I film del fine settimana

«Madres paralelas», un melodramma politico tra passato e presente

Nelle sale il nuovo lungometraggio di Pedro Almodóvar è grande protagonista. Tra le novità anche l'attesissimo «Freaks Out» di Gabriele Mainetti

di Andrea Chimento

4' di lettura

Quando arriva nei cinema un film di Pedro Almodóvar è sempre un evento importante: non fa eccezione «Madres paralelas», ultima pellicola dell'autore spagnolo, scelta come titolo d'apertura della scorsa Mostra del Cinema di Venezia.

Al centro ci sono due donne, di età differente e di diversa estrazione sociale, che condividono la stessa stanza di ospedale dopo essere rimaste incinte: per entrambe è stata una gravidanza inattesa, ma non sarà l'unico punto di contatto che le unirà.

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Dopo lo straordinario «Dolor y gloria» di due anni fa, Almodóvar firma un film sicuramente meno epocale ma altrettanto personale e capace di toccare corde emotive profonde.Il tema della maternità è stato spesso uno degli argomenti principali del cinema del grande regista spagnolo: basti pensare all'inizio di «Carne tremula», oppure a «Tutto su mia madre», a «Volver» o anche al già citato «Dolor y gloria».In questo caso lo spunto diventa ancor più centrale, soprattutto per la relazione che si andrà a instaurare tra le due protagoniste e per diversi colpi di scena che si susseguono durante la visione: alcuni sono però troppo prevedibili ed è uno dei primi limiti di un film molto ben confezionato, ma un po' slegato tra le sue parti.

«Madres paralelas» e gli altri film del week-end

«Madres paralelas» e gli altri film del week-end

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Uno sguardo verso il passato

Come in buona parte delle sue pellicole recenti (si pensi anche a «Julieta», altro film collegabile a quest'ultimo) Almodóvar guarda al passato, sia con un taglio nostalgico sia, in questo caso, ponendo l'accento sull'importanza della memoria storica.Il film si apre con Janis che cerca un modo per aprire la tomba dove giace il suo bisnonno, assassinato durante la guerra civile spagnola e la sceneggiatura torna (soprattutto verso la conclusione) a questo spunto che diventa determinante per cogliere la psicologia del personaggio interpretato da una brava Penélope Cruz.

Seppur il disegno complessivo non sia sempre coeso, sono numerose le sequenze emozionanti e girata con la solita classe dall'autore, tanto da far sì che «Madres paralelas» sia comunque un lungometraggio convincente e capace di lasciare più di uno spunto di riflessione allo spettatore al termine della visione.

Freaks Out

Dal concorso della Mostra di Venezia arriva anche «Freaks Out», atteso lavoro di Gabriele Mainetti, regista de «Lo chiamavano Jeeg Robot».Ambientato nella Roma del 1943, il film ha come protagonisti Matilde, Cencio, Fulvio e Mario, che vivono come fratelli nel circo di Israel. Quando quest’ultimo scompare misteriosamente, forse in fuga o forse catturato dai nazisti, i quattro “fenomeni da baraccone” restano soli nella città occupata. Qualcuno però ha messo gli occhi su di loro, con un piano che potrebbe cambiare i loro destini... e il corso della Storia.

Si apre nella maniera giusta «Freaks Out», con una sequenza potentissima che mostra lo spettacolo dei numeri circensi e, in seguito, la brutalità dei bombardamenti della guerra: un’alternanza tra poesia e crudeltà che sarà uno degli elementi centrali della pellicola.All'interno di un prodotto di grandissima ambizione, a cui non manca un certo fascino in diversi passaggi, quello che scricchiola è soprattutto una sceneggiatura che, col passare dei minuti, si fa sempre più confusa e incapace di intrattenere a dovere.L'interesse verso la visione rimane sufficiente fino alla fine, ma in molte sequenze (la battaglia finale, in primis) pesa la prolissità e la messinscena finisce per andare eccessivamente sopra le righe.Resta un prodotto da vedere, che cerca strade nuove e coraggiose per la nostra industria, ma a cui avrebbe giovato una maggior cura in fase di lavorazione: dal talento di Mainetti, ancora una volta, ci si può aspettare decisamente di più.

Ricco il cast: oltre agli italiani Claudio Santamaria, Pietro Castellitto, Aurora Giovinazzo, Giancarlo Martini e Giorgio Tirabassi, va segnalato Franz Rogowski, bravo attore tedesco che qui interpreta il direttore del circo nazista.

Futura

ra stato presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes, invece, l'interessante «Futura», un progetto realizzato da Pietro Marcello, Alice Rohrwacher e Francesco Munzi, arrivato per alcuni giorni nelle nostre sale questa settimana come evento speciale.I tre registi hanno intrapreso un viaggio in Italia per chiedere ai giovani, prossimi ormai a entrare nel mondo del lavoro, quali siano le loro sensazioni, i turbamenti e le preoccupazioni per il futuro, sempre più incerto, che li attende. Tre degli autori più importanti del nostro cinema si sono uniti per dare vita a un lungometraggio che può ricordare Pier Paolo Pasolini e il suo «Comizi d’amore», grande indagine condotta negli anni Sessanta per interpellare gli italiani sul tema del sesso. Rispetto a Pasolini, i tre registi non si mostrano e il tema è diverso, ma viene ripresa la lezione del regista di «Accattone» e «Mamma Roma», così come quella di Comencini con «I bambini e noi», reportage sull’infanzia, oltre al “cinema didattico” di Rossellini.Sorprende e colpisce positivamente il fatto che questo documentario non sia un prodotto tripartito ma, anzi, un unico disegno d'insieme in cui non si sente la differenza di sguardo tra un regista e l'altro: un elemento che dona grande coerenza e coesione all'insieme, tanto da portare a un risultato finale dal forte valore sociologico.

Si sente (e questo resta un limite) una ridondanza generale, ma l'esito risulta più che positivo: è un prodotto che fa bene il suo dovere, rimanendo fedele dall'inizio alla fine alla sua idea di partenza.


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