ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùI film del fine settimana

«Lightyear», l’origine dell’eroe di «Toy Story»

Nelle sale il nuovo lungometraggio Pixar. Tra le novità anche «Amanti» di Nicole Garcia

di Andrea Chimento

3' di lettura

Il secondo film Pixar dell'anno è l'assoluto protagonista del weekend in sala: dopo «Red», arrivato su Disney+ a marzo, la grande casa di produzione americana presenta «Lightyear – La vera storia di Buzz», film che racconta l'origine di uno dei personaggi più amati della saga di «Toy Story».

Prima di essere il giocattolo prediletto del piccolo Andy nel film del 1995, Buzz Lightyear era l'eroe di un lungometraggio di fantascienza: da questo spunto nasce questa pellicola che racconta le disavventure del celebre Space Ranger, finito su un pianeta ostile insieme ai suoi compagni e incaricato di trovare un modo per riuscire a fuggire e tornare a casa. Durante i voli di prova alla ricerca della giusta formula per far ripartire l'astronave, Buzz si trova improvvisamente catapultato avanti nel tempo e la situazione rischia di peggiorare drasticamente.

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«Lightyear» e gli altri film della settimana

«Lightyear» e gli altri film della settimana

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Diretto da Angus MacLane, già co-regista di «Alla ricerca di Dory», «Lightyear» è uno spin-off in cui si ritrovano tutte le caratteristiche del Buzz giocattolo che, insieme al cowboy Woody, ha fatto sognare e divertire tante generazioni di grandi e piccini.Alla base della storia c'è una classica trama di fantascienza (tra alieni minacciosi e viaggi nel tempo) con tanti ingredienti che sanno di già visto, ma la Pixar riesce sempre e comunque a intrattenere nel modo giusto, dando vita a un film eccellente dal punto di vista tecnico e senza dubbio divertente in più di un passaggio.

Ritmo altalenante

Se all'inizio il film fatica un po' a carburare, quando lascia libero spazio al versante emotivo il coinvolgimento cresce decisamente: si ride in diverse occasioni e c'è anche spazio per un paio di sequenze commoventi, ormai da tanti anni usuali nei film della Pixar (nella saga di «Toy Story», si pensi ad esempio al finale del magnifico terzo capitolo).Qualche calo di ritmo si sente verso la conclusione, ma «Lightyear» ha comunque un disegno complessivo riuscito, grazie anche a una serie di personaggi ben scritti e capaci di far sorridere: il gatto robotico, amico e assistente del protagonista, in primis.Inoltre, ancora una volta i messaggi proposti sono di valore e trattati senza retorica, tanto da rendere questo film una visione appagante per tutta la famiglia.

Amanti

Tra le novità in sala della settimana c'è anche «Amanti», film di Nicole Garcia presentato alla Mostra di Venezia nel 2020.Al centro della trama ci sono due giovani, Simon e Lisa, che si ritrovano alcuni anni dopo essersi separati a causa di un grave incidente. Lei ora è sposata con un altro uomo, ma il ricordo di Simon non l’ha mai abbandonata.Diviso in tre capitoli ambientati in tre location differenti (Parigi, l’Oceano Indiano e la Svizzera), «Amanti» incrocia il melodramma con il thriller, inserendo sequenze ad alto tasso sentimentale all’interno di una narrazione cupa e ad alta tensione.Se con il precedente «Mal di pietre», presentato al Festival di Cannes 2016, la regista francese aveva firmato uno dei punti più bassi della sua carriera, con questo nuovo lungometraggio ritrova un certo smalto, regalando una prima parte complessivamente coinvolgente.Peccato, però, che col passare dei minuti il copione risulti troppo studiato a tavolino, con svolte narrative ben poco credibili e coincidenze temporali che fanno storcere il naso.La curiosità di sapere come andrà a finire la storia si mantiene alta fino alla fine, ma lungo il percorso ci sono troppe cadute di stile per poter appassionare del tutto e come l'autrice avrebbe voluto. Buona comunque la prova della protagonista Stacy Martin (attrice parigina che si era fatta conoscere con «Nymphomaniac» di Lars von Trier), ma nel cast fanno bene il loro dovere anche Pierre Niney e Benoît Magimel.

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