021 è stato un anno di buon recupero per l’industria italiana dei filati (in lana, cotone e lino), dopo la forte caduta del 2020 (-27% il fatturato). La spinta delle collezioni dei marchi della moda – che hanno inserito nelle rispettive collezioni molti capi di maglieria, comodi e adatti alla vita al tempo del Covid – ha aiutato la ripresa produttiva.

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Secondo le stime di Confindustria Moda, l’anno si è chiuso con un fatturato in crescita del 21,4%, risalito a 2,4 miliardi di euro, per il 32,7% all’export. Rispetto al 2019 pre Covid mancano ancora da recuperare 321 milioni, ma oggi il problema delle aziende non sembra essere questo. Il tema che terrà banco tra gli stand di Pitti Filati sarà piuttosto quello degli aumenti energetici: gas e energia elettrica alle stelle rischiano di vanificare parte della ripresa e si aggiungono ad altri incrementi, come quelli dei trasporti e dei noli e più in generale della logistica.

«Gli impianti di filatura rientrano nella categoria delle imprese energivore, così come quasi tutte le lavorazioni di cui ci avvaliamo – spiega Roberta Pecci, coordinatrice dei produttori di filati di Confindustria Toscana nord (Prato, Pistoia, Lucca) – e già questo dà il senso delle difficoltà che ci troviamo ad affrontare. La bolletta energetica colpisce direttamente noi e impatta fortemente sull’intera filiera, mettendone a rischio gli anelli più fragili». Una situazione definita «grave e pesante» (anche per gli aumenti dei prezzi di altre materie prime), che avrà un impatto sulla redditività e che arriva proprio quando le aspettative sono tornate a essere positive. «Siamo soddisfatti dei risultati 2021 – dice Piergiorgio Cariaggi, amministratore delegato della marchigiana Cariaggi, leader nei filati in cashmere e lane pregiate, 113 milioni di fatturato 2021 in crescita del 7% sul 2019 –. Il futuro è complicato ma puntiamo a svilupparci ancor più sul mercato mondiale». Soddisfatta pure la bresciana Monticolor, che cresce del 19% rispetto ai 23 milioni del 2019 e ora si mantiene prudente sul 2022 proprio per le incertezze in atto.

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