I FILM DEL FINE SETTIMANA

«Cattive acque», un legal thriller a prova d’ambiente

Nelle sale spazio al nuovo lungometraggio di Todd Haynes. Tra le novità anche «Lontano lontano» di Gianni Di Gregorio e «Bad Boys For Life»

di Andrea Chimento

Nelle sale spazio al nuovo lungometraggio di Todd Haynes. Tra le novità anche «Lontano lontano» di Gianni Di Gregorio e «Bad Boys For Life»


3' di lettura

Un vero e proprio scandalo americano è al centro di «Cattive acque» di Todd Haynes, film tra i più attesi del weekend in sala.
Tutto ruota attorno alla vera storia di Robert Bilott, avvocato ambientalista che, nel 1998, fu protagonista di un'estenuante battaglia legale contro il colosso chimico DuPont, accusato di aver utilizzato i corsi d'acqua della zona di Parkersburg in West Virginia per smaltire il proprio acido perfluoroottanoico, con conseguenze estremamente gravi per la popolazione.

Ispirato da un articolo del New York Times Magazine del 2016, intitolato «The Lawyer Who Became DuPont's Worst Nightmare» e scritto da Nathaniel Rich, sullo scandalo dell'inquinamento idrico di Parkersburg, il film è un classico legal thriller, decisamente più convenzionale rispetto alla maggioranza dei lungometraggi firmati da Todd Haynes (basti pensare a «Io non sono qui» o «Carol»).

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Un film di denuncia
Nonostante la creatività del regista sia un po' frenata, il risultato è comunque un solido prodotto di denuncia, ben girato e ben interpretato.
Un film fortemente ambientalista, adatto a far riflettere anche i più giovani sull'importanza di lottare per la giustizia e per i più deboli che l'avvocato protagonista, interpretato da Mark Ruffalo, è andato a rappresentare.

Da segnalare il consueto, ottimo lavoro alla fotografia di Edward Lachman, abituale collaboratore di Todd Haynes.

Bad Boys For Life
Nelle sale arriva anche il terzo capitolo della saga «Bad Boys», diciassette anni dopo l'uscita del secondo lungometraggio e ben venticinque dopo quella del primo film della trilogia.
Torna la coppia di poliziotti formata da Will Smith e Martin Lawrence, i cui personaggi continuano a consegnare i criminali alla giustizia, nonostante l'età, qualche acciacco e il desiderio di uno dei due di andare in pensione. Il pericolo, però, è sempre dietro l'angolo e i rischi di finire male sono più alti che mai.

Sembra davvero di tornare ai polizieschi degli anni ‘80 e ‘90 in questo film che guarda alla tradizione degli action-movie, andando al di là della serie a cui fa riferimento.
È un lungometraggio onesto, in cui si sa già cosa aspettarsi prima della visione: un discreto divertimento, una coppia di attori ben rodata, dinamiche narrative che sanno molto di già visto e qualche sequenza ad alto tasso adrenalinico.
Ne viene fuori un film semplice, senza pretese e con qualche calo di ritmo, di cui però ci si può accontentare se si sta alle regole del gioco.

Lontano lontano
Nelle sale è in uscita anche un interessante lungometraggio italiano: «Lontano lontano» di Gianni Di Gregorio.
Il regista lanciato nel 2008 dal successo di «Pranzo di ferragosto», racconta il tema della vecchiaia, mettendo in scena la storia di tre settantenni di Roma logorati da una triste esistenza di quartiere, che sognano di fuggire lontano. Riusciranno nell'impresa, ma non proprio nella maniera che immaginavano.

Dopo alcuni prodotti meno incisivi, Di Gregorio torna alla delicatezza del suo esordio di dodici anni fa, dando vita a un racconto di viaggio dai toni senili e malinconici, senza rinunciare però all'ironia e all'umorismo.
La base della trama è abbastanza fragile e non mancano alcuni momenti di stanca, ma i personaggi sono scritti efficacemente e nel complesso è un lavoro riuscito e persino toccante.

L'hotel degli amori smarriti
Funziona a metà, invece, «L'hotel degli amori smarriti» di Christophe Honoré, una pellicola sul tema del tradimento e della separazione di una coppia. La moglie lascia il domicilio coniugale e si trasferisce in un albergo, da cui però può osservare la sua vecchia dimora.
Lungometraggio agrodolce, «L'hotel degli amori smarriti» è un prodotto un po' confuso, che cerca di essere brillante senza riuscirci fino in fondo e finisce per risultare troppo macchinoso nella sua struttura narrativa.
La messinscena è elegante, ma Honoré aveva fatto meglio con il suo lavoro precedente, l'emozionante «Plaire, aimer et courir vite».

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