Cinema e Media

«Raya e l'ultimo drago», avventura Disney per tutta la famiglia

Su Disney+ arriva il nuovo film della casa di Topolino. Tra le novità on-demand anche un documentario sulla carriera di Quentin Tarantino

di Andrea Chimento

3' di lettura

La nuova guerriera di casa Disney: «Raya e l'ultimo drago» ha come protagonista una ragazza coraggiosa, una combattente solitaria che dovrà trovare un ultimo esemplare di drago per poter riunire regni e popolazioni divisi da tempo. Nel corso della sua ricerca, però, capirà che non basterà questo per salvare il mondo: dovrà imparare a fidarsi degli altri e a collaborare con loro.

Appena arrivato su Disney+, il film è il 59esimo classico della casa di Topolino secondo la classificazione ufficiale ed è diretto da Don Hall e Carlos López Estrada: il primo dei due è stato già il co-regista di «Oceania», pellicola con cui quest'ultimo lavoro ha molto in comune.Si tratta di un lungometraggio al femminile, non soltanto per la protagonista, ma anche per la creatura magica che l'accompagnerà nelle sue avventure e si rivelerà uno dei personaggi più riusciti, grazie soprattutto alla sua autoironia.

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La Disney guarda a Oriente

È un film che, dalla trama ai personaggi, passando naturalmente per le location ma anche per le dinamiche narrative, guarda all'Estremo Oriente e, probabilmente, anche al suo mercato: tattica a cui la Disney aveva già pensato per il precedente «Big Hero 6», altro film in cui in cabina di regia c'era Don Hall.

Esteticamente «Raya e l'ultimo drago» è un prodotto notevole, grazie soprattutto all'uso dei colori e a un'animazione che sfrutta al meglio il budget a disposizione e gli effetti digitali.Anche la sceneggiatura è piuttosto godibile, benché qua e là ci siano passaggi davvero troppo scontati ed elementari, non giustificabili con la semplice scusa che il target di pubblico devono essere (anche) i bambini di (quasi) tutte le età.Resta comunque un'avventura appassionante, ma – come per i precedenti classici Disney – la sensazione è quella che si potrebbe osare di più e proporre un copione meno studiato a tavolino.

QT8 – Il documentario su Quentin Tarantino

I tantissimi fan di Quentin Tarantino possono essere soddisfatti: grazie a MioCinema è arrivato anche in Italia il film «QT8 – Quentin Tarantino – The First Eight», documentario sul grande regista americano.

Diretto da Tara Wood, il film segue la carriera del regista, dai suoi esordi come sceneggiatore alle sue prime opere dietro la macchina da presa fino al grande successo e all'alone di culto che mantiene ancora oggi.Ben sapendo quanto Tarantino sia un grande cinefilo (e grande amante del cinema italiano), questo prodotto è inoltre un'interessante riflessione sul fare cinema e non potevano mancare tante interviste a celebrità che hanno lavorato con lui.La struttura è piuttosto canonica, ma ci sono molti retroscena curiosi e aneddoti decisamente divertenti che faranno felici gli appassionati del regista di «Pulp Fiction» e «C'era una volta a Hollywood».

The Book of Vision

Infine, si segnala l'arrivo on-demand di «The Book of Vision» di Carlo Hintermann, qui al suo primo film di finzione.Al centro della storia c'è Eva, una ricercatrice di Storia della Medicina, che scopre un manoscritto di Johan Anmuth, un medico del 18° secolo. Nel testo, Anmuth trascrive i sentimenti, le paure e i sogni di 1800 pazienti: immergendosi in questi racconti e in queste visioni, Eva mette in discussione la separazione tra passato, presente e futuro, mentre si scontra con le sfide della medicina moderna.

Presentato all'interno della Settimana Internazionale della Critica dell'ultima Mostra di Venezia, «The Book of Vision» vede tra i produttori anche Terrence Malick (Hintermann era invece nella produzione di «The Tree of Life») e la presenza di quest'ultimo si fa sentire in alcuni passaggi che ricordano molto lo stile del regista de «La sottile linea rossa».Siamo dalle parti del fantasy con questa pellicola decisamente ambiziosa, che però finisce presto per risultare pretestuosa per i suoi messaggi e suoi collegamenti temporali forzati.Non mancano immagini suggestive, ma la carenza di idee degne di nota è troppo evidente per non sottolinearla e purtroppo anche i personaggi sono stereotipati e scritti grossolanamente.

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