cinema

«Doppia pelle», un film surreale e fuori dagli schemi

È arrivato on-demand il nuovo lavoro di Quentin Dupieux, scelto come titolo d'apertura della Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes dello scorso anno. Protagonista Jean Dujardin

di Andrea Chimento

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È arrivato on-demand il nuovo lavoro di Quentin Dupieux, scelto come titolo d'apertura della Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes dello scorso anno. Protagonista Jean Dujardin


3' di lettura

E’ stato uno dei film più interessanti della Quinzaine des Réalisateurs (sezione parallela del Festival di Cannes) dello scorso anno e ora si può vedere on-demand: si tratta di «Doppia pelle» di Quentin Dupieux, un lungometraggio dai contorni surreali e decisamente fuori dagli schemi.


In molti si ricorderanno Dupieux con lo pseudonimo di Mr. Oizo nel ruolo di produttore discografico e DJ (era suo il tormentone «Flat Beat» del 1999), ma in seguito questo eccentrico artista è diventato un regista cinematografico dallo stile assolutamente personale.Presentati spesso nei circuiti festivalieri, i suoi lavori sono contraddistinti da narrazioni del tutto anticonvenzionali: tra i possibili esempi per inquadrare il suo cinema, si può citare «Rubber» del 2010 (per molti un vero e proprio “cult-movie”), in cui il protagonista è uno pneumatico che prende vita e inizia a uccidere diverse persone tramite i suoi “poteri psichici”, oppure «Reality», visto alla Mostra di Venezia 2014, con al centro un cameraman deciso a passare alla regia con una storia completamente assurda come base di partenza per il suo lavoro.

In «Doppia pelle», invece, al centro della narrazione c'è un uomo ossessionato dall'acquisto di un nuovo giubbotto scamosciato. Dopo averlo indossato, inizieranno per lui una serie di imprevedibili conseguenze.Come in altri lungometraggi di Dupieux, si parte da una situazione semplice e da un personaggio decisamente ordinario, che finisce poi in un vortice di imprevisti assurdi e sconvolgenti.Sicuramente strampalato e sopra le righe, «Doppia pelle» si fa però apprezzare grazie alla sua capacità di intrattenere e sorprendere, seguendo traiettorie narrative a dir poco curiose.Forse la prima parte è più incisiva della seconda (man mano che passano i minuti il film prende una piega profondamente metacinematografica), ma il risultato è comunque gradevole e ricco di suggestioni.

Jean Dujardin

Buona prova di Jean DujardinNei panni del protagonista c'è un ottimo Jean Dujardin, totalmente svuotato della sua icona di sex symbol e trasformato in un personaggio insicuro e solitario, che finirà per essere vittima di una vera e propria follia che lo consumerà giorno dopo giorno.Oltre a Dujardin, va segnalata la presenza di Adèle Haenel, che lo scorso anno era sulla Croisette anche per il bellissimo «Ritratto della giovane in fiamme» di Cèline Sciamma.Da ricordare inoltre che Dupieux sta lavorando al montaggio di un nuovo lungometraggio, che dovrebbe uscire negli ultimi mesi del 2020: «Mandibules» con protagonista Adele Exarchopoulos.

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Una comicità molto diversa è quella di «Eurovision Song Contest: la storia dei Fire Saga» di David Dobkin, approdato da poco su Netflix.Al centro ci sono due aspiranti musicisti davvero strampalati, Lars e Sigrit, a cui viene data (in maniera piuttosto imprevista) la possibilità di rappresentare il proprio paese, l'Islanda, nella celebre competizione musicale. Potrebbe essere la grande occasione per realizzare il loro più grande sogno.Più del regista David Dobkin, il nome che conta in questa pellicola è quello dell'attore Will Ferrell che, come spesso avviene quando è protagonista in un film, prende la scena quasi tutta per sé, utilizzando espressioni e modalità recitative tanto amate dai suoi fan.Ferrell, anche sceneggiatore e produttore, è sopra le righe e scatenato più che mai, mentre il resto del cast composto comunque da nomi molto noti (da Rachel McAdams a Pierce Brosnan) fatica a tenergli testa e a risultare altrettanto efficace.

Al di là delle interpretazioni, però, «Eurovision Song Contest: la storia dei Fire Saga» è un prodotto che ha dalla sua pregi e difetti: il film funziona a tratti, tanto da risultare più incisivo nella caratterizzazione iniziale dei personaggi che nello sviluppo che hanno nel corso della vicenda. Troppo prevedibile e retorico in alcuni passaggi, il film risulta altalenante, seppur riesca a regalare più di una risata e a mantenere un buon ritmo per quasi tutta la sua durata. Senza avere troppe pretese, resta un lungometraggio da vedere per passare un paio d'ore decisamente spensierate.


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