I FILM DEL FINE SETTIMANA

Sophia Loren torna a recitare con il toccante «La vita davanti a sé»

Diretta dal figlio Edoardo Ponti, l'attrice campana torna davanti alla macchina da presa per una nuova trasposizione del celebre romanzo di Romain Gary

di Andrea Chimento

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La vita davanti a sé

Diretta dal figlio Edoardo Ponti, l'attrice campana torna davanti alla macchina da presa per una nuova trasposizione del celebre romanzo di Romain Gary


3' di lettura

Sophia Loren torna a recitare per la regia di… suo figlio: Edoardo Ponti ha scelto sua madre per il ruolo della protagonista de «La vita davanti a sé», disponibile su Netflix.
Si tratta di una nuova trasposizione del celebre romanzo di Romain Gary, già portato sul grande schermo da Moshé Mizrahi nel 1977, con un film che vinse l'Oscar per il miglior lungometraggio straniero e che viene ricordato soprattutto per la grande prova di Simone Signoret nei panni di Madame Rosa.

Simone Signoret e Sophia Loren

Sophia Loren interpreta degnamente lo stesso ruolo, una donna anziana che ospita bambini in difficoltà e che stringe un'improbabile amicizia con un piccolo ladruncolo che vive in strada e l'ha derubata.È passato un decennio da quando abbiamo visto Sophia Loren recitare per l'ultima volta (nel 2010 nel film per la tv «La mia casa è piena di specchi», mentre dell'anno prima è il più celebre «Nine» di Rob Marshall) e la scelta appare soprattutto come un modo per sostenere al meglio il figlio regista nella prova più difficile della sua carriera.

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Illustre precedente

Adattare Gary non è semplice, visto anche il successo dell'illustre precedente, e la scelta è stata quella di ambientare il tutto ai giorni nostri, a Bari, puntando soprattutto sul legame fra la donna e il giovanissimo immigrato, con cui nascerà un rapporto profondo e sincero.

La vita davanti a sé

Emozionante Sophia Loren

La sceneggiatura soffre di diversi passaggi troppo didascalici e la messa in scena cade spesso in una certa retorica, ma allo stesso tempo in questo film dai buoni sentimenti c'è spazio per qualche momento toccante al punto giusto, grazie soprattutto all'interpretazione della stessa Loren.

Tornando a vestire i panni di un personaggio del popolo, che avrebbe potuto essere protagonista anche di alcune sue pellicole dei tempi che furono, Sophia Loren regala una prova emozionante ed è senza dubbio lei il vero valore aggiunto di questo prodotto che funziona a metà.

Alcuni spunti, infatti, avrebbero richiesto un maggiore approfondimento e una più precisa contestualizzazione ma, a patto di non avere troppe pretese, ci si può accontentare. Da sottolineare che alla sceneggiatura ha contribuito Ugo Chiti, importante firma del nostro cinema, che ha lavorato ai copioni di diversi film di Matteo Garrone, tra cui «Gomorra», «Reality» e «Dogman».

Mi chiamo Francesco Totti

Mi chiamo Francesco Totti

Un altro prodotto emozionante, ma ancor più sorprendente, è «Mi chiamo Francesco Totti», documentario di Alex Infascelli dedicato al grande calciatore e storico capitano della Roma.Disponibile on-demand, è un film molto diverso dal documentario agiografico che ci saremmo potuti aspettare: la notte che precede il suo addio al calcio, Francesco Totti ripercorre la sua vita, come se la vedesse proiettata su uno schermo insieme agli spettatori. Ed è proprio questo escamotage narrativo, che avvicina lo sguardo del protagonista a quello degli spettatori, a creare un notevole coinvolgimento durante la visione, sicuramente pensata in particolare per gli appassionati di calcio, ma altrettanto efficace anche per chi fosse meno interessato all'argomento.

Mi chiamo Francesco Totti

Infascelli, che si era fatto le ossa con film di finzione come «Almost Blue» e «Il siero della vanità», aveva già firmato un valido documentario nel 2015 con «S Is for Stanley», dedicato all'autista di Stanley Kubrick: è proprio con questa modalità che Infascelli rende al meglio, non scadendo praticamente mai nella banalità ma, al contrario, riuscendo sempre a interessare e risultare efficace anche grazie al ritmo dato al montaggio. Il film è tratto dal libro «Un capitano», scritto dallo stesso Francesco Totti con Paolo Condò.


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