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Filippo Magnini: il mio primo, indimenticabile traguardo sportivo

Uno dei più grandi campioni del nuoto italiano ripercorre la sua più grande impresa: il tempo della vittoria mondiale, 48’’12, diventato oggi il nome di un orologio speciale.

di Paco Guarnaccia

Filippo Magnini

4' di lettura

Filippo Magnini nel 2005, ai Mondiali canadesi di Montreal, si laureava campione del mondo dei 100 metri stile libero con il tempo di 48''12 entrando nell'Olimpo dei più grandi nuotatori di sempre e diventando per tutti Re Magno. Una vittoria che poi confermerà nel 2007 a Melbourne in Australia e che, insieme a un lunghissimo palmares fatto di record e medaglie lo ha consacrato come il più forte nuotatore italiano della storia nello stile libero. Dopo aver smesso con le gare, l'atleta si è tuffato in nuove esperienze lavorative e oggi, grazie a Breil, di cui è brand ambassador, può vantare di aver realizzato insieme alla marca orologiera il modello in edizione limitata chrono 48''12 che celebra il suo leggendario trionfo mondiale.

Che effetto fa avere un tuo orologio? Ne sono onorato e felice. Sono un grande appassionato di orologi e collezionista. Il mio sogno da ragazzino è sempre stato quello di vincere i campionati del mondo: lo scrissi anche su un biglietto che nel 1998 lasciai in una delle insenature del Muro del Pianto, in Israele, dove mi trovavo per una competizione. Dopo sette anni ci sono riuscito. Quindi aver potuto realizzare con Breil un orologio che celebrasse questa vittoria, chiamato 48''12, come il tempo che ho fatto in quella gara (il record italiano e record ai mondiali nei 100 metri stile libero nda.), è stato la realizzazione di un altro sogno che avevo nel cassetto. È stato un bel lavoro e un bel progetto che mi ha riportato in vasca. Che è il mio passato, ormai, ma che è sempre bello da ricordare.

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A proposito di passato: cosa ti ha portato verso il nuoto? Da bambino volevo giocare a calcio, ma ero molto gracile. Per questo mia madre mi disse che se avessi giocato subito a calcio avrei rischiato di farmi male e che prima era meglio irrobustirmi andando a nuotare. Mi sono irrobustito bene… ma ho continuato con questo sport che è diventato una passione.

E hai scelto di fare la vita d'atleta che per un ragazzo è molto particolare. Di sacrifici ne ho fatti tanti, ma ho cominciato a chiamarli scelte. Sembra semplice, ma per me è stato un passo fondamentale. Il sacrificio di andare a nuotare alla 5 di mattina prima di andare a scuola diventava: io ho scelto di andare a nuotare al mattino. E così via. Le mie scelte sono diventate la mia vita e la mia normalità. Se metto una in fila tutte le vasche che ho fatto arrivano a due volte e mezzo il giro della terra…

La gara del tuo primo mondiale in cui hai fissato il tempo a 48''12 è la tua preferita di sempre? Per me è la Gara, anche se due anni più tardi ho rivinto il mondiale. Ma in quel caso dovevo confermarmi. Vincere quel primo titolo è stato stupendo, così come a 30 anni lo è stato vincere il mio terzo campionato europeo diventando il secondo atleta in Europa a vincere tre volte nei 100 stile libero dopo Alexandr Popov.

Da campione, cos'è per te la competizione? La spinta di tutta una carriera per andare avanti a lungo. Sono molto competitivo. Credo sia comune a tutti i campioni: qualunque cosa fai vuoi vincere. Mi manca la competizione con gli altri atleti.

Hai avuto qualche sportivo a cui ti sei ispirato? Ho letto dei libri su Kobe Bryant e sulla sua cosiddetta “Mamba mentality” e mi ci rivedo molto perché raramente un campione non ha quella mentalità. In allenamento ero disposto a morire piuttosto che farmi battere da un compagno. Per me è stato fondamentale Massimiliano Rosolino. Il nostro è stato un binomio vincente: sono cresciuto con lui, ci siamo sfidati per 10 anni e da lui ho imparato tantissimo. Io ero più giovane e lui un grandissimo professionista più grande che, grazie a me, ha resistito ed è andato avanti stimolato nel volermi battere. Una volta vincevo io, una volta lui: io gli davo la carica della gioventù, lui mi dava la sicurezza dell'esperienza. Tra i nuotatori stranieri, dico Alexandr Popov.

Che momento è quello in cui si tocca per primo il muro alla fine della gara? C'è confusione, realizzazione di quello che hai fatto, di pace interiore e allo stesso tempo di esplosione. Poi arriva una gioia enorme, superata solo dalla nascita di mia figlia.

Il Cronografo 48”12 di Breil con cassa in acciaio IP blu di 45 mm di diametro impermeabile fino a 100 metri. Fondello a vite con la firma di Magnini e il numero dell'orologio. Cinturino in caucciù. 500 pezzi. Prezzo: 329 euro.

Una volta smesso di gareggiare ti sei laureato e ti sei subito messo in gioco in altri contesti. Credo sia una mia forza. Vedo molti atleti che restano incastrati nel passato. Per me il nuoto è stato un percorso bellissimo, ma che sapevo sarebbe finito. Oggi faccio tante cose come radio, tv e progetti personali come Remind in cui, con un team di professionisti, consigliamo giovani nuotatori agonisti. Sono curioso e ho voglia di mettermi alla prova. Non chiudo mai la porta, anzi ne apro più che posso.

Sei un campione e sei un padre: suggeriresti a tua figlia di intraprendere una carriera nel nuoto? Qualunque cosa sceglierà, io sarò al suo fianco, ma dieci centimetri dietro. Se nuotasse per me sarebbe stupendo e mi piacerebbe aiutarla. E se riuscisse a fare il record del mondo nello stile libero, sarebbe la chiusura di un cerchio.

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