I film del fine settimana

Clint Eastwood di nuovo cowboy in «Cry Macho»

Nelle sale spazio al nuovo lungometraggio del grande regista e attore americano. Tra le novità anche l'emozionante «Scompartimento nr. 6»

di Andrea Chimento

3' di lettura

Clint Eastwood rimette il cappello da cowboy: il grande attore della Trilogia del dollaro di Sergio Leone e regista di uno splendido western come «Gli spietati», torna al genere che più di cinquant'anni fa gli ha dato grande fama, con «Cry Macho», film protagonista del weekend in sala e presentato in questi giorni al Torino Film Festival.
Il regista interpreta anche il personaggio principale, Mike Milo, ex stella del rodeo e ora allevatore di cavalli in declino, che accetta l'incarico di riportare a casa dal Messico il figlio di un suo vecchio capo. L'improbabile coppia affronta un viaggio inaspettatamente arduo, ricco di imprevisti, ma anche di legami inattesi.

Tratto dall'omonimo romanzo del 1975 di N. Richard Nash, «Cry Macho» è un film in cui Eastwood cerca di ribaltare lo stereotipo classico del western, ma i tempi del già citato «Gli spietati» sono lontani e il risultato è decisamente distante.Non sono gli ingredienti importanti a mancare in questo lungometraggio che, solo per il fatto di riproporre Clint Eastwood col cappello da cowboy, non può che destare curiosità, interesse ed emozione nei tanti fan dell'attore.Seppur la trama sia piuttosto semplice e lineare, la carne al fuoco è molta, passando da una riflessione sulla vecchiaia al tema della tolleranza e dei legami che vanno al di là di quelli di sangue tra persone di generazioni diverse.

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Un film che emoziona solo a tratti

Molti gli spunti interessanti, che però Eastwood ha già spesso trattato in passato: diversi i riferimenti che rimandano a «Gran Torino» e a varie altre pellicole della filmografia del regista.Eastwood, arrivato a novantuno anni, continua a raccontare con il suo stile essenziale e determinato, ma il sentore di già visto si fa troppo forte in questo lavoro, inferiore anche ai suoi film appena precedenti (si pensi a «Il corriere – The Mule», ad esempio).Se inizialmente «Cry Macho» riesce a toccare le corde giuste, nella parte centrale e soprattutto con l'approssimarsi della conclusione i momenti emozionanti non sono moltissimi e anche la sequenza finale è più fredda del previsto.Certo, vedere il volto segnato dal tempo di Eastwood sul grande schermo è sempre un piacere, ma in questo caso, purtroppo, non basta.

«Cry Macho» e gli altri film del fine settimana

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Scompartimento nr. 6

Tra le novità in sala c'è anche il sorprendente film finlandese «Scompartimento nr. 6», vincitore del Grand Prix all'ultimo Festival di Cannes, ex aequo con «A Hero» di Asghar Farhadi.Diretto da Juho Kuosmanen, regista conosciuto per «La vera storia di Olli Mäki» del 2016, «Scompartimento nr. 6» racconta di una giovane donna finlandese, che fugge da un’enigmatica storia d’amore a Mosca salendo su un treno diretto verso il circolo polare artico. La ragazza è costretta a dividere, per tutto il lungo viaggio, una piccola cabina con un minatore russo di nome Ljoha.Tratto dal romanzo omonimo di Rosa Liksom del 2011, il film è un anomalo road-movie, che parla di come un incontro inaspettato possa generare connessioni umane impreviste.Se pensate a una semplice storia d'amore vi sbagliate: questo curioso lungometraggio è un originale racconto di formazione che ragiona su come si possa crescere attraverso il contatto con gli altri.

Re Granchio

Una bella sorpresa è anche «Re Granchio» di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis.Presentato alla Quinzaine des Réalisateurs dell'ultimo Festival di Cannes, il film racconta la storia di Luciano, un ubriacone di fine Ottocento che viveva in un borgo della Tuscia. Il suo stile di vita e la sua ribellione al dispotico principe locale lo hanno reso un reietto per il resto della comunità: in un estremo tentativo di proteggere dal principe la donna che ama, Luciano commette un atto scellerato che lo costringe a fuggire in esilio nella Terra del Fuoco.È un percorso esistenziale quello che viene messo in scena da questo film intenso, che parla di avventura e redenzione con notevole lucidità. Nonostante qualche passaggio acerbo e un po' ridondante, è uno dei lavori italiani più curiosi dell'anno e distanti dai canoni abituali delle produzioni di casa nostra.

Il colore della libertà

Infine, una menzione per «Il colore della libertà», film sul movimento americano per i diritti civili degli anni ’60 ispirato ad una storia vera, diretto da Barry Alexander Brown con la produzione esecutiva di Spike Lee.Tratto dal libro di memorie «The Wrong Side of Murder Creek: A White Southerner in the Freedom Movement» di Bob Zellner e Constance Curry, il film ripercorre alcuni degli anni più bui della storia degli Stati Uniti, quelli della ferocia del Ku Klux Klan e delle battaglie fondamentali per la fine della segregazione razziale.Anche in questo caso siamo di fronte a un racconto di formazione di un giovane che dovrà fare delle scelte morali per capire da che parte della storia voler stare. I temi sono importanti e il film li sottolinea con attenzione, anche se un po' più di coraggio non avrebbe certamente guastato e il risultato è più blando e meno appassionante del previsto.


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