I FILM DEL FINE SETTIMANA

«L’uomo invisibile», la nuova terrificante versione del classico di Wells

Su Chili è arrivato il film di Leigh Whannell, una trasposizione del celebre romanzo. Grande prova di Elisabeth Moss

di Andrea Chimento

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Su Chili è arrivato il film di Leigh Whannell, una trasposizione del celebre romanzo. Grande prova di Elisabeth Moss


2' di lettura

Come reinterpretare un classico della letteratura di fine Ottocento? È probabilmente partito da questa domanda il regista e sceneggiatore Leigh Whannell, artefice della nuova versione de «L'uomo invisibile», film arrivato direttamente su Chili senza passare dalle sale cinematografiche, a causa dell'emergenza Coronavirus.

Alla base c'è il famoso romanzo omonimo di H.G. Wells, già trasposto in pellicola in diverse occasioni, a partire dal celebre lungometraggio di culto firmato da James Whale nel 1933, che aveva come protagonista Claude Rains.

In questa nuova versione avviene un vero e proprio ribaltamento: il punto di vista del film non è quello dello scienziato che scopre come diventare invisibile, ma quello della sua compagna, che lo credeva morto e che tornerà a essere tormentata dall'uomo.
Un cambio di prospettiva non indifferente che rende questo adattamento decisamente originale e, soprattutto, in grado di avere una propria personalità e di adattarsi al meglio alle dinamiche narrative contemporanee.

Un film psicologico ad alta tensione
Più che un horror, «L'uomo invisibile» è un film sullo stalking, un thriller psicologico ad alta tensione, che riesce a giocare efficacemente con lo spettatore ribaltando le attese e regalando alcuni colpi di scena ben assestati.
Il ritmo è alto e, fatta eccezione per alcune sequenze poco riuscite, l'intrattenimento proposto è di buon livello dall'inizio alla fine.
Arrivato alla sua terza prova dietro la macchina da presa, Whannell firma il suo lavoro migliore, inserendo il suo lungometraggio nell'elenco dei migliori prodotti realizzati dalla Blumhouse, compagnia specializzata negli horror a basso budget (tra i tanti, si possono ricordare «Paranormal Activity», «La notte del giudizio», «Scappa – Get Out», ma anche film di M. Night Shyamalan come «The Visit» e «Split»).

Tra gli elementi di maggior risalto dell'operazione, una menzione speciale per la prova dell'attrice protagonista Elisabeth Moss, celebre per serie tv come «Mad Men» o «The Handmaid's Tale», che si dimostra perfettamente in grado di reggere il film sulle proprie spalle con una performance di grande forza espressiva.

Il buco
Altro film ad alta tensione da segnalare è lo spagnolo «Il buco», disponibile su Netflix .
Opera prima del regista Galder Gaztelu-Urrutia, è un esordio dal soggetto indubbiamente interessante, incentrato su una particolare prigione architettata in forma verticale, in cui i detenuti dei piani superiori mangiano meglio di quelli dei piani sottostanti.
Presentato in diverse kermesse internazionali, tra cui il Festival di Toronto e quello di Torino, «Il buco» mette in scena una metafora sociale decisamente chiara ed esplicita, capace di far riflettere su vari argomenti (dal consumo alimentare alle gerarchie di potere).

Lo spunto è di grande suggestione ed è un film da vedere, seppur a lungo andare perda un po' lo slancio iniziale e il simbolismo rappresentato sia spiegato troppo palesemente.
Durante la visione vengono in mente diverse altre pellicole da cui «Il buco» sembra prendere buona parte del suo immaginario, ma si tratta pur sempre di un esordio e, le basi perché il regista riesca in futuro a realizzare qualcosa di ancor più incisivo, ci sono tutte.

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