I film del fine settimana

Emozioni forti con «È stata la mano di Dio», il nuovo, grande film di Sorrentino

In sala il nuovo lungometraggio del regista napoletano, un ritratto intimo e personale che è stato scelto per rappresentare l'Italia ai prossimi premi Oscar

di Andrea Chimento

3' di lettura

Un esempio di grande cinema: non è soltanto uno dei film più rilevanti della settimana, ma dell'intera stagione, «È stata la mano di Dio», nuovo, importantissimo lungometraggio firmato da Paolo Sorrentino.
Per il regista napoletano questo film è un vero e proprio ritorno a casa: non solo per l'ambientazione nella sua città d'origine, ma perché buona parte della narrazione è ispirata direttamente alla sua vita e ai suoi ricordi, seppur filtrati attraverso la lente dell'immaginazione, uniti poi a storie inventate o che gli sono state raccontate da altre persone.

«È stata la mano di Dio» e gli altri film del fine settimana

«È stata la mano di Dio» e gli altri film del fine settimana

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Siamo negli anni Ottanta e il giovane Fabietto è in cerca di un proprio posto nel mondo. Due eventi sono pronti a sconvolgere la sua intera vita: il primo è l’arrivo a Napoli di Maradona, il secondo una tragedia personale che lo farà a crescere prima del tempo.È quantomeno curioso che, se contassimo il precedente «Loro» come un doppio film (esattamente com’è uscito nelle sale), «È stata la mano di Dio» sia il decimo lungometraggio firmato da Sorrentino e forse il numero non è un caso, dato che fin dal titolo c’è un esplicito riferimento proprio a Diego Armando Maradona.

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Un potente racconto di formazione

È un vero e proprio racconto di formazione «È stata la mano di Dio», titolo dalla doppia valenza che fa riferimento sia al gol segnato con la mano da Maradona ai mondiali del 1986, sia al fatto che Fabietto (e lo stesso Sorrentino) si sia salvato proprio grazie a una partita del Napoli. I genitori del regista morirono nel sonno asfissiati dal monossido di carbonio mentre si trovavano in vacanza a Roccaraso: il figlio doveva essere con loro, ma quella volta non li aveva seguiti perché il padre gli aveva permesso di andare a vedere la sua squadra del cuore in trasferta allo stadio.

Sorrentino va a sublimare questa e altre esperienze intime in un lungometraggio girato con una maestria tecnica invidiabile: basta la prima, bellissima sequenza per trasportarci immediatamente nel racconto, grazie a un movimento della cinepresa che dal mare ci porta a Napoli (città in cui il regista non girava film da vent'anni, dai tempi del suo esordio con «L'uomo in più»).

Alternando momenti davvero divertenti (i pranzi della variopinta famiglia del protagonista, in primis) con sequenze drammatiche e commoventi (l'ultimo incontro con la zia, ad esempio), «È stata la mano di Dio» è una girandola di emozioni incisiva, capace di rimanere impressa molto a lungo al termine della visione.

Non mancano riferimenti a Fellini (il finale, soprattutto, può ricordare «I vitelloni»), che è anche tra i “personaggi” della pellicola, ma in questo caso Sorrentino ha firmato un lungometraggio così intimo e personale da essere totalmente un film “suo”.Il risultato è uno dei film più belli realizzati dal regista de «Il divo» e de «La grande bellezza» e una delle opere più intense e significative degli ultimi anni.

Presentato in concorso all'ultima Mostra del Cinema di Venezia, dove ha vinto il Gran Premio della Giuria, «È stata la mano di Dio» è stato scelto per rappresentare l'Italia ai prossimi Oscar e non c'è alcun dubbio che meriti di entrare nella cinquina dei nominati.

Encanto

Tra le novità della settimana c'è anche l'atteso nuovo lungometraggio d'animazione della Disney, «Encanto».Si tratta della storia dei Madrigal, una famiglia decisamente fuori dall’ordinario, che vive al riparo tra le montagne colombiane in una casa ricca di misteri. Il potere magico del luogo ha consegnato un dono speciale a ciascun nuovo nato della famiglia, dalla forza sovrumana ai poteri curativi: tutti hanno qualcosa di speciale, tranne Mirabel. Quando la ragazza scopre che la magia che aleggia sulla casa è a rischio, capisce che proprio lei, l’unica priva di speciali capacità, potrebbe rappresentare l’ultima speranza di salvezza per la sua eccezionale famiglia.Accompagnato dalle canzoni originali di Lin-Manuel Miranda, «Encanto» è un interessante prodotto d'animazione, che guarda esplicitamente al mercato sudamericano ma con un occhio rivolto al cinema globale (sembra di trovare anche un riferimento al coreano «Parasite» nel corso della visione).La pellicola è meno godibile e scorrevole di altre recenti della Disney, ma ha un fascino particolare dettato da una sceneggiatura più stratificata e complessa di quanto potrebbe apparire a prima vista e da una serie di personaggi ben caratterizzati.

È un film ambizioso, con notevoli picchi e qualche momento di calo: in ogni caso un film da vedere con tutta la famiglia, che dovrebbe avere buona fortuna al botteghino.

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