I film del fine settimana

«DAU. Natasha», dalla Russia un film sperimentale ricco di suggestioni

Arriva nelle sale il complesso lungometraggio di Ilya Khrzhanovsky e Jekaterina Oertel. Tra le novità anche «Il gioco del destino e della fantasia»

di Andrea Chimento

3' di lettura

Arriva nelle sale uno dei titoli più complicati e affascinanti degli ultimi tempi: si tratta di «DAU. Natasha», film russo dal taglio quasi sperimentale, diretto da Ilya Khrzhanovsky e Jekaterina Oertel.

La prima informazione importante da condividere è che questo film fa parte del cosiddetto “DAU Project”, un mosaico composto da tanti tasselli che vuole rappresentare una sorta di simulazione su larga scala dell'Unione Sovietica ai tempi del totalitarismo.

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A questo monumentale progetto, che tocca anche altre discipline (dall'arte all'antropologia), Khrzhanovsky lavora da circa quindici anni: al centro della pellicola in uscita questa settimana nelle nostre sale c'è una donna, Natasha, impiegata alla mensa di un misterioso istituto di ricerca sovietico. Beve molto, ama parlare d'amore e intraprende un'appassionata relazione: i servizi segreti, però, intervengono improvvisamente e la donna piomberà in un vero e proprio incubo a occhi aperti.

Si tratta di un lungometraggio tutt'altro che semplice da seguire e da vedere, che mescola senza alcun confine evidente realtà e finzione, risultando piuttosto ostico anche per la sua messinscena radicale e per una durata che non aiuta troppo il coinvolgimento (circa 145 minuti).

Una visione capace di inquietare e interessare

Nonostante questo, però, se si sta al gioco proposto dal film ci si troverà davanti una pellicola capace di incuriosire, interessare e persino inquietare: c'è qualcosa di profondamente angosciante nella visione di quest'opera diversa da tutte le altre, basata su sequenze forti e spesso violente, realizzate per dare ancora più tangibilità alla brutale situazione di vivere sotto un regime totalitarista.

Presentato in concorso al Festival di Berlino 2020, dove è stato premiato per il miglior contributo artistico, è un film che, tra i diversi pregi (a cui va aggiunta anche l'interpretazione degli attori) e qualche difetto (un certo autocompiacimento stilistico, in primis) non lascia indifferenti e dimostra il coraggio e la determinazione degli autori che l’hanno realizzato.

Adatto a chi è in cerca di un prodotto diverso da quelli solitamente proposti dalla distribuzione durante l'estate.

Il gioco del destino e della fantasia

Un altro interessante film d'autore che si può trovare nelle sale è il giapponese «Il gioco del destino e della fantasia» di Ryusuke Hamaguchi.La trama è basata su tre storie incentrate sull’amore e i casi della vita: nella prima, protagonista è una modella in crisi sentimentale; nella seconda, una ragazza parla con un professore del libro che ha scritto; nella terza, due vecchie conoscenti si rincontrano dopo molto tempo e ripensano al loro passato.

Dopo «Asako I & II», Hamaguchi torna ancora a parlare delle “sliding doors” della vita: piccoli gesti, parole o azioni che possono cambiare totalmente la nostra esistenza, dal presente al futuro. Hamaguchi sa scrivere bene i dialoghi, anche se la struttura narrativa sa molto di già visto e si sentono eccessivamente i riferimenti ad altri autori asiatici contemporanei che trattano tematiche simili (viene subito in mente il sudcoreano Hong Sang-soo).

Lo stile del regista però è rigoroso e incisivo al punto giusto, tanto che si nota fin dai primi minuti una buona cura formale e una grande attenzione al lavoro del cast.Peccato però per un'eccessiva freddezza e per l'assenza di guizzi capaci di scaldare fino in fondo gli animi del pubblico. Va inoltre segnalato che il film va in crescendo, con l'ultimo episodio che appare l'unico totalmente riuscito.

Se questa pellicola è stata presentata all'ultimo Festival di Berlino, va ricordato che Hamaguchi è stato inserito in concorso anche al Festival di Cannes di quest'anno con un film senza dubbio superiore: il bellissimo «Drive My Car».


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