I FILM DEL FINE SETTIMANA

«I predatori», l’ambizioso esordio di Pietro Castellitto

Arriva nei cinema l'opera prima del regista e attore figlio d'arte. Tra le novità anche «Palm Springs» con Andy Samberg

di Andrea Chimento

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Arriva nei cinema l'opera prima del regista e attore figlio d'arte. Tra le novità anche «Palm Springs» con Andy Samberg


3' di lettura

Arriva nelle sale una delle opere prime italiane più attese dell'anno, «I predatori» di Pietro Castellitto, regista esordiente, figlio d'arte di Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini.
Al centro della trama ci sono due famiglie molto diverse per origine e tipo di vita: la prima borghese e intellettuale, la seconda proletaria e coinvolta nella criminalità. Le loro sorti all'improvviso si intrecceranno, generando conseguenze inaspettate.


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Pietro Castellitto, finora conosciuto solo come attore, ha scritto, diretto e interpretato questo lungometraggio, dimostrando coraggio e ambizione sia sul piano dell'estetica visiva che su quello della narrazione: già dalle prime, virtuose inquadrature emerge il talento del giovane autore dietro la macchina da presa.In alcuni passaggi, in particolare verso la conclusione, la scelta di andare sopra le righe risulta un po' forzata e non necessaria, ma per buona parte della visione il registro grottesco si dimostra adeguato a questa pellicola capace di incuriosire.Forse una cura più attenta alla scrittura di tutti i personaggi avrebbe giovato: mentre alcuni, basti pensare al lavoro di Vinicio Marchioni che incornicia il film, risultano incisivi e misteriosi al punto giusto, altri sono invece troppo stereotipati e macchiettistici.

Per alcuni spunti e tematiche proposte, «I predatori» fa venire in mente «Favolacce» dei fratelli D'Innocenzo, anche se il lavoro di Castellitto è meno forte e coinvolgente. Resta senza dubbio un film da vedere, originale e mai scontato. Un buon esordio che fa ben sperare per il futuro di un autore, senz'altro desideroso di proporre qualcosa di nuovo e interessante.

Cinema: tutto il meglio delle novità per il week-end<br/>

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Palm Springs

Dagli Stati Uniti arriva invece «Palm Springs», film presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival e inserito in cartellone nei giorni scorsi alla Festa del Cinema di Roma.Diretto da Max Barbakow, racconta di un ragazzo e una ragazza che si conoscono a un matrimonio: l'incontro avrà presto conseguenze inaspettate, perché i due si ritroveranno a vivere continuamente la stessa giornata…Sorta di «Ricomincio da capo» con uno stile da commedia americana contemporanea, «Palm Springs» è un film che, anche se giocato su un'idea che sa molto di già visto, riesce a essere abbastanza originale nello sviluppo narrativo e in una sceneggiatura piuttosto accattivante.

Il protagonista maschile Andy Samberg è un volto noto del Saturday Night Live ed è pienamente in parte nei panni del personaggio, tanto da essere il valore aggiunto di un prodotto che funziona a metà: non sempre il coinvolgimento è alto, anzi, ma il divertimento non manca e il risultato è godibile, seppur con qualche rallentamento qua e là.

Il processo ai Chicago 7

Film più profondo e significativo è «Il processo ai Chicago 7», seconda regia dopo «Molly's Game» per il grande sceneggiatore Aaron Sorkin, una delle penne più importanti del cinema contemporaneo.Arrivato direttamente su Netflix, il film è incentrato su una storia vera: dopo i terribili scontri tra polizia e manifestanti avvenuti a Chicago nel 1968 durante una convention democratica, sette ragazzi (e un esponente delle Pantere Nere) vengono catturati e processati da una corte tutt'altro che neutrale tanto che, poco alla volta, sorgeranno molti dubbi sulla sentenza e sulla regolarità dell'udienza.Grazie a un copione affilato e a dialoghi taglienti, «Il processo ai Chicago 7» è un film che ha dalla sua una struttura narrativa appassionante e diverse sequenze di grande impatto visivo e drammaturgico (l'incipit, in primis).Forse le singole storie dei personaggi di questo film corale hanno più peso del disegno d'insieme, ma la riflessione, nonostante sia ambientato a fine anni Sessanta, è di grande attualità e regala riflessioni tutt'altro che banali.Nel cast il migliore è Sacha Baron Cohen, mentre Eddie Redmayne non trasmette la giusta spontaneità. Tra gli altri attori presenti vanno citati Joseph Gordon-Levitt e Michael Keaton.


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