I film del fine settimana

Wes Anderson più scatenato che mai con l'imperdibile «The French Dispatch»

In grandissima forma, il regista americano firma uno dei suoi lungometraggi migliori. Tra le novità in sala anche il polacco «Non cadrà più la neve»

di Andrea Chimento

3' di lettura

Quando esce un film di Wes Anderson è sempre un evento importante: non fa eccezione, anzi, il suo nuovo lungometraggio «The French Dispatch», assoluto protagonista del weekend in sala.

La narrazione ruota attorno ad un'ampia serie di eventi e personaggi legati alla redazione parigina del quotidiano French Dispatch, ma la vicenda segue tre distinte linee narrative che danno vita a una raccolta di storie semi indipendenti, che corrispondono a varie sezioni del magazine.

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È stato presentato come una “lettera d'amore al giornalismo e ai giornalisti” questo delizioso film in cui tutti gli elementi stilistici tipici del cinema di Wes Anderson vengono esasperati come mai in precedenza.C'è davvero tutta la verve autoriale del regista americano in questo prodotto dove emerge la sua forte esuberanza visiva: vengono mescolati generi e stili, live action e animazione, colori e bianco e nero in questa vera e propria giostra psichedelica che verrà amata dagli estimatori dall'autore e probabilmente detestata dai suoi più decisi detrattori.

«The French Dispatch» e gli altri film del fine settimana

«The French Dispatch» e gli altri film del fine settimana

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Un viaggio ironico e ricco di citazioni

Presentato in concorso all'ultimo Festival di Cannes, «The French Dispatch» è un viaggio scatenato e ricco di ironia, in cui la messinscena di Anderson raggiunge livelli estetici davvero rilevanti: la cura fotografica è notevolissima, tanto per i giochi di luci e ombre quanto per l’attenzione con cui vengono inseriti i vari elementi all’interno di ogni inquadratura.Capace di divertire e intrattenere con gusto, il film offre diversi omaggi al cinema e ai fumetti di lingua francese: tra i tanti riferimenti, una segnalazione speciale va a una delle inquadrature iniziali, che cita meravigliosamente lo splendido «Mon oncle» di Jacques Tati.

L’ispirazione maggiore, però, arriva senza dubbio dal New Yorker, non soltanto per il copione di partenza, ma anche per le immagini proposte, come dimostrano molto bene anche i titoli di coda.Cast delle grandissime occasioni in cui, tra gli altri, si possono citare Bill Murray, Tilda Swinton, Frances McDormand, Benicio Del Toro, Saoirse Ronan, Willem Dafoe e Timothée Chalamet.

Non cadrà più la neve

Altro film molto interessante è il polacco «Non cadrà più la neve», firmato da Malgorzata Szumowska e Michal Englert.Protagonista è Zhenia, un massaggiatore, migrante ucraino, che si trasferisce in Polonia e diventa un vero e proprio punto di riferimento per un'intera comunità di persone ricche, ma insoddisfatte.Film con tanta (a tratti troppa) carne al fuoco, «Non cadrà più la neve» è allo stesso tempo un'allegoria sociopolitica e un lungometraggio dal taglio a tratti surreale, che gioca con alcuni trucchi cinematografici e narrativi.Riflettendo sull'ingresso di un corpo estraneo all'interno di una comunità ristretta. Malgorzata Szumowska (che qui dirige insieme a Michal Englert) torna a lavorare sul simbolismo in una pellicola ambiziosa e anticonvenzionale, imperfetta ma affascinante, che non lascia indifferenti.Notevole prova del protagonista Alec Utgoff.

Un anno con SalingerInfine

Concludiamo con un film decisamente più prudente: «Un anno con Salinger» di Philippe Falardeau.Scelto come titolo d'apertura del Festival di Berlino 2020, parla di una ragazza che, appena arrivata a New York, riesce a entrare in un'agenzia che rappresenta diversi autori letterari, tra cui J.D. Salinger. Inaspettatamente, dopo un inizio non proprio semplice per via della sua direttrice, la ragazza formerà un curioso legame con il misterioso e solitario scrittore.Tratto dalle omonime memorie della vera Joanna Rakoff, il film è una sorta di percorso di formazione all'interno del mondo letterario, che può decisamente ricordare «Il diavolo veste Prada» per il rapporto che la protagonista sviluppa con la direttrice.Il risultato è un prodotto delicato ma davvero troppo innocuo, che non ha grandi sequenze da ricordare o particolari motivi d'interesse, nonostante una suggestiva atmosfera malinconica generale.Gradevole, ma nulla più.


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