i film del fine settimana

«Che fine ha fatto Bernadette?», storia di una donna alla ricerca di se stessa

Nelle sale arriva il nuovo film di Richard Linklater con Cate Blanchett. Tra le novità anche il sorprendente lungometraggio macedone «Dio è donna e si chiama Petrunya»

di Andrea Chimento


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3' di lettura

Cate Blanchett è la grande protagonista del weekend in sala con «Che fine ha fatto Bernadette?», nuovo film di Richard Linklater.

Il regista americano, reduce dal notevolissimo «Last Flag Flying», ha portato in scena il famoso romanzo «Dove vai Bernadette?» di Maria Semple: al centro una donna che sembra aver tutto dalla vita, ma che un giorno sparisce improvvisamente.

Brillante architetto e madre di famiglia, Bernadette scompare da un giorno all'altro, poco prima di partire per un viaggio in Antartide con il marito e la figlia.

Il grande pregio del cinema di Linklater è sempre stata la scrittura, tanto che soprattutto nelle sceneggiature risiede il talento dell'autore di film come «Prima dell'alba» e «Boyhood».

Una sceneggiatura poco incisiva
Paradossalmente, però, in «Che fine ha fatto Bernadette?» è proprio il copione a difettare, con metafore eccessivamente didascaliche (una donna di professione architetto, che deve “ridisegnare” la sua vita) e troppi passaggi ridondanti e poco incisivi.

Manca forza anche nei dialoghi in questo film decisamente al di sotto delle capacità di Linklater, che riesce a salvarsi solo per la buona performance di una Cate Blanchett sempre intensa al punto giusto.
Peccato, perché le premesse per fare qualcosa di senz'altro più riuscito c'erano tutte.

Dio è donna e si chiama Petrunya

Dio è donna e si chiama Petrunya
Tutt'altro risultato è quello raggiunto da «Dio è donna e si chiama Petrunya» della regista macedone Teona Strugar Mitevska, a cui il Torino Film Festival ha dedicato quest'anno una bella retrospettiva.

Il racconto è incentrato su una ragazza di 32 anni, laureata in storia, che vive ancora con i suoi genitori e non riesce a trovare un lavoro. Dopo l'ennesimo colloquio andato male, si ferma ad assistere a una cerimonia ortodossa che prevede la partecipazione di soli uomini: nel corso dell'evento, Petrunya compirà un gesto che potrebbe cambiare la sua vita.

Presentato in concorso al Festival di Berlino 2019, «Dio è donna e si chiama Petrunya» è una potente riflessione sulla femminilità all'interno di una società maschilista e patriarcale come quella in cui è ambientata la pellicola.

Si tratta di un film essenziale e diretto, che rende molto chiaro fin dall'inizio dove voglia andare a parare, senza troppi giri di parole: è un film di denuncia, orgogliosamente militante nei messaggi che mette in campo, capace di scuotere e sorprendere.

Probabilmente mancano veri guizzi cinematografici e momenti da mandare a memoria, ma il risultato è incisivo, anche grazie ad alcune spunti brillantemente sarcastici sul mondo dei media. Buona prova della protagonista Zorica Nusheva in un ruolo non semplice.

Il primo Natale

Il Primo Natale
Nelle sale arrivano anche i primi lungometraggi a tema natalizio e questa settimana è il turno de «Il Primo Natale» di Ficarra e Picone.

Ancora registi del loro film, Ficarra e Picone interpretano due personaggi che, dai giorni nostri, si ritroveranno catapultati nell'anno Zero, proprio nei luoghi in cui sta nascendo Gesù.

Il soggetto, indubbiamente, dà adito a tante gag e imprevisti con il duo comico assoluto mattatore di una pellicola pensata per una visione leggera e senza troppe pretese.

Rispetto al precedente «L'ora legale», però, il gioco di Ficarra e Picone ha il fiato più corto, con una seconda parte che perde lo slancio della prima e con troppe battute già sentite ed eccessivamente prevedibili. La discreta partenza faceva sperare in qualcosa di ben più divertente.

Escher – Viaggio nell'infinito

Escher – Viaggio nell'infinito
Infine, una menzione anche per «Escher – Viaggio nell'infinito», documentario di Robin Lutz che sarà nelle nostre sale da lunedì 16 dicembre.

La storia del famoso artista grafico olandese M.C. Escher viene raccontata in un prodotto che si basa su più di 1000 lettere, diari e lezioni scritte originali. Sono infatti le parole dell'artista che ascoltiamo mentre parla della sua vita, delle sue paure e del suo lavoro.

Non solo un documentario per scoprire di più su questo artista, ma anche un viaggio nei luoghi che lo ispirarono maggiormente, girato con scelte visive originali e accattivanti. Mentre Escher parla, la camera registra in soggettiva quello che lui stesso vedrebbe, come se fossero i suoi occhi a inquadrare il mondo.

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