I FILM DEL FINE SETTIMANA

«Un lungo viaggio nella notte», noir cinese ambizioso e autocompiaciuto

Distribuito da Movies Inspired, arriva nelle sale il secondo lungometraggio del regista Bi Gan, un film ricco di riferimenti letterari e cinematografici

di Andrea Chimento

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Una scena tratta dal film «Un lungo viaggio nella notte»

Distribuito da Movies Inspired, arriva nelle sale il secondo lungometraggio del regista Bi Gan, un film ricco di riferimenti letterari e cinematografici


3' di lettura

Arriva nelle sale grazie alla distribuzione di Movies Inspired l'atteso film cinese «Un lungo viaggio nella notte», opera seconda di Bi Gan presentata al Festival di Cannes 2018.
Si apre con diversi riferimenti al cinema noir classico (dall'uso della voce narrante ai giochi di luce, fino alla struttura narrativa) questo curioso lungometraggio che vede protagonista un uomo deciso a ritrovare la donna che aveva amato circa vent'anni prima. I ricordi, però, si mescolano sempre più all'immaginazione e la ricerca diventa sempre più complicata.
Non si può certo dire che manchi l'ambizione a Bi Gan, regista che dopo il bell'esordio con «Kaili Blues» del 2015 punta ancora più in alto con un'opera dai tantissimi riferimenti letterari e cinematografici.

Flusso di coscienza

Diverse sequenze vedono i protagonisti di fronte al grande schermo, mentre si sviluppa questo vero e proprio flusso di coscienza che guarda a Joyce, ma ancor di più a Proust e al suo «Alla ricerca del tempo perduto», senza dimenticare passaggi che citano addirittura la mitologia greca, con riferimenti che vanno dal Minotauro nel labirinto al volo di Dedalo e Icaro per fuggire dallo stesso.

Una scena del film «Un lungo viaggio nella notte»

Il fascino della pellicola è indubbiamente alto nella prima parte, anche grazie a una fotografia di ottimo livello, ma Bi Gan mette sempre più carne al fuoco col passare dei minuti tanto da far risultare indigesto il suo lavoro.Un lunghissimo piano-sequenza in 3DSe i giochi visivi inizialmente centrano il bersaglio, la seconda parte risulta invece decisamente (e paradossalmente) meno interessante: mentre il protagonista si trova al cinema, gli spettatori sono invitati a indossare gli occhiali in 3D per un lunghissimo piano-sequenza conclusivo di quasi un'ora di durata.Un giochino di sperimentazione certo divertente, ma allo stesso tempo troppo autocompiaciuto, anche per l'utilizzo di droni e di scelte visive che appaiono eccessivamente studiate a tavolino e ben poco spontanee.

Piano-sequenza

Nella testa del regista, molto probabilmente, il piano-sequenza doveva rappresentare l'apice dell'operazione, ma al contrario la presa sullo spettatore cala proprio in quest'ultima parte, perdendo molto del coinvolgimento narrativo creato in precedenza.Con qualche rischio ed eccesso in meno, Bi Gan avrebbe fatto senz'altro di meglio, anche perché il cast lavora bene e il talento al regista di certo non manca.

Scena tratta dal film «Il lago delle oche selvatiche»

Il lago delle oche selvatiche

Sempre a proposito di noir in salsa cinese, si segnala positivamente «Il lago delle oche selvatiche» di Diao Yinan, film che aveva fatto una piccola comparsata nelle sale appena prima della chiusura causata dal Covid e che ha poi trovato spazio più recentemente su Amazon Prime Video.Presentato in concorso a Cannes 2019, «Il lago delle oche selvatiche» riprende le atmosfere da noir metropolitano di «Fuochi d'artificio in pieno giorno», precedente film del regista vincitore dell'Orso d'oro al Festival di Berlino 2014.

Scena tratta da «Il lago delle oche selvatiche»

Al centro della trama c'è un gangster in fuga, disposto a sacrificare tutto per la sua famiglia e per una donna incontrata lungo il cammino.La sceneggiatura può apparire piuttosto macchinosa e alcuni passaggi narrativi non sono molto appassionanti, ma il film conferma le ottime capacità del suo autore, dotato di un occhio registico non indifferente, tanto per la gestione dei tempi di montaggio, quanto per le notevolissime scelte visive.Diao Yinan, insieme all'ottimo direttore della fotografia Dong Jingson, regala infatti numerose inquadrature costruite alla perfezione, che sfruttano al meglio le luci al neon e l'espressività delle ombre che si creano nelle strade in cui è ambientata buona parte della storia.Ne risulta un'opera notturna e anticonvenzionale, sicuramente da vedere.


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