I FILM DEL FINE SETTIMANA

«Mank», la genesi di «Quarto potere» in un film imperdibile

Arriva su Netflix uno dei titoli più attesi dell'anno: David Fincher racconta Herman Mankiewicz, sceneggiatore che ha firmato il copione del capolavoro di Orson Welles

di Andrea Chimento

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Arriva su Netflix uno dei titoli più attesi dell'anno: David Fincher racconta Herman Mankiewicz, sceneggiatore che ha firmato il copione del capolavoro di Orson Welles


3' di lettura

È arrivato su Netflix uno dei film più attesi e importanti dell'anno: «Mank» di David Fincher.
Partendo da una sceneggiatura scritta dal padre Jack Fincher (scomparso nel 2003), il regista di «Seven» e «The Social Network» ha raccontato uno degli sceneggiatori più tormentati della Hollywood classica, Herman J. Mankiewicz, e la celebre diatriba sulla reale paternità della sceneggiatura di «Quarto potere», firmata dallo stesso Mankiewicz insieme al regista e protagonista Orson Welles.


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In un film incentrato su uno sceneggiatore, saggiamente Fincher ha puntato su una messinscena tesa a esaltare al massimo proprio il copione, con dialoghi serrati e battute fulminanti che non lasciano alcuna pausa allo spettatore, oltre che con un'alternanza temporale fatta di numerosi flashback, che ricorda proprio una delle basi drammaturgiche di quel capolavoro assoluto datato 1941

«Quarto potere»

«Quarto potere» non è stato semplicemente un film, ma una vera e propria rivoluzione, stilistica e narrativa, nella storia del cinema americano, con un regista esordiente a cui è stata concessa una libertà straordinaria per l'epoca e il cui nome è rimasto impresso nella mente di tutti i cinefili come uno tra i più grandi della storia.

«Mank» è il miglior film del week-end

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Straordinario Gary Oldman

Fincher, però, ci tiene a sottolineare l'importanza di Mankiewicz, un vero e proprio Don Chisciotte (riferimento fondamentale per capire la natura di questo progetto, anche citato in alcune sequenze) che ha combattuto contro i “giganti” degli studios hollywoodiani: geniale, alcolizzato, cinico e intellettuale, Mankiewicz era una figura difficile da far rientrare negli schemi dell'industria dell'epoca e tutte le sue caratteristiche sono magnificamente raccontate in questo grande film, anche grazie alla monumentale performance di Gary Oldman che si meriterebbe di vincere un secondo Oscar dopo quello ottenuto per «L'ora più buia», in cui interpretava Winston Churchill.

Confezione impeccabile

In questo viaggio nella storia del cinema, Fincher ha, come sempre, puntato anche su una confezione che tiene conto di ogni dettaglio, tanto nell'aspetto visivo quanto in quello sonoro.Le musiche di Trent Reznor e Atticus Ross accompagnano la narrazione senza mai sovrastarla, mentre l'elegante fotografia in bianco e nero di Erik Messerschmidt contribuisce a creare un'atmosfera d'altri tempi decisamente affascinante. Il risultato è un progetto davvero importante, complesso e stratificato, di cui si parlerà ancora a lungo nei prossimi mesi. Le interpretazioni intorno a «Mank», infatti, fioccheranno e sarà anche una scusa per tanti per (ri)vedersi, studiare o scoprire, un film come «Quarto potere» che ancora oggi, a quasi ottant'anni di distanza dalla sua uscita, è più moderno che mai.

La belva

Su Netflix è arrivato anche un nuovo film italiano con protagonista Fabrizio Gifuni: «La belva» di Ludovico Di Martino.Protagonista è un reduce di guerra, cupo e solitario, ormai da anni lontano dalla sua famiglia. Mentre tenta di ricucire il rapporto con i suoi figli, un tragico evento lo trasforma di nuovo in qualcosa che ormai pensava sepolto da tempo.Le premesse sono curiose perché di film di questo genere realizzati in Italia ce ne sono pochi, ma «La belva» non riesce a togliersi di dosso la sensazione di già visto, facendo riferimenti a modelli stranieri come «Io vi troverò» con Liam Neeson.

Gifuni fa il suo in un ruolo non semplice ed è abbastanza credibile, ma la struttura narrativa soffre di troppe banalità e il coinvolgimento è meno forte del previsto.

Gli indifferenti

Disponibile on-demand su varie piattaforme c'è anche una nuova trasposizione del capolavoro di Moravia «Gli indifferenti», firmata da Leonardo Guerra Seragnoli.Portato in scena in passato da grandi registi come Francesco Maselli e Mauro Bolognini, «Gli indifferenti» è un romanzo non semplice da adattare per lo schermo, ma anche Seragnoli ha fatto un buon lavoro nella scelta del cast e nella realizzazione complessiva.I limiti, però, stanno nella difficoltà di fare un collegamento con il presente: non si sente una vera e propria urgenza di questo nuovo adattamento, tanto che gli importanti spunti proposti colpiscono nel segno solo in parte e non resta moltissimo su cui riflettere al termine della visione.Rimane un prodotto confezionato dignitosamente, che lascia però la sensazione di un'occasione in parte sprecata.

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